Per la serie “a volte ritornano”, eccoci di nuovo a parlare di vaccini.

Presa la decisione di tornare in Perù, la pediatra ha detto che avremmo dovuto fare anche il vaccino per la tubercolosi (che, come faceva notare Fede in un commento, a Londra ad esempio è obbligatoria), quindi ho preso l’appuntamento ed ho scoperto che…il vaccino è efficace solo se fatto entro il 5° mese di età, quindi per noi è già troppo tardi!
E allora?
In questi casi bisogna prima fare il “test mantoux” – l’iniezione di una piccola quantità di tubercolina per vedere la reattività ad un eventuale contatto col batterio – e, in caso di risposta negativa, si può passare alla vaccinazione, che però da una copertura soltanto del 30% circa.

La prima reazione è stata naturalmente di FASTIDIO perché la pediatra è stata un po’ … distratta.
La prima volta che siamo andati in Perù la mia bambina aveva 2 mesi: perché non me lo ha fatto fare allora?!  Domanda da fare appena la vedo, chiaro, con annessa tirata del suo capello rosso fuoco.
Ma poi l’altra riflessione è venuta la mattina in cui siamo andate a fare il famoso test: nella sala d’attesa c’erano 3 bimbi albanesi, 2 russi, un folto gruppo di africani (bambini e adulti) ed una piccola pachistana. Era forse un evento vedere tante nazionalità riunite nella stessa stanza? Assolutamente no. La nostra città è fortemente multietnica ed i bambini “italiani di genitori italiani” che incontriamo, sempre meno. Ecco allora che, come si diceva in un altro commento, non solo chi viaggia va verso il batterio ma spesso è il batterio stesso che viene “importato”…

Comunque, dato che eravamo in ballo, abbiamo “ceduto” anche all’epatite A che, oltre ad essere consigliata per certe zone tra cui appunto il Perù, era stata appena diagnosticata ai nostri cuginetti, quindi, anche in questo caso: vaccino si!

Meglio aver paura che buscarne, si dice da queste parti…

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