Viaggi da quarantena

forno-a-legna

Scoprire posti nuovi è il sogno e la prerogativa dei viaggiatori dello spazio.

Riscoprire vecchi posti è il piacere e la capacità dei viaggiatori del tempo.
Perchè tornare in un posto già conosciuto significa tornare al momento in cui il noi che eravamo allora scoprì quel luogo, quel panorama, quel colore del cielo, quell’odore dell’aria; il colore e calore delle pareti, l’abilità di uno scultore, un falegname, un fabbro venuto da un’altra epoca. La musica che ci accompagnò allora è diversa da quella che ascoltiamo oggi, proprio come la sensazione che passa dal “vedere per la prima volta” al “vedere di nuovo per la prima volta“. Pensando ai posti da riscoprire immaginiamo la vetta di una montagna, una cattedrale imponente, una spiaggia cristallina o un villaggio di capanne sperdute. Nella situazione in cui ci troviamo questo è praticamente impossibile, eppure io ho riscoperto un posto nuovo anche restando chiusa in casa.

Fuori, nel giardino della vecchia casa di famiglia, costruita assai prima della mia venuta al mondo, c’è una stanza che un tempo è stato un piacevole luogo di ritrovo ma ormai da molti anni non è altro che il ripostiglio per la lavatrice di mia nonna. Noi l’abbiamo sempre chiamata “la stanzina“, un ambiente (relativamente) piccolo in cui troneggiano il caminetto e un bel forno a legna; una tavola rotonda, un vecchio mobile della cucina dismessa e una panca di legno sono tutta la mobilia di questa tana per ragni. C’è anche un bagnetto con una doccia che penso nessuno abbia mai usato, nei secoli dei secoli. In tutti gli anni di vita all’estero ho sempre ripensato alla stanzina come un luogo magico, in cui avrei voluto rifugiarmi seduta magari su un comodo divano davanti al camino scoppiettante, ma per fare il fuoco ci vuole tempo, ci vuole legna e soprattutto una motivazione valida. La quarantena aveva tutte queste caratteristiche e allora riscoprire la stanzina è stato inevitabile.

polenta-cotta-al-camino

Non so più quante settimane fa sia successo; da quando viviamo in questo tempo sospeso, congelato, mi è difficile tenere il calcolo dei giorni e spesso non so nemmeno “quante ne abbiamo oggi”, però so che faceva freddo (quindi era prima dell’arrivo della primavera), veniva buio presto (quindi era prima del cambio all’ora legale) e il locked down non era stato ancora dichiarato ufficialmente perchè il giorno in cui decidemmo di accendere il camino, senza averlo programmato, invitammo anche i nostri cuginetti. Nemmeno l’epoca delle enormi spese da quarantena era iniziata, quindi in casa c’era quel c’era, ma noi improvvisammo una cenetta semplice che risultò lo stesso assai piacevole.
La polenta del giorno prima e rassodata al punto giusto, arrostita sul fuoco e condita “solo” con olio extra vergine d’oliva. La melanzana grigliata vicino alle fiamme, le olive verdi e nere, il salame toscano, le mozzarelline, le bruschette con l’aglio e le patate cotte sotto la cenere. C’era anche il dolce, antico come la stanza che ci aveva accolti: mele cotte sul fuoco, affogate in vino rosso e zucchero.

cena-toscana

Finita la cena, le risate, i canti e balli dei ragazzini entusiasti, rimaneva ancora il piacere delle fiamme ballerine che non poteva certo essere sprecato! Così, dopo aver messo a letto la bambina, io e mio marito tornammo giù, seduti davanti al camino, nel buio totale della notte, a viaggiare lontano con gli spiriti del fuoco che si presentavano nelle ombre proiettate sulla parete e ci portavano avanti e indietro nel tempo. Niente blocco, nessuna prigionia, libertà totale ed assoluta in quel meraviglioso viaggio nel tempo. Che non abbiamo potuto fare altro che ripetere ancora e ancora.

E così, qualche giorno dopo, fu la volta del forno…

 

 

 

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