Oggi la terra ha tremato un pò in tutta Italia. Io l’ho sentito appena, ma mi son ricordata lo spavento la prima volta che ho vissuto davvero una scossa. Era il 6 maggio 2010, mi trovavo in casa ad Arequipa e questo fu il racconto immediato che mandai ad alcuni amici. E’ un pò lungo, ma lo voglio condividere con tutti…scaramanzia o esorcismo

Per la cronaca: l’epicentro del terremoto di 6.5 gradi fu intorno a Tacna (400 km. di distanza), durò…tanto e provocò 11 feriti (!)

… recuerdos …

I vetri della finestra tremano sempre con il vento, quindi ormai non ci faccio più caso. Stavolta però era davvero troppo forte e subito il letto ha cominciato a tremare e…all’inizio non capivo…”Trema, trema tutto” – pensavo – “È la solita piccola scossa, ora passa.”
Teoricamente ero “preparata“: che vuol dire semplicemente che sai che prima o poi ti toccherà, ma in realtà ho scoperto che…non sono preparata per un cazzo!
Sono rimasta paralizzata: aspettavo che finisse e invece non finiva e tutto sussultava e io avevo paura di mettere i piedi per terra e continuavo a guardarmi intorno e mi chiedevo se fosse meglio fare qualcosa (che vuol dire scappare!) come sostiene qualcuno, o restare calma ed immobile, come invece dice qualcun altro.
Ho scelto la seconda, anche se dubito sia stato per volontà propria e propendo più per l’ipotesi di “paralisi da cacarella”…infatti, appena gli oggetti hanno cominciato a cadere dai mobili, son saltata come una molla! Ho afferrato il telefono (unico mezzo di comunicazione con…boh, just in case) e sono andata a piantarmi nel punto stabilito quando facemmo le prove. Perché qui ci si prepara e si studiano i punti sicuri.

Non so se il mio pensiero fosse accellerato o se davvero la scossa sia stata tanto lunga come mi sembrava, ma mentre stavo accartocciata sotto la porta in posizione triangolo (come suggerisce anche la tele), mi son resa conto di essere in CIABATTE e non avete idea di quanto avrei desiderato un bel paio di scarponi da trekking legati stretti!!
Ora però non si poteva fare altro che aspettare. Aspettavo che tutto cominciasse a cadermi addosso o che si aprisse la terra sotto i piedi, ma invece era solo un sussulto continuo…

Quando tutto è finito, ha squillato il telefono: mia cognata mi chiedeva come stavo e suggeriva di andare ad aprire il portone del piano di sotto, per evitare di rimanere bloccati. “Un corno! Io il portone lo apro e lo infilo per correre da voi!” Ho detto imparanoiata. “Come vuoi, ma ormai dovrebbe essere passato” dice lei  con la sua calma sudamericana “Apri solo per sicurezza, finché non arriva mio fratello”.
Una volta riattaccato il telefono ho cominciato a chiedermi: e ora che faccio? Aspetto che succeda qualcosa o continuo la mia vita normalmente? Ah, chiaramente a quel punto le scarpe me le ero già infilate! E all’improvviso un’incredibile voglia di andare in bagno ma sai che c’è? Non voglio certo che mi sorprenda sul vaso, così poi mi intreccio nelle mutande nel tentativo di scappare e mi ritrovano affogata nella tazza e con il culo ignudo all’aria. No, non deve essere un bello spettacolo. La posso reggere ancora un po’.

Mio marito mi chiama e dice che sta arrivando. Mi tranquillizzo un po’. Non so perché, dato che non è che stia per arrivare superman che può portarmi in salvo nell’alto dei cieli, ma almeno non sarò sola. Allora intanto mi accendo una sigaretta, che magari mi calma i nervi. E invece eccola lì, la scossettina di assestamento. E vaffanculo! Stavolta sì, infilo la porta e scendo nel callejon (praticamente è una stradina interna su cui si affacciano le nostre case, protette dalla strada con un enorme cancello di metallo che se si torce un po’ ci rinchiude tutti come topolini in gabbia…), mi siedo sulla porta con la mia sigaretta e mi guardo intorno: tutte le altre porte del vicinato sono aperte, le luci accese ma nessuno si muove.
Appena realizzo cos’è tutto quello che potrebbe cadermi in testa se resto lì, decido che preferisco starmene seduta sotto la porta. Finisco la sigaretta e torno su. Ormai è passata davvero. Però quasi quasi stanotte dormo con le scarpe!!

Ecco, alla fine non è successo nulla e questo è più che altro lo sfogo istantaneo di una sensazione inspiegabile che giuro non auguro a nessuno!
Poi è passata anche la paura, quando lui  si è presentato (abituato e tranquillo come nulla fosse) con una birretta, un cioccolato e…una bella camomilla!!

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