Siamo chiusi in casa ormai da qualche giorno

e io ho preso le istruzioni alla lettera: non mi muovo. Per fortuna abbiamo un giardino nostro in cui possiamo giocare un po’ a pallone, andare in bici, ascoltare musica e fare tutto il casino che ci pare. Ci penso e stimo davvero tanto chi, in questa circostanza, è costretto a vivere in appartamento, magari senza nemmeno una terrazza, con i bambini chiusi in casa da mattina a sera e, nonostante tutto, rispetta la regola base del momento. Perchè è vero che è meraviglioso passare del tempo insieme, condividere con la famiglia, fare tutte le cose per cui normalmente non abbiamo (o crediamo di non avere) tempo, ma è altrettanto vero che questo tempo extra si riduce drasticamente quando hai i figli letteralmente attaccati alla sottana 24/24. Perchè la scuola, ammettiamolo, un po’ ci aiuta anche in questo: parcheggiarli lì per qualche ora (tante ore), con baby sitter pagati dallo Stato che spesso ci piace anche criticare, attaccare, insultare, e che adesso, invece, non solo ci hanno abbandonato, ma hanno anche avuto il coraggio di riempirceli di compiti, questi figli! Compiti nei quali dovremo inevitabilmente aiutarli noi, perchè adesso non abbiamo più la scusa del lavoro, della spesa, dell’abbonamento già pagato in palestra o l’appuntamento già fissato dal parrucchiere. Eh no, adesso dobbiamo fare anche il lavoro di questi scansafatiche che invece si limitano a caricare paginate e paginate di esercizi su quel maledetto registro elettronico in cui non riusciamo nemmeno ad entrare perchè, diciamo la verità, fino ad oggi non ci avevamo neanche provato, tanto c’è ancora il diario, i compagni o l’infernale chat di classe in cui si trova sempre qualche anima buona (alias fesso) pronto a ripeterci i compiti assegnati, a fotografare le pagine del libro dimenticato o a riassumere l’ultima riunione con i prof.

I prof… quelli che adesso sono anche loro a casa con i propri figli, abbandonati (?) a loro volta dai rispettivi insegnanti e che si sono ritrovati a dover creare un sistema completamente nuovo, dall’oggi al domani, per continuare a portare avanti il lavoro, per cercare di far mantenere il ritmo ai ragazzi che, inevitabilmente, pensano di vivere una vacanza anticipata, ma che – soprattutto – cercano il modo per rimanere in contatto con loro.
Avete notato tutti che nella chat manca sempre qualcuno, alle riunioni partecipano sempre gli stessi genitori e nella raccolta dei soldi per le gite i ritardatari sono sempre i soliti. Ecco, loro, proprio gli stessi di sempre, sono gli assenti di oggi alla prima videolezione che siamo riusciti a coordinare ed organizzare. Vagabondi? Non proprio. Non tutti, almeno.
C. e L. non hanno internet in casa nè giga sufficienti sul telefonino (avete capito adesso perchè non vengono mai in gita?!) e se anche partecipassero, la videolezione non gli servirebbe poi tanto, viste le loro condizioni “speciali”, come D. e S. che invece sono presenti ma solo come silhouette perchè non possono seguire il ritmo, capire, eseguire; anche volendo, non ce la fanno. Per questo ogni giorno mi siedo accanto a loro, a turni, ripetendo la stessa cosa mille volte ma in mille modi diversi; a volte gli soffio il naso, li porto a sfogarsi in un’altra aula, gli do un pezzo della mia merenda e ricevo dalle loro mani un disegno, un origami, una caramella. Per questo la prof distribuisce verifiche differenziate: 7 verifiche diverse di letteratura, 7 di grammatica, 7 di storia, 7 di geografia. Le prepara calibrate su misura per ciascuno, poi le corregge, le restituisce e le corregge di nuovo in classe, questa scansafatiche

Oggi è stata una grande giornata perchè dopo una settimana sono riuscita a vedere circa la metà della classe e ho scoperto perfino che mi mancavano! Non ero obbligata a seguire questa lezione ma l’ho fatto con piacere, in silenzio, osservandoli a distanza ma sempre col sorriso. Poi, appena chiusa la lezione, ho chiamato V. per rispiegarle in privato tutto ciò che non aveva capito, come facciamo in classe. Dopodichè ho mandato via mail il riassunto a L.; ho corretto i compiti che A. mi manda dalla Cina (ebbene sì, la sua famiglia ha scelto di fare la quarantena proprio laddove tutto è iniziato), ho chiamato C. per staccarlo un attimo dai videogiochi e cercare di capire come posso far avere quelle informazioni anche a lui.
Insomma, per quanto la tecnologia sia un grosso aiuto nell’incredibile situazione che stiamo vivendo, è pur sempre limitata e non fa altro che ricordarci quanto sia importante il contatto umano, quanto sia importante stare vicini, toccarsi, abbracciarsi. Quindi speriamo che tutto questo passi in fretta e affinchè davvero vada tutto bene, io faccio la mia parte:

#iorestoacasa.