Uno striscione alla manifestazione in Piazza Santa Maria delle Carceri

Oggi è il 23 marzo. E che giorno è, il 23 marzo? È il primo sabato di primavera.

E oggi sembra davvero primavera: c’è il sole, il cielo sgombro, l’aria fresca, le margherite nei prati. Sarebbe un sabato perfetto per andare a passeggiare sulla ciclabile, lungo il Bisenzio, fino ai giardini pieni di giochi per i bambini. Si dovrebbe andare a girellare oggi, invece non si può, perchè la città è blindata, il viale lungo il fiume è chiuso, i parcheggi sono proibiti e c’è la polizia ad ogni incrocio. Ah sí, c’è anche un gruppo di ignoranti che oggi faranno loro una delle nostre piazze; e non è un’offesa, lo dico nel senso latino del termine: essi “ignorano” che ciò che faranno è considerato reato per la Costituzione del nostro Paese, quella Patria che tanto esaltano e che dicono di voler difendere.  Infatti non propongono una manifestazione per celebrare la nascita dei fasci di combattimento, no, offrono una manifestazione contro l’immigrazione clandestina; sarà per questo che vanno a manifestare davanti al tempio buddista alle spalle della nostra China Town? Mi piace dire “nostra” perchè ormai da decenni China Town è parte della città, così come la zona indiana e pure quella africana del centro, mentre albanesi e rumeni  sono più sparpagliati qua e la.

Tutti questi immigrati (clandestini o meno) sono parte di noi, i loro figli studiano nelle nostre scuole e ogni giorno – passatemi il francesismo – ci facciamo un mazzo tanto non soltanto per insegnargli l’italiano e tutte le altre materie (incluso quella storia in cui, per fortuna, ancora si ricordano i disastri provocati dal fascismo), ma ci sforziamo anche di creare integrazione, compresione, si lavora sulla multiculturalità come ricchezza delle classi in cui gli stranieri sono oltre un terzo degli alunni.
Ma allora perchè c’è gente in città che vuole fare questa strana manifestazione? Beh, in realtà questi non sono cittadini nostri, è gente di fuori, arriveranno in treno e sfileranno fino alla Piazza, con le loro divise nere, le loro bandiere nere, le loro anime nere. Oggi sono loro gli stranieri che vengono ad oscurarci il primo, meraviglioso, sabato di primavera; che ci impediscono di andare a giocare a palla ai giardini; che obbligano i negozi a chiudere presto perchè tanto la gente non può circolare; che costringono tutti i corpi di guardia a dedicarsi a loro; che sporcano i muri e la memoria, che spesso è labile, ma non oggi, non per i pratesi.

I pratesi hanno nonni che son stati portati a morire nei campi di concentramento, zii che son stati arrestati perchè nascondevano i partigiani, nonne che portano ancora oggi addosso i segni delle torture, giovani zie che si lanciavano dai tetti pur di non farsi violentare dai fascisti e una medaglia al valor militare per la guerra di liberazione.
I pratesi sono dei brontoloni, son vocioni e parecchio sguaiati, ma è gente perbene, che brontola perchè crede nei diritti, vocia perchè vuole farsi ascoltare e, soprattutto, ama il colore e l’allegria. Quindi, oh uomini neri, prendetevelo pure questo pezzo di parcheggio che noi ci teniamo la piazza vera, quella bella, e trasformiamo le vostre offese in canti, il nero in colore, il dolore in una festa.

Ed è di nuovo Liberazione!

 

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