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Viaggi Sciamanici

Vivere – seppur dall’esterno – il “viaggio con lo sciamano” dei ragazzi che sono venuti da noi in Perú quest’estate, mi ha fatto ricordare il mio primo viaggio sciamanico.
Era il lontano 2007 quando partimmo alla volta del Messico con due guide davvero eccezionali: Cristobal Jodorowsky e Celso Bambi.

All’arrivo a Cittá del Messico ero emozionata come credo tutti i partecipanti del viaggio in Perú: quando mi sono presentata, all’uscita dall’aeroporto, cercavo di leggere nei loro occhi, nelle loro strette di mano e nelle domande che mi facevano per capire che cosa li avesse portati fin qui, che tipo di persone fossero e che cosa cercassero in quest’avventura.
Io ero arrivata da sola nel DF, ma sapevo che avrei incontrato compagni di viaggio e amici speciali, come infatti accadde!
Questo post é dedicato a loro. E a me. Quella me che non esisteva prima delle esperienze messicane, quella me che scoprii durante quelle settimane e quella me che ancora porto dentro nella me di adesso.

La prima persona che conobbi e quella con cui sono rimasta in piú stretto contatto fu la mia compagna di stanza: una madrileña tutto pepe che allora si chiamava Ana ed oggi si chiama Itzel.
Fu anche il primo abbraccio dopo il mio battesimo sulla cima della Piramide del Sol, “casualmente” proprio nel giorno del mio compleanno.
Con lei, dopo il Messico, ho condiviso la danzaterapia, tapas y cañas, il Reiki, lo stupendo film “Caotica Ana“, la meditazione Aum, le feste nelle cascine fuori Madrid e anche la gravidanza, dato che il suo “figlio misto” é nato pochi giorni dopo la mia bambina!

Le esperienze di quel viaggio sono state incredibili: i lavori energetici in luoghi fantastici, gli atti personali dopo letture di tarocchi, la riflessologia plantare del Maestro Ape ed il massage-bus (ribattezzato poi un giorno camera-a-gas-bus!); i balli scatenati, i bagni in piscina di notte, i pranzi in cui, se quella precisa persona si sedeva a quel tavolo, inevitabilmente si rovesciava un bicchiere; gli aku, lo studio dei sogni e dei segni che ogni giorno arrivavano a sconvolgerci, il tornado, il bagno nudi nel cenote di Chicken Itza, l’incontro con i Lacandones e la loro bevanda “purificante”; i rituali con i Maya che bevono cioccolato caldo e…sacrificano i passerotti.
Sarebbero infinite le storie da raccontare ed infiniti sono i ricordi che stanno riafforando poco a poco, anche grazie alle foto che sono andata a ricercare.

Ed é curioso come, rivedendo i volti di alcune persone che non ricordavo piú, ritrovi incredibili somiglianze con altre persone che ho poi incontrato nel mio cammino, tra cui naturalmente alcuni dei partecipanti al viaggio in Perú. Forse per questo mi son sentita particolarmente vicina a loro nonostante il poco tempo passato insieme, perché anche loro alla fine hanno viaggiato un pó in giro per il paese. Anche se i km che abbiamo macinato sulle ruote di quel bus sono infinitamemente di piú: da Ciudad de Mexico dritti a Tetitla, passando per il Mercado Magico de Sonora a Teotihuacan.


La Virgen de Guadalupe é giusto un attimo (quello che dura il tapis roulant su cui te la fanno vedere…) e poi via nelle meravigliose rovine di Palenque, dove si dormiva in bungalow circondati dall’odore di mango.
Scalare la cascata di Misol-ha e vedere il mondo dall’interno era qualcosa di eccezionale, cosí come il fatto di poter partecipare nei rituali Maya de La Cruz Parlante di Chockén o in quelli dei Lacandones in Guatemala.
E poi passare dagli insetti di Valladolid al magico mondo posticcio di Playa del Carmen: un inaspettato shock culturale!


Il viaggio sul catamarano nudista con immersione nell’oceano, le quesadillas mangiate per strada, le scalate ai monti, il Temaxcal di Coyote Viejo, la lettura delle uova di Don Miguel…sembrava un fessacchiotto, Don Miguel, e invece ne sapeva a pacchi.
Ricordi meravigliosi di un viaggio che ti cambia la vita.
Il primo della serie, certo, ma forse proprio per questo il piú importante.
E allora:

¡Que Viva Mexico!

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Crema solare anche in inverno

Oggi parlo anch’io di creme solari.

Sicuramente per la maggior parte dei lettori risulterà un argomento assolutamente in linea coi tempi (perchè so che siete tu lì, in fila verso il mare…), mentre per quelli che pensano che qui da noi in Perù adesso è inverno, potrebbe risultare strano che io tocchi l’argomento…
E invece vi racconto che proprio per noi, anche in questo periodo dell’anno, il protettore solare è assolutamente fondamentale.

A questi 3000epassa metri d’altezza su cui camminiamo ogni giorno, il sole picchia inesorabile soprattutto al mattino presto, fino all’ora di pranzo, ed arriva molto più diretto grazie anche al fantastico buco dell’ozono che ci sovrasta…
Poi, appena cala un pò, comincia invece un frescolino che si trasforma presto in un freddo bestiale, specialmente la sera e la notte.
Insomma, nell’oasi climatica in cui ci troviamo, abbiamo il piacere di godere di tutte le 4 stagioni in un solo giorno!
Naturalmente questo ci obbliga a seguire alcune semplici regole di “sopravvivenza” tipo:
– uscire sempre con protettore solare ad alto fattore, cappello (rigorosamente di paglia!) e occhiali da sole
vestirsi a strati e non dimenticare mai il maglione di lana o un bel giaccone se decidiamo di stare fuori fino a tardi

Ora, queste semplici regole vengono suggerite anche ai turisti che in questo periodo dell’anno popolano la città e naturalmente sono risapute da chi viene qui regolarmente da molti anni, come ad esempio la famiglia di mio suocero, che è arrivata un paio di giorni fa portandoci un bel carico di affetto italiano!
Eppure oggi ho dovuto ricordarlo alla mia suocera n.2 (lo sapete che la nostra famiglia è molto allargata e complicata no?!) quando ho visto che stava lasciando mia figlia a cucinarsi sotto il solleone nel suo passeggino
Lei si era offerta di tenerla mentre noi andavamo a sbrigare alcune cose e, dato che voleva portarla a fare una passeggiata, siamo scesi tutti insieme. Arrivati fuori si è messa a parlare con un’amica mentre la piccina aveva già buttato in terra il suo cappello (come al solito) e, curiosa di provare il brivido dell’autocombustione, si stava praticamente togliendo i pantaloni per vedere anche le sue gambe -bianco latte- trasformarsi in peperoncini, come già era successo alle sue guancie.
All’inizio ho aspettato pensando “dai, adesso se ne accorge”, ma quando ho visto che non era proprio così, gliel’ho fatto notare.
– Ma ha su il protettore – mi ha risposto lei.
Ed effettivamente le avevamo messo la solita crema protezione 50 di ogni giorno, ma non è sufficiente se resti fermo immobile, a mezzogiorno, rivolto proprio verso il sole. Così le ho chiesto per favore di girare il passeggino di 180 gradi e solo allora mio marito ha fatto rombare la moto e siamo partiti un pò più sollevati.

Morale della storia?
Sotto il sole, usate una buona protezione.
Se la volete biologica per paura degli elementi cancerogeni che si dice possono contenere, va bene, scegliete quella che preferite e vi fa sentire meglio, ma usatela!

E` nato l’Angolo Ricette!

Da una bella discussione su allattamento e svezzamento nata sulla nostra pagina facebook, è venuta fuori un’idea altrettanto bella: aprire un “angolo ricette” qui sul blog.

Mandateci le vostre ricette da ogni parte del mondo e così potremo godere tutti di una varia cucina internazionale! Mandatene tante per mantenere vivo il nostro angolo e renderlo un appuntamento fisso.
La prima, semplicissima, ve la dò subito:

CAMOTE REBOZADO alla peruviana

INGREDIENTI:
camote (detto anche “patata dolce“)
formaggio fresco
uovo
farina
acqua
sale
olio per friggere

PREPARAZIONE:
Lessate il camote in acqua e sale.
Sbucciatelo e tagliatelo a fette piuttosto spesse. Tagliate il formaggio in fette della stessa misura delle rondelle di camote. Prendete due rondelle di camote e farcitele con una bella fetta di formaggio. Preparate una pastella per friggere con acqua, farina e sale. Scaldate l’olio e friggete le varie rondelle ben impregnate con la pastella.
Questo piatto, che è un pò secco, si accompagna bene con un’insalata di pomodori, cipolla e ravanelli.
E naturalmente riso bianco, immancabile in Perù! 🙂

E ora due notizie sul camote:

si tratta di un umile tubercolo in grado di prevenire il cancro allo stomacoproblemi al fegato e con proprietà antiossidanti; è il settimo prodotto più coltivato al mondo per i suoi valori nutrizionali, contiene più betacarotene di qualunque altro alimento ed in Africa è chiamato “cilera abana”: protettore dei bambini. In Giappone si coltiva camote ogni volta che un campo di riso viene distrutto da un tifone.

Esiste la variante a “polpa arancio“, che contiene vitamine A e C, ferro e potassio, e quella a “polpa viola” (è proprio viola!) dichiarato capace di riardare l’invecchiamento grazie alle sue proprietà antiossidanti.
Si considera un ottimo supplemento per le persone con problemi di denutrizione.

Vaccini cap.2

Per la serie “a volte ritornano”, eccoci di nuovo a parlare di vaccini.

Presa la decisione di tornare in Perù, la pediatra ha detto che avremmo dovuto fare anche il vaccino per la tubercolosi (che, come faceva notare Fede in un commento, a Londra ad esempio è obbligatoria), quindi ho preso l’appuntamento ed ho scoperto che…il vaccino è efficace solo se fatto entro il 5° mese di età, quindi per noi è già troppo tardi!
E allora?
In questi casi bisogna prima fare il “test mantoux” – l’iniezione di una piccola quantità di tubercolina per vedere la reattività ad un eventuale contatto col batterio – e, in caso di risposta negativa, si può passare alla vaccinazione, che però da una copertura soltanto del 30% circa.

La prima reazione è stata naturalmente di FASTIDIO perché la pediatra è stata un po’ … distratta.
La prima volta che siamo andati in Perù la mia bambina aveva 2 mesi: perché non me lo ha fatto fare allora?!  Domanda da fare appena la vedo, chiaro, con annessa tirata del suo capello rosso fuoco.
Ma poi l’altra riflessione è venuta la mattina in cui siamo andate a fare il famoso test: nella sala d’attesa c’erano 3 bimbi albanesi, 2 russi, un folto gruppo di africani (bambini e adulti) ed una piccola pachistana. Era forse un evento vedere tante nazionalità riunite nella stessa stanza? Assolutamente no. La nostra città è fortemente multietnica ed i bambini “italiani di genitori italiani” che incontriamo, sempre meno. Ecco allora che, come si diceva in un altro commento, non solo chi viaggia va verso il batterio ma spesso è il batterio stesso che viene “importato”…

Comunque, dato che eravamo in ballo, abbiamo “ceduto” anche all’epatite A che, oltre ad essere consigliata per certe zone tra cui appunto il Perù, era stata appena diagnosticata ai nostri cuginetti, quindi, anche in questo caso: vaccino si!

Meglio aver paura che buscarne, si dice da queste parti…

Ricordi di “terremoto”…

Oggi la terra ha tremato un pò in tutta Italia. Io l’ho sentito appena, ma mi son ricordata lo spavento la prima volta che ho vissuto davvero una scossa. Era il 6 maggio 2010, mi trovavo in casa ad Arequipa e questo fu il racconto immediato che mandai ad alcuni amici. E’ un pò lungo, ma lo voglio condividere con tutti…scaramanzia o esorcismo

Per la cronaca: l’epicentro del terremoto di 6.5 gradi fu intorno a Tacna (400 km. di distanza), durò…tanto e provocò 11 feriti (!)

… recuerdos …

I vetri della finestra tremano sempre con il vento, quindi ormai non ci faccio più caso. Stavolta però era davvero troppo forte e subito il letto ha cominciato a tremare e…all’inizio non capivo…”Trema, trema tutto” – pensavo – “È la solita piccola scossa, ora passa.”
Teoricamente ero “preparata“: che vuol dire semplicemente che sai che prima o poi ti toccherà, ma in realtà ho scoperto che…non sono preparata per un cazzo!
Sono rimasta paralizzata: aspettavo che finisse e invece non finiva e tutto sussultava e io avevo paura di mettere i piedi per terra e continuavo a guardarmi intorno e mi chiedevo se fosse meglio fare qualcosa (che vuol dire scappare!) come sostiene qualcuno, o restare calma ed immobile, come invece dice qualcun altro.
Ho scelto la seconda, anche se dubito sia stato per volontà propria e propendo più per l’ipotesi di “paralisi da cacarella”…infatti, appena gli oggetti hanno cominciato a cadere dai mobili, son saltata come una molla! Ho afferrato il telefono (unico mezzo di comunicazione con…boh, just in case) e sono andata a piantarmi nel punto stabilito quando facemmo le prove. Perché qui ci si prepara e si studiano i punti sicuri.

Non so se il mio pensiero fosse accellerato o se davvero la scossa sia stata tanto lunga come mi sembrava, ma mentre stavo accartocciata sotto la porta in posizione triangolo (come suggerisce anche la tele), mi son resa conto di essere in CIABATTE e non avete idea di quanto avrei desiderato un bel paio di scarponi da trekking legati stretti!!
Ora però non si poteva fare altro che aspettare. Aspettavo che tutto cominciasse a cadermi addosso o che si aprisse la terra sotto i piedi, ma invece era solo un sussulto continuo…

Quando tutto è finito, ha squillato il telefono: mia cognata mi chiedeva come stavo e suggeriva di andare ad aprire il portone del piano di sotto, per evitare di rimanere bloccati. “Un corno! Io il portone lo apro e lo infilo per correre da voi!” Ho detto imparanoiata. “Come vuoi, ma ormai dovrebbe essere passato” dice lei  con la sua calma sudamericana “Apri solo per sicurezza, finché non arriva mio fratello”.
Una volta riattaccato il telefono ho cominciato a chiedermi: e ora che faccio? Aspetto che succeda qualcosa o continuo la mia vita normalmente? Ah, chiaramente a quel punto le scarpe me le ero già infilate! E all’improvviso un’incredibile voglia di andare in bagno ma sai che c’è? Non voglio certo che mi sorprenda sul vaso, così poi mi intreccio nelle mutande nel tentativo di scappare e mi ritrovano affogata nella tazza e con il culo ignudo all’aria. No, non deve essere un bello spettacolo. La posso reggere ancora un po’.

Mio marito mi chiama e dice che sta arrivando. Mi tranquillizzo un po’. Non so perché, dato che non è che stia per arrivare superman che può portarmi in salvo nell’alto dei cieli, ma almeno non sarò sola. Allora intanto mi accendo una sigaretta, che magari mi calma i nervi. E invece eccola lì, la scossettina di assestamento. E vaffanculo! Stavolta sì, infilo la porta e scendo nel callejon (praticamente è una stradina interna su cui si affacciano le nostre case, protette dalla strada con un enorme cancello di metallo che se si torce un po’ ci rinchiude tutti come topolini in gabbia…), mi siedo sulla porta con la mia sigaretta e mi guardo intorno: tutte le altre porte del vicinato sono aperte, le luci accese ma nessuno si muove.
Appena realizzo cos’è tutto quello che potrebbe cadermi in testa se resto lì, decido che preferisco starmene seduta sotto la porta. Finisco la sigaretta e torno su. Ormai è passata davvero. Però quasi quasi stanotte dormo con le scarpe!!

Ecco, alla fine non è successo nulla e questo è più che altro lo sfogo istantaneo di una sensazione inspiegabile che giuro non auguro a nessuno!
Poi è passata anche la paura, quando lui  si è presentato (abituato e tranquillo come nulla fosse) con una birretta, un cioccolato e…una bella camomilla!!

Tortelli e pargoli

Com’è ormai tradizione, la vigilia di Natale tutti gli amici che rientrano in Italia si incontrano con quelli che ci stanno sempre per la classica cena a base di TORTELLINI ed i tortellini, naturalmente, li prepariamo noi!

Purtroppo quest’anno siamo arrivati un pò tardi e quindi era praticamente già tutto pronto, restavano solo da preparare gli antipasti ed apparecchiare la tavola.
Ma i cambiamenti alla tradizione sono stati ben altri…che sia un segno del tempo che avanza? (e della vecchiaia che incombe, sig!)
Innanzitutto niente aperitivi, forse perchè mancava il maestro, che però ci ha mandato un buon vinello e così si è beccato comunque un bel brindisi in suo onore. (Grazie!)
Ma soprattutto la grande novità è stata negli invitati: infatti intorno alla nostra tavola c’erano ben 5 pargoli e dunque è stata una deliziosa vigilia dei piccoli!

C’erano i toscanissimi Marta e Andrea, la mia quasi peruviana, l’italo/portoghese Diego arrivato dalla Danimarca e la più piccola, Bianca, atterrata direttamente da Londra con il suo quarto di sangue americano ed un look very Christmas!
Vederli tutti insieme mentre si rubavano i giocattoli,  mangiavano le figurine del WWF, facevano volare le macchinine e correre i palloncini era uno spettacolo davvero unico! Un segno evidente di come le cose inevitabilmente cambiano ma restando sempre un pò uguali…
Così ci si chiedeva cosa succederà a questi piccoli una volta diventati grandi, se resteranno anche loro amici degli amici dei genitori o se invece si perderenno semplicemente. E in realtà poco importa, perchè ognuno sceglierà la strada che preferisce, quella che li farà sentire bene, proprio come in quei momenti ci sentiamo bene noi.

E intanto ancora un’altra cena dei tortelli è passata…

Inkariy approda in città

Il Perù è parte della nostra vita
La Pachamama è il nostro credo
Il mistero è il nostro motore
Mamani è nel nostro cuore

Quindi è con piacere che diffondiamo questa bella iniziativa: la presentazione del libro e dei video girati presso la Scuola “De la Vida y la Paz” – sostenuta proprio grazie alla vendita dei libri di questo autore che ne è il promotore. Perchè bisogna partire dall’educazione dei piccoli per andare verso una una nuova umanità!

Appoggiateci anche voi: diffondete!

Quando eravamo due…

Un paio di settimane fa siamo arrivate in Perú, nella nostra piccola casetta.
E’ bello sentirsi “a casa“, un luogo che riconosci come tuo e in cui tu stessa ti riconosci.
Qui tutto é esattamente come l’avevo lasciato mesi fa, quando decisi di tornare a partorire in patria. Eppure tutto é cambiato, perché in questo nido (termine azzeccatissimo dato che condividiamo i pochi metri quadrati con una famiglia di odiosi piccioni che ogni tanto trovano anche un buco per entrare in casa dal tetto) che era per due, adesso siamo tre, con orari ed abitudini completamente sconvolte.

E’ stato qui che ho scoperto di essere incinta; é stato qui che ho deciso di tenere la creatura nonostante tutte le nostre difficoltá; é stato qui che lei ha cominciato a crescere dentro di me ed é qui che, ora, mi sta facendo crescere attraverso di lei.

Ed é inevitabile che ogni giorno, in ogni gesto ed ogni parola, io ricordi il periodo dell’attesa

Estate – Inverno 1 a 1

Ovvero: come passare da una stagione all’altra in 24 ore.

A soli 2 mesi d’etá, Ginevra ha fatto il suo primo volo intercontinentale: siamo partiti dall’Italia con i quasi 40 gradi di un luglio insolitamente caldo, per atterrare in un Perú avvolto da un altrettanto insolito, rigido inverno.
Mentre preparavo la valigia, cercavo di ricordare con precisione com’era il clima in questo periodo e naturalmente avevo preso soltanto i vestititini piú pesanti: completini di ciniglia, salopette di lana, un micro giubbotto rosa, jeans ma anche magliette di cotone, perché di solito il sole, durante il giorno, é talmente forte che si sta benissimo a mezze maniche. Invece quest’anno il freddo é esagerato e non solo sto passando da una maglia di lana all’altra, ma abbiamo dovuto comprare anche calze e calzini pesanti, a parte tenere la mia principessa sempre avvolta in una coperta che le é valso il soprannome di “tamalita” (tamal: pietanza a base di farina di mais avvolta in foglie di vite) e sempre con un cappello in testa per evitare che le si gelino i neuroni neonati! Il babbo, inoltre, é corso subito a comprare una stufa da mettere in camera – perché qua i riscaldamenti non esistono – e l’ha sparata al massimo, con il risultato che si é vista una fiammata azzurra e poi una bella nuvola di fumo nero che ha avvolto la stanza!
Mi sono spaventata ed ho cominciato a urlare perché lui era lí che continuava a smanettare intorno alla corrente, ma alla fine é stato solo un corto circuito per cui é bastato cambiare tutti i fili e gli attacchi e decidere di non spingere piú la povera macchina al massimo…

E in tutto questo la giovane esploratrice é stata fantastica: in questo viaggio lunghissimo é stata tranquilla e felice, dormendo quasi sempre: nel treno verso la Svizzera per raggiungere il nonno che ci avrebbe accompagnate nella traversata; in macchina verso l’aeroporto; al check in, alla partenza e all’atterraggio, togliendomi il patema che mi divorava pensando alla possibile sofferenza delle sue orecchie, alla sua antipatia per il marsupio in cui avevo deciso di trasportarla ed anche alle possibili coliche che ogni tanto la contorcevano.
Niente di tutto ció.

Abbiamo viaggiato quasi 2 giorni senza problemi, fino ad arrivare all’aeroporto dove il babbo doveva aspettarci…ma naturalmente era in ritardo, e allora si, é stato chiarissimo che eravamo arrivati: Bienvenidos a Perú!

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