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figli misti, famiglie alternative ed idee geniali

Aspetta, Spera e…Immagina. La vita senza cellulare

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“Captain Fantastic”. Se non lo avete ancora visto, dovete farlo immediatamente!

 

Ce l’ho fatta!

A prendere finalmente una sim italiana (dico per quelli che mi stressavano).
A resistere oltre un mese senza cellulare (dico per me ed il mio strano esperimento).

Secondo me un modo per contattarmi in realtà c’è sempre stato, perché un telefono fisso in casa ce lo abbiamo ancora e whatsapp con il numero peruviano funzionava non appena trovava una wifi a cui attaccarsi.  Certo, quando ci si dava un appuntamento all’aperto o in un luogo pubblico non era possibile chiamare disperati al primo nanosecondo di ritardo, ma non certo per colpa mia! Io le cabine le ho cercate,  ma pare che tutti i telefoni pubblici siano estinti.
Allora facevo di necessità virtù ed andavo a chiedere in giro di fare una telefonata… ma mica gratis eh! Al barista gentile compravo qualcosa, al vinaio carino qualcos’altro, e così ho scoperto che esiste ancora gente a modo, che non tutti sono così abbrutiti come vogliono farmi credere e che puoi fare due chiacchiere anche con un emerito sconosciuto (io poi, che parlerei pure coi sassi! )

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Da non sottovalutare inoltre la pratica della pazienza e del “aguzza l’ingegno” quando la persona che aspettavo non c’era: l’unica soluzione era aspettare, sperare e anche immaginare! Insomma, io questo non avere il magico apparecchio, non l’ho vissuto certo come un trauma, anche se è vero alla fine che ho ceduto alle richieste genitoriali: un po’ perché a furia di vedermi sempre nel ruolo di Captain Fantastic  penseranno che son matta davvero; un po’ perché alla fine son qui anche per questo… riprovare a sentirmi un po’ bambina, un po’ europea, o forse solo italiana o addirittura pratese.

Io che ormai penso invece di non essere più né carne ne’ pesce.  Perché alla fine è così: quando stai fuori per tanto tempo diventi un ibrido,  un essere che vorrebbe sentirsi parte di qualcosa ma sa che non lo è; che cerca di adattarsi a qualcos’altro ma sa che non ce la farà. E alla fine non ti resta altro che provare ad essere quel che sei, come sei, dove sei e così magari un giorno avrai anche la fortuna di scoprire chi sei davvero

Io ancora non lo so.
So che hanno ragione quelli che (a causa di questi esperimenti estremi) mi definiscono antica, antichissima, terzomondista, rompipalle, esagerata e perfino zia! Però una cosa volevo dirvela, a tutti, e di questo ne sono sicura…

Da oggi ho un cellulare anch’io! 😀

 

Viva Viva la Befana

La befana non esiste…

in Perù come in molti altri paesi, ma noi l’abbiamo sempre festeggiata lo stesso, perché le tradizioni vanno mantenute, soprattutto se son belle!
Quest’anno però è stata tutta un’altra cosa, e non solo perché siamo qui dove tutti l’aspettano e la ricevono, ma perché eravamo nella stessa casa in cui anch’io, per tanti anni, l’ho aspettata e ricevuta!
E sembra nulla, ma in realtà è un’emozione in più diventare la befana proprio insieme a chi è stata anche la tua, mamma o babbo che fossero, o entrambi.

La prima calza è arrivata con qualche giorno di anticipo e mia mamma che dice: “nascondila nel mio armadio” mi ha fatto rivivere il momento di shock in cui scoprii che Babbo Natale non esisteva, perché vidi i regali nascosti proprio in quello stesso armadio. E un brivido mi è passato lungo la schiena mentre chiudevo lo sporto, dopo essermi però assicurata che fosse ben nascosta in un sacchetto e sotto ad altre borse, per evitare appunto errori già commessi

Il 5 gennaio siamo andati tutti insieme all’evento “Aspettando la befana“, organizzato dallo storico Circolo vicino a casa in cui la cena sociale (8 euro per un buffet per oltre 200 persone, bambini esclusi) si concludeva con l’arrivo di un’attrice che impersonava la famosa vecchina e regalava a tutti i bimbi una calza rigorosamente senza carbone.
In realtà pensavo che mia figlia avrebbe capito subito che era una farsa e quindi quando l’ho messa a letto ho detto qualcosa sull’imminente visita a casa nostra, ma lei mi ha sorpreso dicendo: “E perché dovrebbe venire, se la calza me l’ha già data?

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Mi sono emozionata di nuovo e mi ha riempito di tenerezza vedere come la volontà di credere alla magia sia comunque più forte della razionalità. E questa è la risposta che posso dare adesso a quel babbo che, pochi giorni prima, mi ha chiesto:
Ma perché gli raccontiamo queste balle? Tanto un giorno lo scopriranno e ci diranno che li abbiamo solo presi in giro…”
Io dico che forse ci ameranno per averli aiutati a credere, per aver dato speranza alla magia ed esserci trasformati in un personaggio speciale che gli ha portato doni fondamentalmente senza motivo, solo per celebrare il fatto che nel mondo dei bambini tutto è possibile.
Anche che strani personaggi si intrufolino in casa tua non per portarti via qualcosa, ma per lasciarti invece un paio di caramelle e (nel nostro caso) anche un po’ di frutta.

Ed è inutile dire che le grida di gioia mattutine per l’ovetto Kinder hanno spazzato via ogni dubbio!

Aria di festa, aria di casa

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Castello dell’Imperatore, Prato. Foto (bellissima!) di Monica Castelli

È già passato un secolo dall’ultimo post…

Non certo perché mancassero la voglia o l’ispirazione, ma il tempo quello si. E adesso,  invece di riempire i buchi lasciati in sospeso (lo farò eh!), preferisco incidere quasi “in diretta” le prime sensazioni del rientro in Italia.  Un rientro sempre temporaneo, si sa, ma questa volta per godersi appieno il Natale e le feste.  E anche il freddo.
Ho sempre detto che a me questa storia del Natale al caldo non piace; chiamatemi tradizionalista, ma io le lucine preferisco vederle brillare su alberi veri, circondati da sciarpe e cappelli e magari festeggiare sotto la neve, non in spiaggia.  Ecco perché l’idea di zizzolare dal freddo…mi allettava proprio!

Una bella mattinata d’inverno, di quelle dal freddo come spilli sul viso, con il sole splendente che fa brillare la brina sui campi…vuoi mettere?!
Svegliarsi con la luce che filtra dalle tapparelle, quando non solo hai dimenticato cosa sono le tapparelle, ma anche gli infissi…vuoi mettere?!
Uscire a piedi per andare al forno a comprare la schiacciata calda, e vedere che le auto addirittura si fermano per lasciarti attraversare…vuoi mettere?!     Un bel bagno caldo in vasca (per non parlare del bidet!)…vuoi mettere?!
E dato che non di solo pane vive l’uomo, bisogna anche andare a rifarsi il guardaroba invernale (che noi ormai da mezzo decennio non sappiamo nemmeno più cos’è’ il freddo) e provarsi i vestiti mentre tua figlia è finalmente tranquilla con i nonni…vuoi mettere?!

Certo, mi costa e sinceramente per questa stagione non penso che ce la farò a catapultarmi nel mondo del largo e corto (pantaloni alla caviglia, perdonatemi!), però poco a poco sto invece rientrando nel meccanismo della spazzatura esageratamente differenziata, dove il cartone del latte va nel sacco arancio e il tappo del cartone del latte va in quello giallo.  E non so se mi sorprende di più vedere tanti sacchi diversi, o semplicemente il cartone del latte… che da anni lo ricordo solo in forma disidratata, addolcita e messa in lattina; quella stessa lattina che poi finirà indifferenziata nel fiume che scorre sotto casa, perché ai nostri vicini piace così, lanciare la spazzatura dalla finestra! Vicini che, ovviamente, pensano e sono tutti uguali, e dove la strana (non solo straniera) sono io, mentre qui continuo a camminare in una babele di lingue e colori che,  personalmente, mi fa sentire parecchio a casa.

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Moda autunno/inverno 2016

Poi, purtroppo, ho dovuto ricominciare anche a vedere – e soprattutto sentire – la TV (ma avete idea di quanto BENE si viva senza l’inquinamento mentale della TV?! E badate che ve lo dice una laureata in Linguaggio Radio Televisivo eh!), i discorsi a vanvera, le polemiche, i pianti ed i lamenti… un po’ perché l’italiano se non si lamenta non è italiano; un po’ perché si vorrebbe sempre di più e un po’ perché siamo ancora abituati male.
Lo so, ora direte che io son qui solo in vacanza e sono appena arrivata e che ne so, però credetemi: ci son posti in cui si può stare anche molto, molto peggio e sinceramente….

casa mia, la mi pare dimorto bella!

 

 

Fashion Crimes in Perù, part 2

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Quando ho letto il post di Nadja, mi son rotolata dal ridere.

Mi sono sentita sollevata del fatto che qualcun’altro la pensasse come me e che quindi, forse, non sono l’unica criticona guastafeste. Poi ne abbiamo parlato ed abbiamo deciso che (ovviamente) dovevo dare anch’io il mio apporto alla sua ironica critica sui “Fashion Crimes in Perù”. Quindi riporterò la lista degli “orrori” che quotidianamente la scuotono (come dice lei) ed aggiungerò, sotto, le mie note. Ahahahah!

  1. LE SPALLINE. Sì, proprio loro. Dagli anni ’80 con furore, le giacche con le spalline sono un must have. 

E dove si mettono le spalline, direte voi? Ma ovviamente nell’abito elegante, quello da usare al matrimonio del fratello, rigorosamente con camicia bianca e cravattone a tinta unita! Insomma, roba che mio nonno ai suoi tempi era più moderno ecco.

2.  I LEGGINGS non sono pantaloni. Questa verità pensavo fosse universalmente riconosciuta. E invece…

…e invece in un paese dove la moda (peraltro immutabile e immutata da anni) dice che il pantalone deve starti addosso come il budello intorno alla salsiccia, i leggings diventano la forma più comoda e moderna per sentirti… all’avaguardia.

3.  I CALZINI BIANCHI in spugna. Magari sotto abiti eleganti . Cari uomini, no. Non si fa. Brutti brutti. Non ve lo ha detto nessuno vero? Mi spiace ma è un grosso NO.

Uomini, dice lei, ma anche donne! Perchè se il calzino di spugna sotto il mocassino è ridicolo in un uomo, immaginatevi sotto la scarpa col tacco! Eddai!

4.  FANTASIE, COLORI E RIGHE usati senza criterio alcuno. Va bene la libertà di espressione soprattutto nella moda, ma uno specchio non ce lo avete a casa?! 

A me personalmente, poi, irrita non soltanto il mix di fantasie e colori, ma anche quello di tessuti. Ok che ad Arequipa il clima è strano e se la mattina è estate, la sera diventa inverno, però vedere gente che va in giro con i sandali, la gonna lunga di lana e il top con laccetti… davvero, mi urta i nervi!

Incontro allegro in cevicheria. Esemplare di moderno macho andino.

5.  LE SPALLINE TRASPARENTI nel reggiseno. Si vedono. Qualcuno ve lo doveva pur dire. Sono brutte. Sono illegali. Se non lo sono lo dovrebbero essere. Ma cosa vi viene in mente eh?!

Ma questo vale per chiunque e in qualunque spazio del globo terracqueo: ve lo confermo, le spalline trasparenti fanno davvero cagare!

6.  LE PINZE PER CAPELLI. Si usano, se necessario, in casa o dal parrucchiere. Non si portano in giro così dai, ma davvero?! E qui le vendono pure animalier, che vanno per la maggiore! Sono un MUST. O fosforescenti. Aborro!

Ma dato che al peggio non c’è mai fine, ecco allora che camminando per strada vi potrà capitare di vedere non solo la sciura che sta in negozio con i bigodini, ma addirittura mamme che portano a scuola i figli con la spazzola intera arrotolata nella frangia! Scene da film imperdibili.

 

7.  TACCHI ALTISSIMI alle 7 del mattino. Ammessi solo se state rientrando da una festa durata fino al giorno dopo. In caso contrario è un NO assoluto. 

E se state rientrando da una super festa in cui il taccone ed i lustrini erano inevitabili, fate lo sforzo di pagare un taxi, perchè vedere la brutta copia di Melania Trump che viaggia in combi fa veramente Fantozzi. Poi, in generale, provate anche a pensare che c’è un look adatto per ogni occasione…

Festisabores Arequipa 2016
Festisabores 2016: alla fiera gastronomica nel parco, di mattina e con 40 gradi, ma perchè non usare un hard total black?!

8.  A proposito di scarpe. LE DECOLLETÈ CON PUNTA LUNGA, lunghissima, erano brutte pure quando erano di moda. Mi fanno sanguinare gli occhi. Per favore, buttiamole eh!

Che poi io mi domando, ma davvero son comode? Perchè se i cobradores di combi (ovvero quelli che letteralmente buttano le persone dentro e fuori da queste specie di autobus gridando “appiccicatevi, appiccicatevi!” n.d.r.) le usano per lavorare, allora forse dovrei provarle anch’io! (Naturalmente è puro sarcasmo eh)

 

9.  LA NAIL ART. Quella pesante. Unghie a mandorla lunghissime e con colori e disegni improbabili. Ma come fate a casa?! E’ una domanda seria! 

Ebbene si, la mania per le unghie disegnate è una vera e propria malattia che, ovviamente, ha contagiato tutte: dai 5 ai 105 anni le peruviane (di città) sfoggiano con orgoglio queste mani improbabili e i “nails holes” spuntano come funghi ad ogni angolo. Osignur!

10. LE BAMBINE CON I TACCHI e truccate. Questo proprio è forse il peggiore. Ma che vi hanno fatto di male eh!? Ma lasciatele in pace e compratevi una bambola no?

Vabbè, se però poi fra le bambole scegliete Paolina… allora di che stiamo a parlà?! (E qui prometto un post a parte perchè davvero mi sembra un problema serio!!)

Io la chiamo “la zocco-bambola” e… purtroppo ce l’ho in casa, sig!

11. LE TAGLIE DEI VESTITI. Se non le sapete chiedete gentilmente alle commesse. Perché devo rischiare di essere uccisa da un bottone della vostra camicia eh?!

Qui però entra in gioco l’antropologia. Sappiamo che per alcuni popoli “grande è bello” e “stretto è pure meglio”, ecco quindi svelato il mistero del piacere di vivere risucchiate dall’ abito!

Titolo: un compleanno qualunque. Sottotitolo: quando la nonna si sente bene avvolta nel verde

12. LE CROCKS. Sono ciabatte santo cielo!! Che ci fai al supermercato con quelle?! Chi è stato a sdoganarle per l’esterno eh!?

Bene, quando deciderete di togliere le ciabatte per andare a comprare il pane, per favore non dimenticate di fare lo stesso anche con il pigiama, si?!

Ora, sperando che nessuno si sia sentito offeso, preferisco non rincarare la dose aggiungendo nuovi punti a questa già esauriente lista che però, davvero, non si poteva evitare.

Perchè prima o poi qualcuno deve pur dirglielo…

 

Halloween sulle Ande

E passò anche Halloween.

E sinceramente penso che sia stato il primo che ho vissuto davvero… perchè quando abitavo negli States mi godevo il clima, ma ero troppo grande per fare il “porta a porta”; invece ieri ho accompagnato mia figlia ed i miei nipoti a cercare di riempire le loro zucche di plastica. Non è stato facile, ma ce l’abbiamo fatta!
Ora, non chiedetemi da cosa erano mascherati i ragazzi perchè, sinceramente, non lo so.
Il cugino maggiore lo dichiarava spudoratamente e il suo travestimento era soltanto un cappuccio nero, occhi dipinti di nero ed un martello di legno in mano.
La cugina del mezzo aveva un vestito da strega ed un cappello tipo 4NonBlondes dei tempi d’oro.
La cugina piccola doveva essere Minnie Strega, ma di Minnie non aveva voluto indossare le orecchie nè il trucco, solo il vestito e poi un cappello a punta che è durato 10 minuti, perchè nel vortice della folla le cadeva e non ce la poteva fare.
Io avevo addirittura riesumato il mio vestito da Trilly (e scusate ma che gioia rinfilare un pezzo che indossavi a 19 anni! Aaaaah!) ma non ho fatto in tempo ad andare a casa per cambiarmi… quindi dal lavoro direttamente alla strada.

E la strada era praticamente inondata da un’orgia di bambini e genitori che si infilavano in tutti i negozi possibili gridando “Dulce o truco?” Molti allunagavano il dolce, ma tanti altri si limitavano alla solita scusa del “Non ne abbiamo più”. Purtroppo la mia foto nella ressa è venuta uno schifo, ma era veramente fantastico vedere una vetrina inondata di dolci con su appeso un cartello che dichiarava che erano finiti…


Chi davvero voleva contribuire è andato a cercare tutto quel che aveva, e allora ci siamo ritrovati con in mano anche delle bustine di zucchero; ma il più bello è stato il dentista, che aveva preparato delle meravigliose confezioni di marshmallows per l’occasione. Strano non ci abbia appiccicato anche un biglietto da visita, del tipo: ricordati delle carie che ti ho procurato e vieni che te ne libererò!

zucca di halloween con marshmallows

Così, mentre vagavamo come anime in pena al calare della notte, il centro ha cominciato a trasformarsi e la festa dei bambini si apriva a quella dei grandi: le disco iniziavano a tirar fuori le decorazioni e le casse di birra e la polizia cominciava a schierarsi davanti alle disco in assetto da guerra. E badate che non è una battuta: c’erano davvero i carri armati per strada, pronti ad evitare le resse e risse che un anno fa distrussero mezza città.


Ma per noi era già ora di rientrare. Peccato fosse impossibile: per il tragitto che di solito si fa in 20 minuti ci volevano almeno 2 ore, così babbo mi chiama e mi suggerisce di restare fuori ancora un po’, per aspettare che la situazione si calmasse. Allora che si fa? Andiamo a mangiare la pizza e concludiamo la serata in bellezza!
Ma non pensate che sia solo tutto rose e fiori: ricordate che l’anno scorso avevo raccontato delle sfilate degli incalliti religiosi guastafeste?! Ecco, li ho incontrati anche quest’anno quando, più silenziosi e subdoli, mi hanno semplicemente messo in mano un volantino fatto in modo assolutamente professionale, costato chissà quanto, con su le parole magiche:
Sappiamo che la notte delle streghe, o Halloween, è per il mondo esoterico e dei satanisti il momento ideale per le opere di magia (…) La profezia dichiara che questi peccati saranno la ragione che scatenerà la ira di Jehova nostro Dio e le sette piaghe.”

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Ovvia, allora anche quest’anno ci siamo guadagnati l’inferno!

Allin Ñann

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Questo post è un saluto, non un addio, perchè a te gli addii non son mai piaciuti.

È un saluto ridicolo dei nostri, di quelli che… “ma te ne sei già andato? Ma il brodo…” “Ni modo, pa la proxima!” E invece stavolta non ci sarà una prossima, e probabilmente nemmeno un altro brodo, perchè lo sai che mi fa schifo e lo preparavo solo per te, per sentirmi dire che era venuto proprio buono. E guai a te se non lo dicevi: che se uno passa mezza giornata davanti ai fornelli, fargli i complimenti è il minimo; te lo avevamo insegnato io e tua moglie, durante uno di quei chiassosi pranzi all’italiana con prodotti andini.

Cominciò tutto così, con pranzi e cene in cui ci facevi cantare i Vatussi, che ti piaceva tanto ma non riuscivi mai a beccare il ritmo…e allora era meglio se cantavamo noi, e a te lasciavamo le barzellette; che anche se non erano belle, te la ridevi con così tanto gusto che te le lasciavamo raccontare ancora, per la miliardesima volta.
E per quanto continui a lasciar scorrere i ricordi nella mia mente, non ce n’è uno solo in cui non ti veda sorridere… ed è così che resterai nella mia mente, nel mio cuore: allegro e sorridente. Facendo spallucce davanti ai problemi perchè: “Che ci possiamo fare, asì es la vida.”
La vita, questa cosa strana che ci unisce e separa senza un perchè, a modo suo, quando lo decide lei. E noi siamo solo pedine del gioco… o forse no?
So perfettamente che la tua risposta sarebbe un NO rotondo, ma io ho ancora i miei dubbi. E te lo dico, come sempre, per dare inizio a un’altra delle nostre discussioni senza uscite. Mi piaceva discutere ed incazzarmi con te, perchè ne usciva sempre qualcosa di buono.

Mi ricordo la prima volta che ti ho visto, con il tuo inseparabile cappello di lana verde, quando sei venuto a prendermi all’aeroporto di Arequipa. Non ci eravamo mai visti, eppure era come se ci conoscessimo da sempre. Grazie a te sono arrivata in Perù, e indirettamente mi hai cambiato la vita. Mi hai fatto vivere avventure al limite dell’anormale, mi hai fatto ballare lo zapateo, hai asciugato le mie lacrime quando ne avevo bisogno e mi hai accompagnato nel momento più importante della mia vita: la nascita della mia bambina.
Mi hai dato tanto che potrei continuare l’elenco per ore, e ora che non ci sei più sento che ho perso davvero un grande amico. 
Abbiamo scritto tanto insieme, e ora invece sono qui a scrivere da sola, a scrivere a te, per te, mentre bevo l’ennesimo caffè di questi giorni tristi e confusi nella tua tazza preferita, quella ridicola con l’orsetto vestito di rosso, solo per dirti:

Grazie di tutto. Che il viaggio sia buono…”

 

 

La prima volta al circo

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Oggi siamo andate al circo.

Per lei era la prima volta e sicuramente si aspettava qualcosa di diverso (mi ha chiesto se ci sarebbe stato il forzuto coi tatuaggi sulle braccia), ma probabilmente anch’io mi aspettavo qualcosa di diverso.
Lo spettacolo raccontava attraverso (pochi) numeri acrobatici la storia di un folletto a cui i pirati avevano rubato il sommergibile, mentre la regina del mare lo aiutava a ritrovarlo.

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Lo show era sponsorizzato da una nota catena di supermercati la cui promozione diceva: ogni 10 soles di spesa, un buono per acquistare l’entrata a solo 10 soles. Ora, che il costo dello spettacolo fosse di 10 soles, con o senza buono, me lo aveva giá detto un’amica che ci era andata prima, peró quando sono arrivata mi é piombato davanti un tipo, in mezzo alla strada, che mi ha allungato due biglietti dicendo: “Prenda, biglietti a solo 10 soles e non fa la fila per la biglietteria.” Mentre tiravo fuori i soldi mi é venuto un attimo un dubbio e ho chiesto: “Ma son buoni?!” Erano buoni e cosí siamo entrate.
Mentre mi guardavo intorno, un’altra anima buona ha cominciato ad indicarmi il miglior posto possibile, per poi mettermi in mano un pacchetto enorme di popcorn. “Costa 5 soles”. “Ma io non li voglio”. “Ma si é seduta dove ho detto io!” ” E quindi devo pagare il pizzo?!”
Non ho comprato i popcorn e neppure nient’altro di quello che vendeva e costava tutto indistintamente 5 soles (anche la bottiglietta dell’acqua), nonostante gli innumerevoli venditori abbiano continuato a offrirci di tutto per tutta la durata dello spettacolo, rompendo pesantemente i cosiddetti…

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Ma era tutto parte dello show, anche il pagliaccio che vendeva spade luminose e la gattina che ti faceva le foto (per poi vendertele, ovviamente, a 5 soles); di uno show piuttosto mediocre in cui peró la gente sembrava impazzita: gridavano e applaudivano come se non avessero mai visto uno che sa fare il salto mortale (ma forse qui mi frega il fatto che noi ci allenavamo con Jury Chechi) e allora mi son detta: peró, che grande soddisfazione per questi artisti! Obbravi!
E proprio mentre stavo per tirar fuori la mia parte buona, ecco che la regina del mare tira sul palco un tipo qualunque del pubblico e comincia a strusciarsi, a fare mosse da reggaeton e ammiccamenti sessuali con cui la gente é andata letteralmente in delirio e io, invece, ho pensato: Ma cazzo! Ma ‘sto sesso lo devono sempre mettere proprio dappertutto?! E badate che io non sono certo una moralista, peró penso che alla fine ci sono barzellette divertenti anche se non sono sporche… o no?!

La gatta che cerca di riconoscere a chi ha scattato le foto...
La gatta che cerca di riconoscere a chi ha scattato le foto…

Poi arriva l’intervallo e allora comincio a guardarmi intorno e anche lí non posso evitare di notare tutta una serie di scene giá viste piú volte: la mia vicina che si rifá il trucco tirando fuori dalla borsa un’altra borsa strapiena di rossetti, specchietti, pettine e bigodini (!), mentre la signora seduta poco piú avanti riempie il biberon della piccina con il succo di frutta. Un passo avanti perché mi é capitato spesso di vederli pieni di Inca Cola!!


Comunque, la pausa si fa interminabile e la mia crucchetta (vedi facebook per capire) comincia ad avere sonno, ma finalmente ecco che arriva il nuovo numero: 12 bei morenotti a torso nudo pronti a scatenarsi al suono del djembé. “Mamma ho sonno, andiamo a casa?!” MA COME?! Proprio ora?! Eh no dai!
E ce l’ho fatta: ho visto il ballo negroide, i pattinatori vestiti da bagnanti anni ’60 e l’happy ending. Il folletto ha ritrovato il sommergibile e la regina del mare ha trovato l’amore, nascosto sotto i panni del pirata Roberto.

Ovvia, e anche questa é andata!

 

 

 

Di scuola e altre perplessitá

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L’inizio dell’anno scolastico in Italia (perché qui invece siamo quasi alla fine) é stato un bombardamento di post, immagini e messaggi sui social.

Ogni volta che vedevo una foto o leggevo un articolo, mi risultava inevitabile fare un confronto, e alla fine sono scattate alcune riflessioni…
Le prime probabilmente su cose banali, tipo:

  • Il materiale scolastico e i compiti.

Mentre la mia amica Anna ci racconta la sua sorpresa con la Lista del materiale e la mamma stronza  dichiara la pacifica accettazione dei compiti, il mondo invece si spacca in due per la lettera di babbo Marino. Ognuno avrà il suo punto di vista e il suo pensiero in merito, ma parliamo pur sempre delle elementari… com’è che io, invece, dovevo pormi questi stessi problemi già due anni fa, quando mia figlia entrò al nido e mi diedero una lista di materiale da far rabbrividire compresi, ovviamente, LIBRI e quaderni per i COMPITI?!
Aveva solo 2 anni, la mia bambina, e probabilmente voleva solo GIOCARE

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Libri scolastici per bimbi di 4 anni suddivisi per MATERIE
  • Il grembiule

Mentre qualcuno dice che non si usa più, io vedo le foto dei figli di amici con quel meraviglioso camicione col colletto bianco e penso: “Avenne!” Perché a vedersi non sarà nemmeno bello, ma volete mettere un pezzo di stoffa che é solo un grembiule e tale vuole restare, piuttosto che la (da me) odiatissima DIVISA?! Sí, perché un’altra delle caratteristiche della scuola peruviana (non solo, lo so, ma questa é quella che vivo io) é l’uso obbligatorio di un’uniforme che non solo é esteticamente orribile (e sfido chiunque ad affermare il contrario!), ma é anche carissima ed ha come UNICO SCOPO il “farti figo sulle altre scuole”. Sono esagerata? Ok, non aggiungo altro e lascio parlare un’altra blogger “su uniformi e clima”.

Poi sono arrivati i temi più “pesanti”:

  • Gli insegnanti

E qui riporto il testo integrale di un’amica su facebook:

Accompagno Sirio a scuola. C’è la nuova maestra. Viene da Napoli, dove ha un bambino di 10 mesi. Una mamma costretta a lasciare suo figlio che ancora non cammina, quanto può soffrire?
Un bambino che non vede la sua mamma per tutta la settimana, quanto può soffrire?
Quanta energia può mettere nel suo lavoro un’insegnante che ha questa situazione?
Senza considerare che chiunque arrivasse è arrivato il 20 settembre: con tutta la gente che c’è a giro in attesa di un posto ci riduciamo a presentare le due maestre l’una all’altra il 20 settembre in una classe piena di bambini di 5 anni. In queste condizioni, che piano didattico potranno concordare? che affinità potranno costruire?
Non interessa nulla a nessuno: dei bambini, delle famiglie, della scuola, dell’istruzione.

La prima riflessione é stata, letteralmente: “Merda! Sto davvero cominciando a pensare alla latina perché ormai questa cosa non mi avrebbe più scioccata. Sono talmente abituata alle mamme che mollano i figli non solo in altre città, ma a volte anche in altri paesi, cresciuti da nonne, zie, ecc. che mi sembrerebbe una cosa normale. E invece ha ragione lei: NON E’ NORMALE per nulla!
La seconda é stata: la maestra é arrivata una settimana dopo l’inizio della scuola. E purtroppo neanche questo mi avrebbe stupita, perché qui i professori cambiano continuamente tutto l’anno. Io stessa, l’anno scorso, ho cominciato a lavorare in una scuola a 2 mesi dall’inizio delle vacanze estive ed ero ben la 5¨ insegnante che cambiavano! Davvero ci si può stupire se poi questi ragazzi non imparano nulla?! Ah si, altro dettaglio: io lavoravo ovviamente in una scuola privata la cui retta era pari esattamente allo stipendio mensile del professore

E alla fine un’altra presa di coscienza, scatenata dalla discussione iniziata da un mio commento un po’ ironico un po’ provocatorio ma, lo ribadisco, senza nessuna malizia:

  • La bandiera

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Un’amica peruviana trasferita in Italia ha postato la foto della bandiera italiana ridotta a straccio nella scuola di suo figlio, dichiarandola una vergogna e sostenendo la necessità di organizzare una colletta per ricomprarla, dato che le tasse si usano per cose meno importanti. Allora la mia domanda é stata: “Davvero la bandiera é così importante?
Non lo avessi mai fatto! Mi é piovuta addosso la critica per un paese in cui non si conosce nemmeno l’inno nazionale e si ignora il fatto che (cito letteralmente) “l’identità nazionale (alias la bandiera) serve anche ai popoli a portare avanti i loro paesi.
Forse io son proprio dura e non capisco, ma continuo a chiedermi: in che modo?!
Comunque, se davvero questo sarà utile per far crescere il paese, allora almeno anch’io avrò contribuito e non sarà stata vana la mia odiata marcia (in uniforme), sotto il sole cocente, in mezzo alla piazza, insieme ai bambini.

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Insomma, alla fine la domanda é una sola: ma davvero l’educazione fa così schifo in tutto il mondo? O forse é il mondo stesso che comincia a fare un po’ schifo?
Ho paura di darmi una risposta, ma spero che almeno le nostre critiche, le nostre discussioni e magari i nostri post,

aiutino a prendere coscienza che qualcosa in merito BISOGNA farlo

 

 

Machu Picchu: i retroscena

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Machu Picchu: meraviglia del mondo, una delle mete più ambite in assoluto.

Erano quasi dieci anni che non ci tornavo, e mi son dovuta stupire soprattutto di come le cose siano cambiate, in peggio. Mentre quelle (per me) brutte… son rimaste uguali.
Per esempio il treno che porta da Ollantaytambo ad Aguas Calientes.
É l’unica possibilità di arrivare a destinazione (salvo il famoso Cammino Inca – che dura 2 o 4 giorni – o la traversata dell’Idroelettrica, consigliata solo ad avventurieri e mochileros) e dunque é giusto separare, in questo viaggio, turisti e nazionali. Dato che ormai ho tutti i documenti in regola, stavolta sono riuscita a viaggiare al fianco di mio marito, seduta per terra, con mia figlia in braccio, in mezzo alle stoviglie dei pendolari che lavorano tutti e solo per il turista; quel soggetto comunemente definito “gringo” (termine che indica la provenienza generale di tutte le persone di pelle bianca, indistintamente) e considerato poco più che un limone da spremere fino all’ultima goccia.
Perché se é vero che per “noi” peruviani il viaggio (di m*) costa solo s/.10 (equivalenti a circa 3 euro), una poltroncina turistica 5 vagoni più in là arriva a costare la bellezza di $140 che vanno a finire dritti dritti nelle tasche dell’inglese Orient Express
Comunque, diciamo che ce l’abbiamo fatta e siamo arrivati alle falde della Montagna Vecchia (traduzione del nome dal Quechua).

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Vista della cittadella dalla Montaña Machu Picchu

Naturalmente bisogna avere già in mano il biglietto, per entrare, e questo biglietto (del costo di $60/70) va prenotato rigorosamente online, sull’unico sito incaricato di gestire la questione e in cui si può vedere la disponibilità di posti in tempo reale. Quanto prima si prenota tanto meglio, perché solo 400 persone (delle circa 3000 che entrano giornalmente) avranno la possibilità di salire sulla vetta del Huayna Picchu e poche di più potranno arrampicarsi invece sulla Montaña Machu Picchu. Per fare tutto ciò si hanno a disposizione 4 ore esatte, perché gli ingressi sono divisi in due turni rigorosamente controllati: il primo é alle 7, il secondo alle 11. Si firma l’entrata e anche l’uscita.
E come si fa ad essere sicuri di arrivare in tempo?! Ma perché ci sono i bus che, muovendosi in fila indiana come formichine sul precipizio, portano su i turisti a seconda dei loro turni, previo acquisto di un biglietto del valore di $24.

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Machu Picchu ore 7 am

Ed eccoci finalmente davanti all’immagine da cartolina che conosciamo tutti: questa magica e misteriosa costruzione che si staglia contro un cielo perfettamente azzurro, immersa nel verde brillante di una vegetazione inesistente solo pochi chilometri più in là e circondata dal nulla.
I visitanti del primo turno avranno la possibilità di vedere i resti avvolti dalla fitta nebbia del mattino che rende il tutto ancora più mistico, per poi scoprirlo diverso, poche ore dopo, sotto il sole brillante.
E naturalmente si sprecheranno i selfie di chi non solo vuole dimostrare il “c’ero anch’io”, ma anche apparire come sulla copertina dell’ultimo numero di Vogue

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Davvero si tratta di un luogo fantastico, con un’energia incredibile, peccato però che ci si debba muovere sempre cercando di scansare un gruppo e un altro e un altro ancora.
Insomma, l’esagerata quantità di gente che lo popola ogni giorno a me davvero non é piaciuta, ma sicuramente dimostra la funzionalità di un sistema (made in Cile) che l’ha trasformato in una vera e propria macchina da soldi.

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Tonnellate di turisti si inseguono sulle rovine

Ma se davvero il risultato é questo… la prossima volta che si farà un referendum per decidere la nuova Meraviglia del Mondo,

io sinceramente ci penserei due volte a votare per qualcosa che amo!

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