scuola

Ora mi metto comoda e vi racconto uno dei problemi piú grandi che ho dovuto affrontare in questi mesi:
la scelta del nido!
Dato che il tema sará ampio, divido questo post in due, cosí forse avrete anche piú modo di digerire il racconto…

Fino ad oggi avevo conosciuto il mondo dell‘educazione in Perú da un punto di vista molto particolare, dato che sono arrivata qui proprio come insegnante volontaria in una scuola italo/peruviana di ispirazione Waldorf: La escuela De la vida y de la Paz.
Sapevo che questo era un angolo felice, una sorta di “bolla magica” nel Paese in cui i bambini possono andare a scuola senza l’orribile divisa, studiano arte, cantano e ballano quasi tutto il giorno, mangiano secondo una dieta accurata e bilanciata, imparano inglese, italiano e quechua. Naturalmente anche qui hanno le loro pecche e problemi, ma se penso che in realtá la situazione fuori é cosí disastrosa

Qualche anno piú tardi, poi, ho cominciato a lavorare in un’altra scuola, di indirizzo marista, scuola privata per gente “bene” in cui in realtá ognuno fa assolutamente quello che vuole (fra cui non pagare la retta…), nonostante le proibizioni (per me) allucinanti.
Innanzitutto il lunedí se arrivi senza divisa ti rimandano a casa a cambiarti (che per un adolescente che non ha voglia di andare a scuola, piú che una punizione mi sembra un regalo!); é proibito indossare braccialetti (si aprí un caso di stato per un’alunna brasiliana che portava il cordino del suo santo legato al polso…) ed usare smalto per le unghie oltre a mooolte altre cose.
A volte, quando mancava un professore, i ragazzi chiedevano in prestito la chitarra usata per le lezioni di musica, ma si doveva dire NO perché potevano romperla. E cosí preferivano lasciarli a vagabondare per il giardino piuttosto che spingerli a fare qualcosa di creativo e “ispirato”.
Impossibile anche solo immaginare una sana “forca” (saltare un giorno di scuola per andare a giocare a pallone o che so io, cosa che TUTTI abbiamo sperimentato nella vita, credo) perché i genitori venivano immediatamente avvisati e la direttrice stessa montava su un taxi, correndo in giro per la cittá alla ricerca dei fuggitivi, naturalmente dopo aver avvisato la polizia della sparizione (!)

E invece, totalmente in contraddizione con questa “politica rigida”, i ragazzi potevano scegliere di non dare l’esame il giorno prescelto solo presentando una letterina in direzione; potevano andarsene in qualunque momento per accompagnare i nonni all’aeroporto o il cane a passeggio se solo un genitore veniva a prenderli e gli stessi genitori si sentivano cosí potenti da poter richiedere l’espulsione di un compagno se, secondo loro, non era “buono” per il proprio figlio.
Un capitolo a parte poi andrebbe aperto per il controllo di facebook e varie reti sociali in cui i poveri non erano assolutamenti liberi di esprimersi perché, per ogni parolaccia usata, arrivava automaticamente una copia della conversazione in direzione e se decidevi di farti amico del prof, automaticamente a lui arrivava un “richiamo“…

Insomma, preoccupata per tutto quello che vedevo intorno a me (oltre al bassissimo livello di istruzione che si imparte nel paese), arrivó comunque il giorno in cui dovevo mandare mia figlia al nido.

E cosí, col cuore straziato, inizió la ricerca…

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