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figli misti, famiglie alternative ed idee geniali

Quando la terra balla

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Questa cosa del terremoto è alquanto strana.

E qui le scosse sono così abituali che ci sono due parole diverse per descriverle: temblor (quando praticamente tutto si muove senza lasciar danni), terremoto quando la cosa invece si fa seria. E notate che ho scritto “lasciar danni” volontariamente perché le tracce, invece, le lascia anche un temblor. Almeno per me.

Ricordo che le prime volte, quasi 10 anni fa, mi prendeva il panico. Non sapevo che fare, mi cagavo letteralmente sotto e poi mi sentivo una cretina quando tutti ridevano di me dicendo: “ti ci devi abituare“. Io pensavo che non mi ci sarei mai abituata, però poco a poco ho cominciato a crederci. Ho cominciato a sentire tutto in modo diverso: pensavo che quei sobbalzi improvvisi ci facevano ricordare che la Pachamama davvero é viva; che siamo esseri assolutamente impotenti ed ho imparato anche ad ascoltarlo, il rumore della terra che si muove.
Sì, perché prima della scossa c’è un momento di silenzio assoluto , quasi irreale, quando anche i cani che un attimo prima ti avvisano e un attimo dopo impazziscono, si mettono zitti zitti e si comincia a sentire una sorta di rumore sordo nell’aria. Quel rumore da indicazioni sulla durata e anche sull’intensità del movimento; quel rumore aiuta. Non solo per queste informazioni, ma soprattutto perché, se ti concentri, eviti di entrare in panico. Non c’è tempo per il panico: devi stare allerta.

Naturalmente però se il temblor arriva di notte, proprio nel bel mezzo del sonno, allora le cose cambiano.  Allora succede che il subcosciente vince e, com’è accaduto stanotte, ti svegli di soprassalto gridando il nome di tua figlia e capisci quali sono, davvero, le tue priorità. Quello di oggi è durato molto: ci ha dato il tempo di alzarci, andare a prenderla nella sua stanza, tranquillizzarla e metterci tutti nella zona sicura. É vero che é agosto, il mese in cui la Terra si muove di più, però è il terzo piuttosto forte in una settimana. Il primo fece 8 morti a 4 ore da noi; era un 5.2 e qualche imbecille cominciò a scrivere su facebook “arequipeño che si rispetta, si preoccupa solo dai 7 in su”. Ora dev’essere perché io sono arequipeña solo di residenza, non di sangue, ma invece si che mi preoccupo! E ora ogni rumore strano mi spaventa, ogni sirena in lontananza mi suona a uccellaccio del malaugurio, ogni ululato di cane mi fa spalancare le orecchie e la mia mente viaggia…

Mentre camminavo per il centro mi chiedevo: se succedesse ora, dove potrei andare? Da nessuna parte, era la triste risposta. Perché le strade sono strette, circondate da edifici in maggioranza vecchi e quindi a rischio caduta. Spazi liberi nessuno. Pali della luce carichi di tonnellate di fili elettrici attorcigliati su loro stessi. E i miei pensieri continuavano: Ginevra sarebbe al sicuro? Deve stare con suo padre, solo così mi sentirei tranquilla. Perché lui sa davvero cosa fare.
Lo so, gli amici mi chiamano Drama Queen, ma che ci posso fare?! Posso solo prepararmi, preoccupata che questa volta mi toccherà ballare il rock&roll

E allora intanto preparo lo zaino d’emergenza che il comune regala a tutti i cittadini: la torcia, un mini pronto soccorso e qualche scatoletta ci sono da sempre. Ora aggiungo un plaid (per coprirsi e proteggersi da quello che potrebbe caderti in testa); un paio di scarpe vecchie per ognuno (per camminare sui detriti quando tutto passi); qualche maglione (perché se succede di notte, fa freddo!); 2 bottiglie d’acqua (l’acqua è fondamentale per tutto).
Vorrei 1 razzo di segnalazione, ma non ce l’ho. Vorrei un jet privato sul tetto, ma non ce l’ho. Vorrei la sicurezza di non perdere la calma, ma non ce l’ho. Vorrei la certezza che saremo tutti e tre insieme quando arriverà, ma non ce l’ho. Vorrei la promessa della Pachamama che sarà clemente con noi, ma non ce l’ho.

In fondo, perché dovrebbe scegliere proprio noi?!

La poesia improbabile

Improbabile poesia per una persona a noi molto, molto cara.

(…spero sia solo perché ultimamente stiamo leggendo molto Gianni Rodari…)

C’era una volta un omino,
grande di cuore
ma di corpo, piccino.
Un giorno disse:
“Grande e grosso mi farò
e molto importante diventerò”.

Così, nel mondo reale,
viveva una vita un po’ magica
e un po’ normale.
Quelli che lo incontravano nel mondo di qua
lo chiamavano “nonno, zio, papà”;
quelli che lo vedevano in cima ad un astro
lo chiamavan “Professore, Dottore, Maestro“.

La Madre Terra gli diceva figlio,
fratello era per gli Apu
a cui chiedeva consiglio
e loro dissero: “Questo é il tuo cammino,
il tuo legado
e il tuo destino“.

Grande e grosso com’era diventato,
venne il momento in cui
si scontrò col Fato;
e insegnò a tutti che si può cambiare il destino,
ma ci ricordò anche
che era pur sempre un umano.

(Con mucho amor, para ti…)

Que viva San Pedro

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E allora parliamo davvero della festa di San Pietro.

Cominciando, com’è d’obbligo, con il racconto di quello che la festa rappresenta (almeno in origine). Ovviamente si tratta di una festa religiosa in onore del patrono del Pueblo Tradicional in cui viviamo: San Pietro.
All’epoca questo paesino era fatto di enormi campi coltivati e le case erano poche, sparpagliate qua e là, proprio come i fedeli che arrivavano da tutte le parti. Per questo si iniziava la festa facendo esplodere dei petardi per avvisarli che dovevano mettersi in marcia, a cavallo dei loro asini vestiti a festa, carichi di paglia (che poi veniva bruciata in mezzo alla piazza) e con le immancabili bandiere del Perú. Una volta arrivati all’ingresso del paese, si preparava la cosiddetta “entrada del capo“, dove un gruppo di musicisti (i caperos) celebravano l’arrivo dei fedeli e si sparavano ancora petardi. Da lì, si dava il via ai veri festeggiamenti: 9 giorni di messe, danze e balli, e passeggiate della (inquietante) statua del Santo in giro per le stradine.

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Preparazione de la Troya (file di polvere da sparo)

Naturalmente ci sono anche innumerevoli leggende intorno all’evento: una dice che quando il Santo sentì che quello sarebbe stato l’ultimo anno in cui si organizzava la festa, fece esplodere le “chombas” in cui si custodiva la chicha (vino) per i festeggiamenti; un’altra dice che quando il Santo sentì il rifiuto di un paesano di pagare per la musica, gli fece cadere in testa un mazzo di chiavi che gliela aprirono in due; la più temuta racconta che ogni anno, in quel periodo, Pedrito si porta via 4 paesani (e per onor di cronaca devo confermare che in questo mese 3 dei miei vicini sono già volati)… fatto sta che, storie macabre o santi incazzusi che sia, la festa oggi è ancora più viva che mai e, forse proprio per evitare ulteriori rappresaglie da parte del festeggiato, non mancano né la musica né il bere. Purtroppo.

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Preparazione per lo sparo dei petardi

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E dico purtroppo perché noi che viviamo sotto la piazza non riusciamo a chiudere occhio per tutti quei 9 giorni (che oggi sono diventati 11, giusto per riempire 2 fine settimana) proprio a causa della musica (che suona fino alle 5 di mattina) e delle bombarde (che si sono arrivate a sparare per 2 ore consecutive). Insomma, questa tanto attesa festa, non solo ha ormai perso tutto il suo senso religioso, ma si é trasformata in un’esagerazione da “manifestazione di potere“.
Infatti, devo spiegare che ogni anno si elegge uno, o più, padrini della festa, cioè coloro che pagheranno per il gruppo musicale, per i fuochi e per la birra. Ora dovete sapere anche che il mercato immobiliare ormai da qualche anno è l’affare più redditizio della città e tutti vogliono costruire; quindi, i religiosi paesani, sono riusciti a far cambiare la legge che dichiarava i campi della zona come “intoccabili” per trasformarli in terreni edificabili. E allora, a parte il fatto che la zona verde che ci circondava si sta rapidamente trasformando in un ammasso di edifici costruiti senza criterio né buongusto, adesso gli ex proprietari terrieri sono pieni di soldi e, per dimostrarlo, fanno a gara per:

  • portare sul palco i migliori gruppi del momento (e vi assicuro che vedere donne ignude a pecorina, a ritmo di reggaeton davanti alla porta della chiesa fa inorridire anche me che di cattolico ho solo i sacramenti)

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  • far sparare i più enormi botti mai sentiti in tutta la città (e quando parlo di “botti” non mi riferisco a quei bei fuochi artificiali che fanno luci e colori, ma solo a catene immense di polvere da sparo incastrata in cima a delle canne di bambù che fanno solo rumore, fumo e puzza. E poi finiscono abbandonate sui nostri tetti, ma vabbé…)

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  • comprare quanto più alcool possibile (e visti i risultati, non é certo un caso che negli ultimi anni il sindaco abbia proposto di abolire queste manifestazioni pseudo religiose…)
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Risultato finale

L’ultima volta che abbiamo partecipato (qualche anno fa) la festa terminò con una rissa fra i due padrini perché il cantante, pagato da uno, non cedeva il microfono all’altro, che voleva solo dichiarare a tutti il nome della famiglia che aveva pagato per i petardi. Così qualcuno decise di staccare la spina dell’altoparlante e finalmente, per noi, fu la pace!

Amen.

 

Di matrimoni ai tempi di facebook


w gli sposi
L’idea era una: attacco senza pietà alle antiche tradizioni pseudo religiose.

In realtà volevo raccontarvi della odiata festa di S.Pedro e Pablo intorno a casa mia, però avevo anche un nodarello sulla tortura che è stata vivere il momento più importante di un’amica di NY attraverso facebook. E dato che lo stesso momento si avvicina galoppante anche per mia cugina, ho deciso di iniziare da lì. Ma non temete: ci sarà anche un meritato post per i suddetti santi!
Questo invece è dedicato ad Alessandra, che è una tipa super, una comunicatrice di tutto rispetto che sicuramente sa fare le cose a modo e con stile e ci regalerà un bel matrimonio (peccato che io non possa esserci…) e sicuramente non ci spappolerà i maroni come invece ha fatto la mia amica M. (che adesso mi odierà), ma non posso evitarlo.

sposi

La capisco, perché da quando la conosco (si parla di una decina d’anni ormai) il suo chiodo fisso è sempre stato sposarsi ed ho esultato insieme a lei quando ho visto che finalmente aveva ricevuto la proposta! Anche se diciamo che la festa a sorpresa organizzata dal futuro, con tutta la famiglia riunita, i palloncini a forma di anello con pietra preziosa, la dedica in ginocchio davanti a tutti, con lacrime, annessi e connessi… beh, mi pareva leggermente eccessiva, ma vabbé, siamo diversi.

say yes
Poi però ho cominciato a pensare che siamo MOLTO diversi e che forse pubblicare ogni giorno una foto del conto alla rovescia… era davvero eccessivo!

conto alla rovescia

E invece no, non bastava, perché poi sono arrivate anche le foto della scelta del vestito, della scelta del menù, della scelta della torta, della scelta delle damigelle, della scelta delle mutande… eddai!
E poi sono arrivate le foto di fidanzamento ufficiali (le ultime che avevo visto erano quelle dei miei, datate 1976!!)

taxi NY

poi le foto in studio pre-addio al celibato (ma davvero si fanno queste cose?!)

wanted

e naturalmente a ruota anche quelle di addio al nulibato, che non ho capito bene perché alla festa c’erano le stesse persone del matrimonio, sposo compreso (mumble mumble)

addio al nubilato

e quelle della preparazione alla spa e poi, finalmente, è arrivato il giorno! E ovvio, un miliardo di foto che facevano saltare in aria fb e uno dice: ok, almeno è andata. E invece no!
Perché subito dopo sono scattate le foto del matrimonio rubate dagli amici, dalle macchine alternative, dai cellulari, dalle penne microspia nascoste nei taschini delle giacche, e allora di nuovo, ogni giorno, dovevi per forza rivivere il giorno e giuro che mi sembrava ieri e invece, all’improvviso, una foto dice: “Festeggiamo il nostro primo mese”. Aiuto!
È già passato un mese?! O… È passato solo un mese?!

Insomma, non lo so se sono io che esagero, però forse un limite alla decenza uno ogni tanto dovrebbero darselo, no?! Alessandra, per favore, datti un limite alla decenza, ok? Ahahaha!
E ora per favore non pensate che sia (solo) una criticone acida: no, è che mi piacciono le cose semplici; qualcuno mi definisce “antica” e forse ha ragione, ma io tifo per “meno apparenza e più sostanza” e se davvero vi volete sposare: fatelo per Amore, che questo sì, emoziona sul serio. Così come mi hanno emozionato altri due matrimoni celebrati in questo mese: quello di G. e quello di D.

matrimonio in toscana

G. era l’unica collega toscana che avevo all’epoca nella troupe di MTV e si è sposata vestita di celeste e in 500, con festa in piazza e 10 foto pubblicate in tutto; ma vuoi mettere!

la 500 rossa

D. invece si è sposato con P., il compagno di tutta la vita. Belli da fare invidia lo son sempre stati, ma quel giorno hanno davvero esagerato!

Ricordo quando mi parlava con la voce tremante della sua paura di trasferirsi in Germania e io dicevo solo “vai, vai, vai!” Quando mi ha scritto “Ci sposiamo”, quasi mi metto a piangere… e quando ho visto le foto del matrimonio (sempre in quantità human decency)mi sono innamorata della torta, fatta di musica e colori, proprio come lui!

torta all you need is love

E insomma, alla fine, rinnovando le raccomandazioni alla mia cara cuginetta, posso solo concludere con una manciata di riso e coriandoli e il fatidico…

Allegriaaaaa!

(Vi aspettavate “viva gli sposi”, eh?!)

Compleanno da scalatori

E siccome lo so, che preferite i post pieni di foto e critiche ironiche, ecco il nuovo racconto di un bel compleanno.

“E’ stata dura, ma ce l’abbiamo fatta” sarebbe il  titolo perfetto. Perché ormai lo sapete che il compleanno qui é roba seria e che per una coppia mista é sempre, incredibilmente, un problema.
Renata voleva fare una piccola festicciola in casa, per pochi amici intimi.
Tito voleva qualcosa di grande, in casa di sua madre, invitando tutta la sua enorme famiglia. Milena, per i suoi 2 anni, chissà invece cosa voleva…
Comunque alla fine sono riusciti a trovare la soluzione perfetta per tutti: festa al MonoBlanco, centro di scalata di cui Renata é socia (quindi non si paga l’affitto), in cui sono stati invitati gli amici gringos di lei, i cugini di lui e i compagni della loro chiesa (non ho ancora capito di che religione si tratti, ma il pastore mi sta davvero antipatico!)

MonoBlanco, Arequipa

Renata ha preparato da sola un buffet semplice e sano (e infatti non sono mancati quelli che reclamavano più schifezze), ma si é data così tanto da fare che… ha dimenticato la torta e siamo dovuti correre a comprarne una d’emergenza.

Buffet da scalata

Tito ha comprato il pollo e, naturalmente, ha chiesto a sua madre di preparare il “piatto forte” per tutti: coscette al forno con insalata di barbabietola (bleah!) e riso bianco. Un classico insomma.
Anaisa (una collega del centro) si é preoccupata di gonfiare i palloncini e poi ha supervisionato i bambini durante tutto il pomeriggio, facendo così felici non soltanto loro, ma anche tutti i genitori.

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Buffet lituano/andino

Una “sorella” incinta é rimasta a bocca aperta e ha chiesto: “Ma é così che funzionano i compleanni nel tuo paese? I bambini che giocano da soli mentre i genitori stanno per conto loro a chiacchierare? Oh, non vedo l’ora che il mio compia un anno!”

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Bimbi e genitori felici!

Ci siamo messi a ridere (anche se forse c’era da piangere) e poi abbiamo confermato che era stata davvero una bella idea, oltre al fatto che quest’astuta mamma lituana aveva portato da casa anche alcuni giochi e libri di sua figlia che sono serviti per intrattenere chi si stancava di tanto arrampicarsi..

Storie di scalate

Naturalmente non c’è stata la piñata e naturalmente c’è stato il solito, un po’ patetico, discorso del babbo che ringraziava tutti per la presenza e soprattutto Loro Signore per il regalo meraviglioso ecceteraeccetera.
E come sempre accade nei compleanni di questi gruppi, la canzone di auguri si é composta di ben 3 parti:

1. Happy Birthday (con accento e pronuncia spagnola),

2. Cumpleaños Feliz,

3. Que Dios te bendiga y que cumplas muchos mas ecceteraeccetera.

Intanto, mentre si cantava e soffiava la candela, lui era più intento a filmare la scena del pubblico in delirio che non a godersi il momento. Ma vabbé.
Noi siamo stati bene, i bambini si sono divertiti e allora:

Torta 2 anni

Buon Compleanno Milena!

 

 

 

Io, preferisco vivere.

3

E’ vero, son scomparsa di nuovo, ma stavolta per una buona ragione: ho ricominciato a vivere!

E non c’è niente da ridere (sorridere invece si, è ammesso) perché è una cosa seria. Perché è facile quando ti puoi permettere la baby sitter, la donna delle pulizie, il weekend fuori porta, i corsi ammazzanoianonimportaquelchesia. Oppure quando piangi perché non ti puoi permettere niente di tutto questo e allora ecco che arrivano la mamma, la zia, la vicina, l’assistente sociale e sono tutti lì, pronti ad aiutarti in qualunque modo mentre tu continui lo stesso a piangere. Ma quando non puoi avere nessuna di queste cose, e anche se piangi e batti la testa nel muro non ci sarà lo stesso nessuno che ti stenda una mano (non perché non vogliano, sia chiaro, ma perché magari hai scelto di andare a vivere in un paese del terzo mondo tipo a 1000 miglia di distanza), che fai?

Ecco, io ho deciso di ricominciare a vivere e, proprio come dicono quelle belle frasi ad effetto che tutti condividono su facebook (ma che forse in fondo in fondo non hanno realmente idea di che cosa vogliano dire…) dicevo, alla fine, quando hai davvero il coraggio di osare, succede che l’universo ti aiuta sul serio. O forse sei semplicemente te, che aiuti te stesso e ne ringrazi l’universo. Poco importa. L’importante è che ti senti che ce l’hai fatta, ce la stai facendo, o per la meno – giusto per non essere troppo zen – che ce la potrai fare.

Quindi: ho lasciato il lavoro “sicuro” per azzardarmi a fare solo quello che mi piace e, di conseguenza, so fare meglio. Quello che la gente “normale” dice che non è normale e tanto meno un lavoro e che invece qui, in questo buco di culo di mondo di cui mi lamento sempre, ho avuto la possibilità di sperimentare e mettere in pratica.
E nel tempo libero che mi resta (o che faccio in modo che mi resti, non importa come!) ho ricominciato a fare quelle semplici, piccole cose, cose solo mie che mi fanno sentire meglio:

  • Prendo il sole in terrazza la mattina (anche solo mentre stendo i panni o scrivo, come sto facendo adesso). Il sole mi ricarica una cifra!
  • Vado a Yoga (inseguendo il mio maestro e amico nei diversi centri in cui insegna, pur di riuscire a non perdere lezioni!)
  • Quando non ho proprio voglia di cucinare, me ne frego e vado a pranzo fuori con qualche amico (qui il pranzo fuori è la realtà di tutti, non certo un lusso)
  • Ascolto jazz (incredibile che uno arrivi a privarsi anche della sua musica!)
  • Ballo in salotto con mio marito e mia figlia (eh si, anche questo ultimamente non si faceva più…)
  • Mi prendo cura delle mie piantine di rucola e salvia italiane (per il basilico fa ancora troppo freddo) mentre essicco huacatay e origano…
  • Una sera a settimana (niente popodimeno), dopo lavoro, vado a cena fuori con i miei amici (incredibilmente ho trovato buoni amici peruviani!) oppure ci riuniamo in casa di qualcuno e ci guardiamo un bel film indie o roba simile (ultimo titolo visto La danza de la realidad, di A. Jodorowsky)
  • Partecipo a tutti (i pochi) eventi per bambini e famiglie che ci sono in questa città imputridita, dominata dai centri commerciali (spero ancora che prima o poi possa succedere qualcosa di bello e buono…)
  • Partecipo a conferenze e seminari per alcuni di dubbia efficacia, ma per me interessanti (l’ultimo corso é stato sui Registri Akashici, che miracolosamente sono riuscita a pagarlo in dollari e che ora mi obbliga a praticare tutti i giorni!)
  • E naturalmente scrivo! Non qui (mi pare evidente) ma scrivo, leggo e correggo, per altri come al solito ma anche per me, per me e basta! (L’uomo che prendeva a calci i cassonetti é quasi pronto per il Premio Copé)

Allora, vi pare poco tutto questo?! A me assolutamente no, e se invece voi pensate che siano cose banali, che non vi siete mai dovuti preoccupare per queste piccolezze… beh, allora avrete capito che vita di merda stavo facendo, ahahah! Ma soprattutto potete rendervi conto di quanto siete fortunati!
E allora via, tutti insieme:

MA ANDIAMO A VIVERE!!! 

Festa della mamma

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Scopri l’errore…

La perfezione non esiste

e spesso bisogna fare buon viso a cattiva sorte, ammettiamolo.
Quindi, cercando di essere il più onesta ed obiettiva possibile, passerò ora ad elencare le cose buone e quelle meno buone che mi sono toccate per questa nuova Festa della Mamma che, come già detto più volte, risulta essere qui quasi più importante del Natale, ecco.

Cominciamo col ricordare che abbiamo cambiato di nuovo asilo (e siamo a 3 in 5 anni di vita, non male eh!) e adesso ci troviamo in un semi-steineriano in cui si unisce (o almeno ci si prova) la pedagogia Waldorf con le tradizioni incaiche riviste in chiave statunitense. Bel casino, no?!
Comunque, la dinamica della celebrazione é più o meno la seguente: all’arrivo i ragazzi delle medie ti accolgono all’entrata e ti portano a braccetto fino al patio in cui si svolgeranno balli e canti, qui ti fanno sedere e ti regalano una spilla con fiore di plastica da attaccare all’occhiello.
Dopo un po’, quando teoricamente ci siamo tutte, ti invitano a passare in un’aula in cui vengono esposti i lavorini fatti dagli alunni durante l’anno.
Questa attività si chiama Porte Aperte, ma in realtà le aprono e chiudono alla velocità della luce e solo miracolosamente sono riuscita a scattare un paio di foto…

disegni waldorf
Disegni degli alunni
lavorini waldorf

Prima di iniziare con i numeri degli studenti si comincia con la parte che io, onestamente, ABORRISCO: la “escolta” sfila nel patio davanti a tutti con la bandiera; poi si ferma e, mano sul cuore, si canta tutti insieme l’inno (peruviano prima, arequipegno poi) e come se non bastasse, dopo questo compare un poliziotto, ma uno di quelli veri, che qui vanno in giro con le scarpe nere charol (!) e fa giurare questi poveri ragazzini “su Dio e sulla patria… e se così non farò, che Dio e la patria me la facciano pagare.

GIURAMENTO
GIURAMENTO

A questo punto voglio morire, ma non posso perché devo presenziare al numero di mia figlia. Quindi respiro profondo e ringrazio Dio e la patria che, essendo nel gruppo dei più piccoli, sarà la prima ad andare in scena. Naturalmente mi commuovo sempre, soprattutto oggi che la vedo tutta vestita made in Dora, ossia con camicia e gonna cucite a mano dalla mia cara nonnina, e il semplice balletto mi pare anche carino e divertente… finché non arriva la seconda parte, in cui naturalmente scatta l’immancabile reggaeton ed i bambini si trasformano in caricature di adulti tamarri che muovono il culo a colpi di bacino. Rischio l’infarto per la seconda volta.

E allora, direte voi, dove sta la parte buona promessa all’inizio?!
E’ che ad un certo punto ti chiamano per la consegna dei regali e se ormai sei abituata a pagare uno sfracco di soldi per farti comprare qualcosa che non ti piace, che non userai mai e che non porta con sé nemmeno l’essenza del lavoro dei bambini, scoprire che stavolta suddetti regali sono DAVVERO fatti a mano dai più piccoli, con materiale riciclato inviato giorni prima, ti fa finalmente venir voglia di dire: Obbravi!

Bottiglia colorata e fiori di stoffa fatti a mano
Centrotavola Waldorf fatto a mano
Centrotavola Waldorf fatto a mano
Biglietto Festa della Mamma
Biglietto Festa della Mamma

Solo una nota finale: sarebbe utile che qualcuno controllasse anche le decorazioni, prima di dare l’OK…
E si, anche se in ritardo,

Buona festa della mamma a tutti!

 

 

La mia prima intervista

Perù

Nadia é una ragazza sarda che vive a Lima.

Ci conosciamo solo via web ma condividiamo pensieri e sensazioni di questa vita nelle terre andine. Poi un giorno mi chiede: posso farti un’intervista per Amiche di Fuso?
Ma certo! E per chi non l’avesse ancora letta, eccola qua.

Written by Nadja Perù

E’ successo per caso. Amiche di amiche ti dicono che conoscono una italiana di quelle forti, super attive e anche simpatiche, che scrive un bel blog , che ha una bimba della tua età ma che sopratutto vive in Perù! La contatto subito no? La volevo incontrare immediatamente, bere un caffè  e far giocare le bambine. Tutto smontato! Io da ingenuotta pensavo che il Perù si riducesse a Lima, e invece esistono anche altre città (ma và?!). E lei vive a qualche ora di volo da qui. E si, il paese è grande! Comunque la forza della tecnologia è dalla mia parte, e gli scambi di mail diventano una intervista! Ve la presento:

Valentina é toscana, nata a Prato a fine anni ‘70. Laureata al DAMS, ha vissuto fra palcoscenici e videocamere rincorrendo l’arte dall’Italia alla Spagna, dalla Colombia agli Stati Uniti, dove ha fatto parte del Living Theatre di New York fino al 2008. Attualmente vive in Perú, dove lavora come insegnante di lingue per bambini ed organizza laboratori artistici nelle scuole, mentre continua a chiedersi cosa fará da grande.  Scrive da sempre per passione, per altri (traduce e revisiona bozze per Piemme), spesso lo fa di nascosto e di preferenza con carta e penna. Nel 2012 ha aperto un blog per raccontare la sua nuova vita da mamma e nel 2016 ha deciso di rendere pubblica per la prima volta la sua fiaba “Killa, la stella principessa”, scritta in omaggio a sua figlia.

Hai girato tanto, quale è stato il “trasloco” che ti ha dato il più grosso “cultural shock”?!

Sicuramente il mondo latino è quello in cui ho trovato più differenze a livello culturale.
La Colombia è stato il primo paese del Sud del mondo che ho conosciuto e dove ho sperimentato, per la prima volta, il senso di mancanza di libertà totale. Il livello di sicurezza, infatti, era talmente basso che anche prendere un taxi diventava un’impresa; prima di entrare all’Università o al supermercato ci perquisivano alla ricerca di armi e per andare dal medico dovevamo parcheggiare l’auto sul confine della “zona sicura” per poi proseguire in bus. Ma poi la natura, l’educazione della gente e l’incredibile attività artistica del paese (io lavoravo al Festival Iberoamericano de Teatro di Bogotá, uno dei più importanti al mondo) facevano dimenticare tutto!

Il Perú, invece, è stato uno shock per altri motivi: innanzitutto sono arrivata qui direttamente da New York, e tu meglio di altri puoi capire che passare da una super metropolitana aperta 24 ore a una combi (i classici “bus” sudamericani) traballante e stipata di gente, un po’ di scompiglio lo provoca, ecco…

Ma soprattutto, quello che ancora non riesco a comprendere fino in fondo è la degenerazione di un paese in cui, per esempio, ci sono 4000 tipi di patate diverse, quinua a volontà, eppure la maggioranza della popolazione è obesa, soffre di diabete e muore d’infarto, ma continua lo stesso a mangiare nei fast food. Un paese con una tradizione spirituale incomparabile, in cui ci sono piante medicinali per qualunque disturbo, dove pero’ le nuove generazioni vivono alienate fra videogiochi ed abuso di alcool e si consumano più medicine che gli Stati Uniti. Un paese che nasce con il culto dellaPachamama e in cui oggi, invece, ci si fa il segno della croce almeno 25 volte al giorno. Insomma, diciamo che i risultati della globalizzazione probabilmente qui si manifestano nel  loro aspetto peggiore…

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Io sono appena arrivata in Perú (ok un anno ma ci sto lavorando). Dammi qualche consiglio!

Mmm… questa è una richiesta difficile perché, come abbiamo avuto modo di constatare, viviamo nello stesso Paese ma è come se fossimo in due mondi diversi. (Arequipa vs Lima, per la cronaca)

Però penso che, in generale, ci siano regole di sopravvivenza applicabili in tutto il Perú:

  1. Butta via l’orologio! Non ti aspettare mai che le persone arrivino puntuali ad un appuntamento, sia di piacere o per lavoro. Il termine “ahorita” indica un periodo variabile fra i 30 minuti e le 3 ore. (questo, come sapete, lo avevo capito)
  2. Per strada stai sempre in guardia: il pedone non solo non ha mai ragione, ma è anzi il bersaglio che vale più punti. Nemmeno la polizia ti aiuta ad attraversare.Se invece hai il coraggio di metterti alla guida di un’auto, allora ricorda che l’unica regola da rispettare all’incrocio è: vince il più forte.
  3. Si=No. Mi spiego: mai e poi mai un peruviano avrà il coraggio di dirti “NO” a qualunque tipo di richiesta, dalla più banale al lavoro più complicato, ma in realtà il 99.9% delle volte non ha la minima intenzione di rispettare quello che ha promesso. Allora, semplicemente, sparirà nel nulla.
  4. Se pensi che, mentre sei fuori, potresti avere il desiderio di ascoltare un po’ di musica straniera, portati dietro l’ipod perché qui raramente ti capiterà di ascoltare qualcosa che non sia reggaeton o cumbia, rigorosamente a volume ammazzatimpani…
  5. Preparati per la festa. Non importa quale, come e dove. Qui c’è sempre una festa e un motivo per lanciare fuochi d’artificio, ballare e ubriacarsi.

Potrei continuare ancora con la lista, ma… tutto il resto è noia!

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Sei sposata con un peruviano, quali sono le differenze culturali con le quali ti sei scontrata all’inizio e che  magari adesso fanno parte della routine?!

Ooh! Finalmente posso tirare fuori il lato positivo!
Sicuramente convivere con qualcuno che ha idee e abitudini tanto diverse dalle tue, non è mai facile. Per fortuna l’avevo già lungamente sperimentato dagli anni dell’Università in poi e questo mi ha aiutato molto, ma crescere un figlio è un’altra cosa…

(Si, perché Valentina é anche madre di una bambina di “quasi 5 anni”) (Ndr)

Spesso non ci rendiamo conto di quanto i nostri modi di fare, le nostre abitudini, siano strettamente legate alla cultura di appartenenza: dalla tavola, all’educazione, ai modi pensare, tutto è differente. Anche usanze e credenze, (per questo nel mio blog ho inserito anche la pagina “credenze e tradizioni”); ma un “bambino misto” è un insieme di entrambe queste culture e quindi non possiamo fare altro che accettarle e integrarle nella nostra realtà. E allora il mondo si spalanca: vuoi mettere il bello di unire la mitologia greca con quella incaica?! Già mi immagino l’incontro fra Minerva e Mama Ocllo

Comunque, per vivere bene in famiglia bisogna sempre arrivare al punto d’incontro, fino a che diventa automatico. Allora un giorno si mangiano gli spaghetti al pomodoro e il giorno dopo Rocoto relleno; la fiaba della buona notte si legge una sera in italiano e quella successiva in spagnolo. E così via.

Tu hai sempre lavorato in ogni posto in cui sei stata. E’ stato facile in Perú o ti sei dovuta reinventare?

Io sono sempre stata brava a reinventarmi… ma in Perú è stata persino TROPPO facile! A parole loro: perché qui c’è poca “formalità”; a parole mie: perché qui c’è poca serietà.

Per esempio, a New York lavoravo come insegnante di lingue in una scuola per bambini da 0 a 8 anni che, naturalmente, prima mi ha obbligato a seguire un corso di formazione specifico per imparare il loro metodo e poi mi ha fatto un contratto regolare. Qui, invece, ho lavorato in tante scuole diverse, insegnando indistintamente italiano o inglese a bimbi e ragazzi dagli 1 ai 17 anni. Nessuno mi hai mai chiesto la laurea e, ovviamente, non mi hanno mai fatto un contratto.

Ma soprattutto ho cambiato un’infinità di lavori diversi: ad Arequipa ho fatto la guida turistica nei musei; l’agente immobiliare; la responsabile marketing in un’azienda di sicurezza elettronica. Insomma, diciamo che ormai son pronta a tutto!

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So che hai scritto un libro e pubblicato in ebook! Raccontaci un po’!

Sì, io per la scrittura ho una vera passione (lo avrete già notato da quest’intervista logorroica…) e in realtà di cose scritte con la mia firma ne ho un sacco, ma tutte lasciate a mezzo o ben nascoste. Ci sono due romanzi a cui manca il finale (solo su carta però, perché nella mia testa ce l’ho eccome!); una raccolta di fiabe che è in fase di stampa da una casa editrice peruviana; e poi quello di cui parli e che tu hai già letto: Killa, il mio racconto creativo.

Se volete conoscere tutte le vicissitudini di questa storia, dovrete andare a leggervele nel mio blog, alla pagina “Progetto Coloriamo” (https://unoceanoperculla.com/progetto-coloriamo/) in cui troverete anche il link per sostenere la raccolta fondi per la pubblicazione, perché un libro “da fare” (ci sono attività creative di tagliaecuci, colora, disegna e inventa) non si può leggere in ebook: bisogna averlo in mano, in carta e inchiostro. E presto sarà pronto!

Dopo tanti anni che lo tenevo nel cassetto, alla fine ho deciso di tirarlo fuori, e devo dire la verità, da una parte mi spaventa un po’ l’idea che la gente possa leggerlo, criticare e giudicare; ma dall’altra è stato come abbattere una parete e ora spero finalmente di compiere l’incompiuto e poi di continuare a creare,creare,creare,creare e…creare!

Che ve ne pare? Non vi sembra un peccato che io non la possa incontrare dal vivo?! Ma non è mai detto! La convincerò a venire a Lima sicuramente!

Compleanno #5

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Luna piena

E finalmente posso dire: Ma che bel compleanno!

Chi mi segue (e mi conosce) sa che la festa del Santo di mia figlia per me é stata spesso un trauma… invece quest’anno é andata liscia come l’olio.
Naturalmente sono dovuta sempre scendere a compromessi (accettare la festa a tema, la piñata ed i regalini per gli invitati, ad esempio)

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Piñata Frozen

ma per il resto siamo riusciti finalmente ad avere una giornata allegra, non stressante e, soprattutto, una famiglia felice!

  1. Niente affannosa ricerca di un locale adatto (né affitto da pagare): la festa si é fatta nel nuovo asilo, lo stesso posto in cui arrivai come volontaria per la prima volta in Perù 8 anni fa… E non c’è stato nemmeno bisogno di decorazioni perché l’ambiente steineriano era già perfetto da sé.

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    Asilo Steiner
  2. Niente grattacapi sulla scelta del menù, perché la festa é iniziata alle 13, dopo che i bambini avevano già pranzato a scuola. Quindi sono bastati pochi panini, salatini e tanti dolcetti per fare felici tutti. Soprattutto la mamma, che invece di perdere una mattinata dietro ai fornelli, si é limitata ad una giornata fra mercato e negozi.IMG_0104
  3. Niente assurde liste di invitati pensando a chi avesse figli dell’età giusta e chi invece doveva essere invitato perché “amico di”, nonostante non abbia figli. Questa volta é stata solo una festa per bambini e gli unici invitati “extra” sono state due zie italiane casualmente in visita da noi e chiaramente l’amichetta di sempre, Milena.IMG_0305
  4. Niente ricerca di animatori e animazione perché si é occupata di tutto la maestra (!) che dopo la rituale consegna dei regali, IMG_0141ha fatto un’intervista alla mamma (ultimamente pare che tutti vogliano intervistarmi! Ahah!) per sapere come nacque la festeggiata; poi ha diretto qualche ballo divertente, davvero DA BAMBINI, obbligando anche i genitori a fare strani passi da animale…IMG_0183

E alla fine ha “coronato” la festeggiata con una sua creazione:

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Corona di compleanno

Il “tema” era praticamente scontato: la passione per Frozen la fa da padrona ormai da tempo, e allora accettiamola e cerchiamo di fare il meglio con il minimo indispensabile: il vestito l’abbiamo fatto arrivare dalla Bolivia (con cui ultimamente sto facendo la pace, ma questo ve lo racconterò poi)

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Vestito Frozen

bicchieri, sacchetti per i regalini e piñata li abbiamo comprati al mercato; della decorazione della torta, naturalmente, si é occupato babbo

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Torta Olaf

e una delle sorprese per i piccoli é stata il magnifico Olaf in versione marshmallows. Una mezz’oretta per costruirlo e… passata la paura.

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Olaf di Marshmallows

E finalmente ho anche potuto realizzare il mio sogno degli inviti fatti a mano! Abbiamo scelto un bel cartoncino lavorato, i pastelli, la colla con i brillantini colorati ed abbiamo realizzato da sole questi lavorini che sicuramente sarebbero stati apprezzati

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Inviti fatti a mano

perché i bambini a scuola non solo vengono stimolati attraverso l’arte, ma l’apprezzano davvero, tanto che molti dei regalini ricevuti erano accompagnati da bei disegni fatti dagli amichetti di mia figlia.

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Poi, quando tutti i compagni se ne sono andati, noi siamo rimasti nel patio, a giocare con i cuginetti, chiacchierare e ridere con un buon mate di coca e… a mangiare gli avanzi, vizio che pareva impossibile da fermare, perché le “zie” hanno continuato anche dopo essere tornati a casa, quando la luna (quasi) piena era ormai alta nel cielo, proprio come la notte in cui lei bussò alla porta di questa terra

IMG_0371mentre stamani, invece, chi ci ha fatto sobbalzare é stata una nuova scossa della terra e mamma ha detto: “Grazie degli auguri Pachamama!

 

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