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figli misti, famiglie alternative ed idee geniali

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Riuso, Riduco, Riciclo

Il (mio) mercatino delle pulci!

Che mi piacciono le pulci si sapeva!

Non quelle di cani o gatti, ma quelle degli oggetti vecchi con una vita già vissuta, tanta energia addosso e nuovi cammini ancora da percorrere. Perchè “riusare” o “riciclare” significa anche questo: non soltanto aiutare il pianeta – inquinando e producendo meno – o aiutare le persone a spendere meno, ma anche mantenendo vivi tutti quegli oggetti che hanno fatto parte di noi, della nostra casa, dei nostri cari e che spesso ci dispiace buttare via. Per questo continuiamo a tenerli lì, mentre occupano spazio e prendono polvere, inutilizzati ormai da secoli, eppure senza trovare il coraggio di farli sparire.
Attaccamento: un bisogno emozionale, non certo materiale.

E non sottovalutiamo poi i famosi regali inutili, quelli di cui non sai veramente cosa fartene o quelli incredibilmente brutti, per cui aspetti solo il momento buono per riciclarli, a volte con un leggero senso di vergogna, a volte con la paura di rigirarlo magari proprio a chi te lo aveva dato! Sembra una scemenza e invece è un dettaglio importante, da tenere sempre in considerazione: me lo ha insegnato la mia amica Renata (una maestra nell’arte del riciclo del regalo) con un  piccolo errore… Per il mio compleanno mi rifilò la sciarpa regalatale dai colleghi e che, sfortunatamente, mi aveva mostrato all’epoca per sottolineare il malgusto dei suddetti ed “il colore da vecchia” dell’oggetto. Non dissi niente, ringraziai educatamente e poi rigirai di nuovo la sciarpa a mia suocera. Ops!
Ovviamente anche a Renata restituii il favore, presentandomi al suo compleanno con il regalo fattomi dai miei, di colleghi.

Ma per ogni oggetto “eliminato” si crea spazio per uno nuovo… e sarà che il minimalismo giapponese non è proprio il mio forte, o sarà che in fondo le cose inutili, un po’ mi piacciono… ogni volta che c’è una Garage Sale nelle vicinanze, io mi ci fiondo. E mi convinco non solo di aver fatto un affare, ma anche di aver aiutato chi voleva liberarsi di quel pezzo kitsch a cui non ho potuto resistere. Insomma, alla fine mi sento di aver fatto del bene e io sono una persona così buona (e così piena di cose inutili) che la settimana scorsa ho deciso di moltiplicare questa donazione di bontà organizzando il mio primo “mercatino delle pulci”!
Ed è stato bellissimo!!

L’idea iniziale era solo una riunione fra amici, ma poi si è sparsa la voce e la gente ha cominciato a dire: “anch’io ho cose da buttare; io ho bisogno di soldini; posso partecipare anch’io? …” Non potevo certo dire di no.

Mikcao è un barettino che offre caffè e cioccolato organico deliziosi ma dove non va quasi mai nessuno, un po` di sana pubblicità poteva solo fargli bene, per questo hanno offerto il loro giardino come spazio libero per il mercatino.

La biondona che mostra libri (e indossa un mio vecchio vestito!) è la famosa Renata 😀

Ricardo è andato a noleggiare i tavoli per esporre le cose di tutti; gli amici del centro in cui lavoro ci hanno prestato i teli da stendere sui tavoli, un mobiletto e gli avanzi delle vetrine passate per decorare.


Ho stampato un paio di flyer, creato un evento su facebook e il gioco era fatto: ognuno con il suo piccolo spazio, vestiti buttati in ceste e scatole o ben organizzati sugli stand; bigiotteria, giocattoli vecchi, libri, occhiali da sole, borse, C’ERA DI TUTTO per i curiosi e compratori che sono venuti a trovarci domenica scorsa…

C’era la partita del Perù (evento che paralizza il paese intero da quando sono entrati ai Mondiali e che ho raccontato in un altro post) e quindi abbiamo messo il maxischermo…

C’era chi ha deciso di “uscire dal closet” e vendere la propria arte


C’erano bambini che si divertivano felici con giochi vecchi e ritrovati…

Ovviamente c’era la mia amica Renata, che ha litigato con il fidanzato quando si è accorto che aveva messo in vendita un suo regalo (si si, a volte lei esagera proprio…) e c’era anche una coppia di avventurieri argentini che vogliono arrivare in Alaska con il loro furgone ed i soldini raccolti solo suonando una chitarra e vendendo arte per strada.

O magari ad un festival come il nostro…
(Il prossimo post lo dedichiamo a loro e alla libertà: Andando America!)

 

 

 

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Festa della mamma

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Scopri l’errore…

La perfezione non esiste

e spesso bisogna fare buon viso a cattiva sorte, ammettiamolo.
Quindi, cercando di essere il più onesta ed obiettiva possibile, passerò ora ad elencare le cose buone e quelle meno buone che mi sono toccate per questa nuova Festa della Mamma che, come già detto più volte, risulta essere qui quasi più importante del Natale, ecco.

Cominciamo col ricordare che abbiamo cambiato di nuovo asilo (e siamo a 3 in 5 anni di vita, non male eh!) e adesso ci troviamo in un semi-steineriano in cui si unisce (o almeno ci si prova) la pedagogia Waldorf con le tradizioni incaiche riviste in chiave statunitense. Bel casino, no?!
Comunque, la dinamica della celebrazione é più o meno la seguente: all’arrivo i ragazzi delle medie ti accolgono all’entrata e ti portano a braccetto fino al patio in cui si svolgeranno balli e canti, qui ti fanno sedere e ti regalano una spilla con fiore di plastica da attaccare all’occhiello.
Dopo un po’, quando teoricamente ci siamo tutte, ti invitano a passare in un’aula in cui vengono esposti i lavorini fatti dagli alunni durante l’anno.
Questa attività si chiama Porte Aperte, ma in realtà le aprono e chiudono alla velocità della luce e solo miracolosamente sono riuscita a scattare un paio di foto…

disegni waldorf
Disegni degli alunni
lavorini waldorf

Prima di iniziare con i numeri degli studenti si comincia con la parte che io, onestamente, ABORRISCO: la “escolta” sfila nel patio davanti a tutti con la bandiera; poi si ferma e, mano sul cuore, si canta tutti insieme l’inno (peruviano prima, arequipegno poi) e come se non bastasse, dopo questo compare un poliziotto, ma uno di quelli veri, che qui vanno in giro con le scarpe nere charol (!) e fa giurare questi poveri ragazzini “su Dio e sulla patria… e se così non farò, che Dio e la patria me la facciano pagare.

GIURAMENTO
GIURAMENTO

A questo punto voglio morire, ma non posso perché devo presenziare al numero di mia figlia. Quindi respiro profondo e ringrazio Dio e la patria che, essendo nel gruppo dei più piccoli, sarà la prima ad andare in scena. Naturalmente mi commuovo sempre, soprattutto oggi che la vedo tutta vestita made in Dora, ossia con camicia e gonna cucite a mano dalla mia cara nonnina, e il semplice balletto mi pare anche carino e divertente… finché non arriva la seconda parte, in cui naturalmente scatta l’immancabile reggaeton ed i bambini si trasformano in caricature di adulti tamarri che muovono il culo a colpi di bacino. Rischio l’infarto per la seconda volta.

E allora, direte voi, dove sta la parte buona promessa all’inizio?!
E’ che ad un certo punto ti chiamano per la consegna dei regali e se ormai sei abituata a pagare uno sfracco di soldi per farti comprare qualcosa che non ti piace, che non userai mai e che non porta con sé nemmeno l’essenza del lavoro dei bambini, scoprire che stavolta suddetti regali sono DAVVERO fatti a mano dai più piccoli, con materiale riciclato inviato giorni prima, ti fa finalmente venir voglia di dire: Obbravi!

Bottiglia colorata e fiori di stoffa fatti a mano
Centrotavola Waldorf fatto a mano
Centrotavola Waldorf fatto a mano
Biglietto Festa della Mamma
Biglietto Festa della Mamma

Solo una nota finale: sarebbe utile che qualcuno controllasse anche le decorazioni, prima di dare l’OK…
E si, anche se in ritardo,

Buona festa della mamma a tutti!

 

 

Un compleanno dell’a.C.

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Ci son quelli che vogliono per forza un compleanno a tema e lo cercano fra le novitá, l’ultimo personaggio di moda o quello suggerito dai centri specializzati.
Poi ci sono quelli che “il tema” lo vivono tutti i giorni: la vera passione del festeggiato che, quel giorno, verrá semplicemente svelata a tutti.

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E allora tutto diventa incredibilmente piú semplice, se sei uno che sprizza idee da tutti i pori…
perché se invece sei di quelli che vanno nel negozio e chiedono: “Tutto il set di Capitan America“, ecco, in quel caso la situazione si complica e non so cosa darei per vedere la faccia del commesso ad una richiesta del tipo:
“Decorazioni per un compleanno in stile antico Egitto?”

Ma c’é chi non si perde d’animo (o sa che non ha alternativa!) e decide di fare tutto da sé:

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Le decorazioni

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Le torte a tema

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Perfino gli stuzzichini mummificati!

Poi ci son quelli che usano la pentolaccia anche nel vecchio mondo, proprio come qua in Perú; e c’é chi, come me, decide di farsela da sola:

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Ah, naturalmente ricordatevi che anche i regali dovranno essere a tema e rispondere al piú profondo desiderio del 6enne appassionato di mummie e faraoni!

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Il compleanno di Matte é stato organizzato dalla “mamma” dei miniarock, che mi ha gentilmente prestato idee e foto per condividerle con voi.

Grazie Lau! 

Compleanno #4: Il circo

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Mentre gli acciacchi dovuti al cambio di stagione mi hanno regalato nuove scoperte (giá aggiunte alla pagina “I rimedi dei nonni“), é passato anche il quarto compleanno.

Quest’anno abbiamo scelto il tema “Circo” e una serie di compromessi fra lo stile italiano e quello peruviano, nonché una buona dose di riciclo.
Prima di tutto niente regalini per gli invitati, solo lo zucchero filato, i muffins decorati e poi quello che avrebbero racimolato dalla piñata, come al solito fatta in casa con il disegno di un pagliaccio. Inviti solo in digitale.

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Poi buffet all’italiana, cioé panini, spuntini e dolcetti da self service senza “piatto forte”.
Il menú era il seguente: mini hot dog, mini croissant ripieni di prosciutto e formaggio e sandwiches di avocado e frittata per i vegetariani; muffins fatti in casa, bigné ripieni di panna, banane tuffate nel cioccolato e gli immancabili popcorn e patatine negli appositi cartoncini personalizzati. That’s all.
E dato che la metá degli invitati erano italiani é andato bene cosí!

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Per la decorazione devo ringraziare la mia amica Silvia che mi ha fornito striscioni e bandierine riciclate dal compleanno di sua figlia, nonché i vassoi in legno, il porta spiedini, i fondamentali (secondo lei) portatovaglioli e i barattoli di vetro in cui onestamente non sapevo cosa mettere e alla fine mi sono piegata alle regole del gioco e ci ho ficcato anche un bel pó di caramelle e cioccolatini. Naturalmente ogni oggetto era personalizzato da etichette adesive a tema.

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Il tutto é stato allestito nella scuola di famiglia, affittata a poco prezzo in cambio della promessa di lasciare tutto pulito e ordinato. E’ stata un’ottima scelta, perché il patio grande ha permesso ai piccoli di scatenarsi e per quelli che volevano “privacy” ho montato anche la mitica tenda circo di Ikea portata in valigia qualche anno fa.

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La festeggiata ha deciso che voleva il pagliaccio (che almeno era in tema con il tema) e dato che di amici pagliacci ne abbiamo in abbondanza, sono bastati un paio di vestiti comprati al mercatino dell’usato per trasformare due valorosi volontari in perfetti animatori della festa.

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Ho preparato un “reparto travestimenti” con fiocchi, cravatte e capellini fatti da noi per i bimbi;

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il tiro al bersaglio con le lattine riciclate; il classico gioco della sedia che si é trasformato nel “gioco dei nasi” e poi tanta improvvisazione.

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Ovviamente anche la torta era fatta in casa (bavarese di mango) e con decorazioni handmade: un tendone da circo e le bandierine con il nome, tutto in gomma crepla, che tanto quelle schifezze in pasta di zucchero alla fine non le mangia mai nessuno…

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E’ stata una bella festa, ci siamo divertiti un sacco e l’unica nota dolente sono state le foto che, davvero, come si dice da noi, fanno proprio caá…

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Mi sono rifatta solo il giorno dopo, quando abbiamo ripetuto i festeggiamenti all’asilo con una torta per i compagni e la classica canzone in due lingue: prima “Tanti auguri a te” e poi la versione in spagnolo che, secondo la maestra, recita cosí:

Happy Birthday to you!!!” lol

Vintage, che passione!

pulgaNon so perchè ho sempre sentito una passione per le cose vecchie ed i vestiti usati.

Sarà per la carica energetica che si portano dentro, perchè rappresentano comunque oggetti che vengono da un altro spazio/tempo o forse perchè fanno sentire me più vicina al mio vero tempo, che sicuramente è un tempo passato e antico.

Ricordo che mia madre ha sempre aborrito i vestiti e gli oggetti di seconda mano, le scarpe soprattutto (e in realtà in questo concordo anch’io), criticandomi se mai dimostravo il desiderio di possedere un qualunque “cencio sudicio e sgualcito“. Per fortuna il vivere tanti anni fuori casa mi ha permesso di dotare il mio guardaroba di alcune di queste perle raccattate qua e la, soprattutto quando vivevo negli States, dove si sa che thrift and charity shops la fanno da padrone.

Boston 2009. Nuotando fra i vestiti con Soni

Fatto sta che qualche giorno fa ho deciso di fare un’incursione al mercato dell’usato del Avelino per cercare delle cosine per la mia piccina, soprattutto pantaloni e magliette da distruggere all’asilo, dato che la maggior parte di quelli che ha sono già distrutti e, onestamente, comprare nei centri commerciali di questo pianeta non ha senso. Milioni di t-shirt tutte uguali, che costano quanto un vestito buono da adulto e di buono non hanno niente perchè alla seconda lavata escono già con i buchi oppure si scuciono ancora prima di essere lavate.

Così ci siamo avventurati e… ho scoperto il paradiso! Milioni di stracci in decine e decine di bancarelle una dietro l’altra, anche se io preferivo quelle in cui le cose erano buttate per terra, direttamente sulla balla in cui erano appena arrivate. Adesso, a onor del vero, devo confessarvi che quelle balle sono le stesse in cui tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo messo qualche pezzo che non volevamo più da regalare ai poveri bisognosi del Terzo Mondo. In realtà non ce li regalano, qua nel Terzo Mondo, ce li vendono seppure a prezzi stracciati dopo che i grandi trafficanti doganali li hanno comprati direttamente dalla Croce Rossa

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Comunque, io mi sono lanciata su quelle grandi montagne in cui devi scavare per ore alla ricerca del pezzo giusto. E ion e ho trovati, di pezzi giusti! Oltre alle magliette, i pantaloni nike, i piagiami di felpina (che scusate ma mi fanno impazzire), ho realizzato anche il suo sogno di tanti vestiti da principessa, come dice lei, che probabilmente metterà due volte nella vita, ma dato che costavano solo 2 soles l’uno, il portafogli non noterà certo la differenza.

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Ovviamente ho ceduto anche allo schifoso vestito Disney, ribassato addirittura a 1 sol, mentre mi è costato 35 quello scelto per il suo compleanno.

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Vabbè, almeno è bellino, tenuto benissimo e l’ha scelto lei. Un peso in meno in vista della festa ormai vicinissima ancora tutta da organizzare…

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Naturalmente non sono i vestiti della nonna, ma tanto quelli ci arriveranno fra poco direttamente dall’Italia e allora vi farò una nuova lista… In conclusione, io mi sono divertita un sacco, mi sento soddisfatta e, in barba a mia mamma, posso dire che:

Usato è bello!

Birthday Time

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E’ sempre tempo di compleanni

Di solito, quando ricevo il temuto invito, ho sempre un attimo di panico: sará una delle solite feste megagalattiche, a tema, con pagliaccio e porcherie varie, oppure una festa all’asilo il giorno dopo, per cui devo correre a comprare un regalo dell’ultimo minuto.
Questa settimana peró, che di compleanni ce n’erano due, é stato diverso.
La festa all’asilo, sinceramente, mi ha sollevata perché dato che questo mese l’asilo lo gestisco io con le “vacaciones utiles” (ovvero sia faccio tutto, dalle lezioni, al preparare le merende, al cambiare i pannolini…) ho pensato: “Che bello! Una giornata con meno lavoro! E non devo nemmeno comprare il regalo!”
Non perché non glielo volessi fare, ma perché ormai ho imparato: alla fiera del libro avevo fatto scorta di librini in offerta per ogni etá da conservare proprio per queste occasioni, quindi: no fear!

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Dylan compie 2 anni ed i suoi genitori (peruviana e nord americano) hanno preparato tutto, nel piacevole stile”home made“.
Si, hanno fatto tutto da soli: le orecchiette da topolini per i bimbi, i panini integrali a forma di Mickey Mouse, cosí come l’anguria e l’ananas. Poi c’erano gli immancabili gelatine e cupcakes, anch’essi con le orecchiette da topo, la super torta, la piñata, i pacchetti regalo per gli invitati.

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Dell’animazione si é incaricata la mia collega, Miss Melany (poi ditemi che non siamo in una colonia americana, se le maestre non si chiamano maestre ma “Miss” e ai festeggiati si canta “Jappi Bordai”…)
Comunque, in un paio d’ore passa la festa e passa la paura.

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Anche l’altro compleanno, il primo temuto festeggiamento per Micah, é stato all’insegna del “fai da te“.

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La mia amica Silvia, la mamma, si é occupata di tutta le decorazione in tema “scimmietta”, cose semplici ed estremamente carine (vedi la foto d’entrata).

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Il pagliaccio é stato sostituto da una bravissima dalina (altro nome per la “pagliaccia”) che ha fatto giochi finamente divertenti con musica davvero adatta ai bambini (non i soliti reggaeton) e regalini per i vincitori degni di tale nome, non le cineserie da 20 centesimi di sempre…

dalinaCoco, il pappagallo, si é salvato, mentre alla povera Luna é toccato il vestito a festa

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Insomma, alla fine anche questa é andata.

E tra poco mi toccherá comiciare a pensare al nostro prossimo 4to compleanno, perché il tempo vola e anche io faccio sempre tutto a mano!!

Genitori creativi cercasi

sacchetti regalo fatti a mano
Sacchettini fatti a mano dalle maestre per i regali dei bambini!

All’asilo si sa, la creativitá si spreca (a parte imparare lettere e numeri…)

Ma stavolta sono stati i genitori a venir chiamati in causa. Occasione? La festa familiare per l’anniversario della scuola.
Naturalmente c’era l’immancabile gara fra squadre, quindi ogni aula doveva dare il meglio di sé.
Noi rappresentavamo il gruppo “3 anni”.
Innanzitutto bisognava scegliere le magliette distintive per la nostra squadra, e mentre tutti si sono limitati a decidere un colore rappresentativo e mandarle a stampare, i nostri compagni di squadra hanno accettato il mio suggerimento di farle decorare ai bambini ed ecco che ci siamo ritrovati delle bellissime polo con gli animali fatti con le impronte di mani e piedi dei nostri figlioletti!

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Per avere un look perfetto peró servivano anche i cappellini, e dato che il nostro tema era: “Salviamo gli animali“, alcuni genitori si sono incaricati di fare delle simpatiche visiere con tutti gli animali della foresta e della selva.

capellini animali

Intanto anche i bambini dovevano preparare un numero e (per fortuna) la maestra ha scelto un “ballo cinese” che ci ha salvati dalle tipiche danze andine, bellissime per carità, ma è possibile che a scuola non si insegni altro e che in ogni festa si vedano sempre gli stessi costumi?!
E’ come se in Italia si ballasse sempre e solo la taranta: io la adoro, ma dopo un pò romperebbe i coglioni lo stesso, no?

danza cinese
E naturalmente anche i genitori, per non essere da meno, hanno dovuto preparare il loro numero, per far vedere ai bambini che partecipano attivamente alla loro vita scolastica.
La maestra ci ha proposto una “Cenerentola moderna” musicale e naturalmente anche qui c’era il tipico ballo dello “zapateo”, qualche bachata e l’immancabile ed odiatissimo reggaeton. Facendo buon viso a cattivo gusto, comunque, ho accettato il ruolo di Cenerentola (perchè sono l’unica magrolina, dicono) e non solo sono tornata a calcare le scene del palcoscenico dopo secoli di assenza per sculettare davanti a tutti, ma mi sono sentita proprio come mio padre che, quando andavo io all’asilo, si travestiva da Pierino, faceva il prestigiatore ed organizzava le recite della sua amata figlioletta.
Speriamo che anche la mia, quando un giorno vedrá queste buffe foto, apprezzerá lo sforzo di sua mamma!!

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Infine c’era anche la gara di cucina: divisi a gruppi, dovevamo inventare un piatto nuovo e buono a base di avocado (dato che il nostro asilo è immerso in una coltivazione di avocado bio!).
Qualcuno mi ha chiesto una “lasagna di avocado“, ma metterlo in forno proprio non mi pareva  il caso… quindi, dopo un’attenta ricerca su internet, ho fatto un paio di proposte finché i miei compagni hanno accettato l’idea dell’ “Insalata di quinoa, avocado e mango“.
Abbiamo fatto le prove a casa, é venuta bene, allora non restava altro che ripeterla il giorno della festa e… abbiamo vinto nella categoria:” Piatto più innovativo” (si, c’erano addirittura le categorie ed un vero chef fra i giurati ahaha!)
Premio: 3 chili di avocado, una scatola di cioccolatini e l’archiviazione della ricetta negli annali della scuola. Ma non possiamo negare che il miglior regalo é stata la soddisfazione personale

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C’era anche un premio per la “miglior presentazione”, ma naturalmente la nostra “apparecchiatura di riciclo” non é piaciuta molto ai giudici, che hanno preferito gli addobbi in stile matrimoniale al nostro semplice tavolino autoctono. E vabbè, non gli avremo riempito gli occhi, ma la panza si!

premio piatto più originale

Se volete provare la nostra ricetta, ecco come si fa. Leggetelo qui: INSALATA DI QUINOA ricetta

Coya Raymi, il Festival del…nulla?

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Ho passato gli ultimi 4 giorni nel Festival “Coya Raymi“…
Coya Raymi è stato il “proseguimento” parte del precedente festival Chichasara: praticamente un gruppo di ventenni riuniti nel garage di casa per vendere i loro prodotti. C’era un pò di tutto: vestiti importati dai mitici States, creme di Victoria’s Secret, bigiotteria di plastica e poi oggetti fatti a mano; saponi naturali, bambole di stoffa, portafogli di cartone, spille e tutto quello che di solito si trova ai mercatini dei freak. Qualcosa di strano? No, per chi i mercatini dei freak li ha sempre visti, ma qui pareva proprio qualcosa di nuovo. Io, per esempio, sono stata attratta dall’incredibile pubblicità: evento unico, per la prima volta tutti i designer indipendenti della cittá riuniti nello stesso festival. Bisogna andare. Arrivo e mi ritrovo in questo stanzone in cui una decina di giovani gasatissimi, avevano messo in mostra tutte le loro cianfrusaglie. chichasara

All’inizio mi fece tenerezza, perchè mi ricordó di quando io e la mia amica del cuore avevamo aperto un banchetto nel suo garage per vendere i nostri giocattoli vecchi. Avevamo più o meno 10 anni e pensavo che questa fosse un’esperienza che (quasi) tutti avevano vissuto nella loro infanzia, ma mi rendo conto che forse non è così.
L’articolo che parla del festival (su una rivista di moda specializzata!) racconta che i due giovani organizzatori (22 anni, gente già laureata…) vedendo il successo di eventi simili a Lima, nella capitale, pensarono bene di portare l’idea anche qui, ad Arequipa. Un paesino… no signori, stiamo parlando di una città con quasi un milione di abitanti in cui, se davvero fino al 2014 nessuno aveva mai organizzato un mercatino, siamo proprio messi male! Ed effettivamente si, perchè se pensiamo che un evento del genere riesce a smuovere mezza città, significa proprio che per il resto del tempo, qui non c’è davvero un cazzo! tv

Comunque, “la cosa” ha un successo tale che due mesi dopo decidono di ripetere, ma stavolta in grande: nella scuola d’arte Bacaflor e con ancora più marche.
I ragazzi mi chiedono di partecipare con la lettura dei tarocchi ed io (naturalmente!) accetto. Il mio “stand” si trova nel mezzo fra le ceramiche di “cuerdolocolocacuerda” ed i vestiti usati di Claudia e Fernando che, per l’occasione, si chiamano “Tangerine Vintage”. Davanti a noi c’è una signora che vende paccottaglia cinese a 2,3 soles il pezzo e accanto a lei le bambole e le maschere fatte a mano da Severina e poi le idee regalo (pezzi unici ed originali) di un negozio che si chiama “RegalArte”.
Mentre faccio scorrere le ore, osservo come la gente si accalca sulla chincaglieria cinese e raramente degna di uno sguardo i prodotti di questi ragazzi, fatti a mano con passione, capacità, impegno, dedicandoci tempo e amore. Ma non era il festival del disegno indipendente?! Non capisco.

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Alla fine di questo tour de force, mi son fatta un’opinione, ben diversa da quella di mio marito:
Io definisco gli organizzatori dei veri geni, perchè sono riusciti a vendere un’idea di marketing, spazi minuscoli per esporre prodotti di qualità variabile, trovare sponsors facendo un sacco di soldi e adesso si fanno chiamare “imprenditori“.
Lui, invece, continua a dire che quei ragazzi sono ridicoli. Hanno rubato un’idea vecchia come il mondo e, spacciandola come la grande novità del secolo, hanno messo in mezzo un sacco di persone.
Ora non so chi dei due abbia ragione, ma ormai mi é chiaro che questo posto é davvero l’ El Dorado:

Se sai giocare bene le tue carte, pur non avendo niente in mano, puoi essere il vincitore. E difficilmente qualcuno si accorgerá del bluff

p.s.
Lei, naturalmente, ha scelto il pezzo più "rock" del Festival: 
ci piace il suo pupazzo fatto a mano!!!

pupazzi fatti a mano

Scrivere per Crescere

scrivere un libro

Sei sparita di nuovo. Perchè non scrivi più?

In realtà son sparita perchè scrivo DI PIU‘!
La “pausa lavorativa” che mi sono presa ormai da  un paio di mesi, mi è servita non soltanto per fare la mamma e moglie a tempo pieno, ma anche per recuperare me stessa e le mie passioni. Prima fra tutte, appunto la scrittura.
Ho scritto, sto scrivendo un pò tutti i giorni e questo mi aiuta incredibilmente: a ritrovarmi, a dare forma ai pensieri, a tirar fuori le sensazioni e a trasformare i miei mostri in qualcosa di costruttivo. Perchè è così che dovrebbe funzionare: usare anche le sensazioni ed i pensieri negativi per migliorarsi, crescere e “sanarsi“.
Come dice Cristobal Jodorowsky: “Che tutti i tuoi demoni ti aiutino a creare le tue opere.”

E così ho creato la prima opera:
In occasione della festa del papà ho ripreso in mano una fiaba che avevo scritto 3 anni fa; una fiaba per grandi e per piccini in cui immagino come mia figlia, prima di nascere, avesse già scelto i suoi genitori. La storia di queste due persone appartenenti a mondi lontani e apparentemente inavvicinabili e come invece la magia di un desiderio fortissimo renda possibile questa unione.
L’avevo scritta per sciogliere alcuni nodi che mi si contorcevano dentro e come regalo per la mia piccola appena arrivata. Poi l’avevo chiusa in un cassetto, come al solito.
Qualche settimana fa, invece, ho avuto il coraggio di tirarla fuori di nuovo, l’ho tradotta in spagnolo, l’ho stampata e ho chiesto a mia figlia di illustrarla. “Così la regaliamo a babbo”, le ho detto.

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Decisamente è stato un regalo più che apprezzato, più di qualunque aggeggio che avrei potuto comprare per festeggiare una ricorrenza assolutamente ridicola ma che qui viene vissuta come importantissima, come molte altre feste inventate, del resto… ma questa è un’altra storia.
La cosa più bella però, è stato il desiderio che mi ha risvegliato: riprendere in mano gli altri “progetti letterari” abbandonati nello stesso cassetto in occasioni e per motivi diversi.
Così adesso sto finendo il mio primo libro datato addirittura 2008 e ne ho iniziato anche uno nuovo, con l’intenzione stavolta di non lasciare più niente in sospeso. Perchè, come ci insegnano all’asilo (!), è molto importante portare a termine quello che si comincia, anche il puzzle!

Adesso ho il desiderio di condividere con tutti voi la mia fiaba e magari un giorno anche il mio libro…
Volete leggerli?!

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