partorire-in-casa

Mentre scopro l’esistenza della Nonabox (grazie al blog In punta di piedi), leggo anche che in Olanda alle quasi mamme viene regalato un kit per il parto in casa.

L’autore dell’articolo si rammarica di come in Italia questa pratica sia quasi inesistente, a favore di una medicalizzazione che porta invece il 98% delle donne a partorire in ospedale.
– Ma almeno la maggioranza di queste donne ha parti (più o meno) naturali – aggiungerei io.
Più o meno perché poi ci sono spesso inconvenienti che, come nel mio caso, finiscono per trasformare il tuo sogno del parto supernaturale nella ripetizione dell’uso di una vecchissima ventosa o chissà che altro.
Però almeno io ci ho provato e l’ho provata, la sensazione del parto, compresi i dolori di quasi 2 giorni di contrazioni e 7 ore di sala travaglio, mentre qui, dove vivo adesso, l’85% dei parti (secondo le statistiche ufficiali) sono cesarei, programmati mesi prima e richiesti proprio dalle future mamme.

Che alle strutture sanitarie, quasi interamente private, convenga enormemente non ci sono dubbi: se un parto normale (con durata imprevedibile) costa 300 soles, un cesareo arriva a costare anche 1.300 soles e non dura più di 20 minuti
Ma alle donne, conviene?
Perché – mi chiedo – queste partorienti sono così spaventate dall’evento più naturale e meraviglioso del mondo, da decidere di fissare a priori la data di nascita del bebè, con mesi di anticipo e senza nessuna valida ragione di salute?
Ho discusso spesso con amiche e conoscenti convinte che questa fosse la scelta meno rischiosa (teoria per altro totalmente falsa), la più moderna ed avanzate e che spesso dicevano: “Ah no, io non voglio certo soffrire!”
Poi, per fortuna, ho conosciuto il gruppo di KusyWachay (preparazione preparto, parto in casa e assistenza post nascita) ed ho scoperto che anche quaggiù esiste qualcuno con un briciolo di coscienza e tanto ottimismo:
“L’anno scorso abbiamo avuto 10 parti – mi disse Illa, la fondatrice – è una buona media.”
In un paese in cui si dice nascano 60 bambini all’ora è una buona media?! Ok, se lo dici tu che sei l’esperta…

E intanto mi sento proprio fortunata, perché non solo posso collaborare con le ragazze del KusyWachay, ma ho anche potuto seguire passo a passo la nascita della mia “nipotina” Milena, nella sua casetta, tirata fuori dalle mani di papà Tito; senza medicine né tanto meno vaccini.
Io chiesi di poter filmare l’evento, ma mamma Renata mi disse soltanto: “Tu estas loca!”

…sicuramente non mi prese sul serio

 

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