school

L’inizio dell’anno scolastico in Italia (perché qui invece siamo quasi alla fine) é stato un bombardamento di post, immagini e messaggi sui social.

Ogni volta che vedevo una foto o leggevo un articolo, mi risultava inevitabile fare un confronto, e alla fine sono scattate alcune riflessioni…
Le prime probabilmente su cose banali, tipo:

  • Il materiale scolastico e i compiti.

Mentre la mia amica Anna ci racconta la sua sorpresa con la Lista del materiale e la mamma stronza  dichiara la pacifica accettazione dei compiti, il mondo invece si spacca in due per la lettera di babbo Marino. Ognuno avrà il suo punto di vista e il suo pensiero in merito, ma parliamo pur sempre delle elementari… com’è che io, invece, dovevo pormi questi stessi problemi già due anni fa, quando mia figlia entrò al nido e mi diedero una lista di materiale da far rabbrividire compresi, ovviamente, LIBRI e quaderni per i COMPITI?!
Aveva solo 2 anni, la mia bambina, e probabilmente voleva solo GIOCARE

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Libri scolastici per bimbi di 4 anni suddivisi per MATERIE
  • Il grembiule

Mentre qualcuno dice che non si usa più, io vedo le foto dei figli di amici con quel meraviglioso camicione col colletto bianco e penso: “Avenne!” Perché a vedersi non sarà nemmeno bello, ma volete mettere un pezzo di stoffa che é solo un grembiule e tale vuole restare, piuttosto che la (da me) odiatissima DIVISA?! Sí, perché un’altra delle caratteristiche della scuola peruviana (non solo, lo so, ma questa é quella che vivo io) é l’uso obbligatorio di un’uniforme che non solo é esteticamente orribile (e sfido chiunque ad affermare il contrario!), ma é anche carissima ed ha come UNICO SCOPO il “farti figo sulle altre scuole”. Sono esagerata? Ok, non aggiungo altro e lascio parlare un’altra blogger “su uniformi e clima”.

Poi sono arrivati i temi più “pesanti”:

  • Gli insegnanti

E qui riporto il testo integrale di un’amica su facebook:

Accompagno Sirio a scuola. C’è la nuova maestra. Viene da Napoli, dove ha un bambino di 10 mesi. Una mamma costretta a lasciare suo figlio che ancora non cammina, quanto può soffrire?
Un bambino che non vede la sua mamma per tutta la settimana, quanto può soffrire?
Quanta energia può mettere nel suo lavoro un’insegnante che ha questa situazione?
Senza considerare che chiunque arrivasse è arrivato il 20 settembre: con tutta la gente che c’è a giro in attesa di un posto ci riduciamo a presentare le due maestre l’una all’altra il 20 settembre in una classe piena di bambini di 5 anni. In queste condizioni, che piano didattico potranno concordare? che affinità potranno costruire?
Non interessa nulla a nessuno: dei bambini, delle famiglie, della scuola, dell’istruzione.

La prima riflessione é stata, letteralmente: “Merda! Sto davvero cominciando a pensare alla latina perché ormai questa cosa non mi avrebbe più scioccata. Sono talmente abituata alle mamme che mollano i figli non solo in altre città, ma a volte anche in altri paesi, cresciuti da nonne, zie, ecc. che mi sembrerebbe una cosa normale. E invece ha ragione lei: NON E’ NORMALE per nulla!
La seconda é stata: la maestra é arrivata una settimana dopo l’inizio della scuola. E purtroppo neanche questo mi avrebbe stupita, perché qui i professori cambiano continuamente tutto l’anno. Io stessa, l’anno scorso, ho cominciato a lavorare in una scuola a 2 mesi dall’inizio delle vacanze estive ed ero ben la 5¨ insegnante che cambiavano! Davvero ci si può stupire se poi questi ragazzi non imparano nulla?! Ah si, altro dettaglio: io lavoravo ovviamente in una scuola privata la cui retta era pari esattamente allo stipendio mensile del professore

E alla fine un’altra presa di coscienza, scatenata dalla discussione iniziata da un mio commento un po’ ironico un po’ provocatorio ma, lo ribadisco, senza nessuna malizia:

  • La bandiera

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Un’amica peruviana trasferita in Italia ha postato la foto della bandiera italiana ridotta a straccio nella scuola di suo figlio, dichiarandola una vergogna e sostenendo la necessità di organizzare una colletta per ricomprarla, dato che le tasse si usano per cose meno importanti. Allora la mia domanda é stata: “Davvero la bandiera é così importante?
Non lo avessi mai fatto! Mi é piovuta addosso la critica per un paese in cui non si conosce nemmeno l’inno nazionale e si ignora il fatto che (cito letteralmente) “l’identità nazionale (alias la bandiera) serve anche ai popoli a portare avanti i loro paesi.
Forse io son proprio dura e non capisco, ma continuo a chiedermi: in che modo?!
Comunque, se davvero questo sarà utile per far crescere il paese, allora almeno anch’io avrò contribuito e non sarà stata vana la mia odiata marcia (in uniforme), sotto il sole cocente, in mezzo alla piazza, insieme ai bambini.

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Insomma, alla fine la domanda é una sola: ma davvero l’educazione fa così schifo in tutto il mondo? O forse é il mondo stesso che comincia a fare un po’ schifo?
Ho paura di darmi una risposta, ma spero che almeno le nostre critiche, le nostre discussioni e magari i nostri post,

aiutino a prendere coscienza che qualcosa in merito BISOGNA farlo

 

 

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