Da qualche settimana girava questa proposta, fatta dal mio amato e stimato maestro Alejandro  Jodorowsky (che non vedo ormai da tanti anni ma seguo sempre con affetto):

PARA EQUILIBRAR LA TRAGEDIA AMAZÓNICA PROPONGO COMO ACTO MUNDIAL PSICOMÁGICO. QUE EL SIETE DE SEPTIEMBRE CADA SER HUMANO CONSCIENTE PLANTE UN ÁRBOL, O SIEMBRE UN ÁRBOL, EN CUALQUIER SITIO QUE LE SEA POSIBLE.

Pubblicata su una delle sue pagine, cominciò a girare via whatsapp, poi si diffuse su facebook, rimbalzò su instagram e via così fino a diventare virale. Alcuni gruppi, in tutto il mondo, vi crearono intorno eventi e movimenti. Io decisi subito che avrei aderito alla proposta, girandola a mia volta a qualcuno che sapevo avrebbe apprezzato e mi trovai anche a discuterne con qualcun altro che cercava dei “però” razionali. Anche se non conoscete la psicomagia e non avete mai fatto atti psicomagici prima, concorderete sul fatto che già il nome, di per sè, suggerisce di lasciarsi guidare più da “altro” che non dalla logica.

Giovane melograno all’ombra del grande pino

La data scelta – come spiega Alejandro – è simbolica: 7 è il numero più ricettivo, settembre ha al suo interno il “SE” di SEminare (SEmbrar in spagnolo, lingua madre del padre della psicomagia) inoltre – aggiungo io – il 7 settembre è anche il giorno dell’indipendenza del Brasile, dove tutto il disastro della Foresta Amazzonica ha avuto inizio.
Non è il periodo giusto per la semina, hanno detto. Sì, nel nostro emisfero non è il periodo migliore, ma ci sono comunque piante che possono essere travasate anche adesso. Basterà chiedere in un buon vivaio, cosa che noi abbiamo fatto quando siamo andati, indecisi fra ulivo, limone, pero e il melograno che voleva nostra figlia. Ci hanno consigliato proprio quest’ultimo che, da tradizione, è anche di buon auspicio.

Preparando il terreno

Non si può consigliare di piantare “a caso”, hanno detto. Certo, ma penso che a nessun essere umano cosciente (quelli chiamati a raccolta nel post) verrebbe in mente di mettere magari una pianta della jungla in pianura padana, e comunque lo stesso vivaista preparato ci indicherebbe anche questo: piante adatte al terreno in cui stiamo andando a lavorare. Il melograno, dalle nostre parti, c’è e ci sta bene.

Sembrando vida

Non si può consigliare di piantare “ovunque”, hanno detto. Ancora una volta, chi vorrebbe prendere alla lettera le indicazioni rischiando magari una multa per piantumazione su suolo pubblico? O fare uno sforzo fine a se stesso andando a mettere la pianta in un luogo remoto dove non tornerà mai più? Piantare l’albero significa anche prendersene cura, quindi ovviamente va sistemato laddove potremo annaffiarlo, curarlo, parlarci e godere della sua crescita e, perchè no, dei suoi frutti.

                                                Tutti figli della Terra

Noi lo abbiamo piantato nel giardino della vecchia casa di famiglia, quella in cui sono nata e cresciuta, e da cui sono rimasta lontana per oltre una decade. Quindi tornarvi e piantarvi l’albero a sei mani, con la nuova famiglia che mi sono creata lontano, per me è stato addirittura un atto doppio.
Inoltre abbiamo scelto un punto da cui il nuovo alberello potesse guardare dritto il grande pino che, da bambini, avevo seminato con mio fratello quando era ancora un semplice pinolo germogliato nel cotone. Un esempio di forza e del potere dell’amore.
Inutile dire che il giorno dopo una bella pioggia è venuta a salutare il nuovo arbusto comparso in giardino, circondato da una terra bisognosa di nutrimento e assestamento.

Ancora una volta, Grazie Maestro. E Grazie a chiunque abbia partecipato, con noi, a questo nuovo atto psicomagico globale #pornuestroplaneta.