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Hai presente quando senti che hai fatto la scelta giusta?

(Che se non vogliamo stare a prenderci in giro, dobbiamo ammettere che non é proprio una sensazione di tutti i giorni…)
Ebbene, finalmente mi sono sentita proprio in pace con me stessa quando la segretaria della scuola in cui lavoravo (l’ultima della serie) mi ha chiamata per chiedermi se ci avevo ripensato, se volevo tornare con loro. Naturalmente mi avrebbero aumentato lo stipendio, e naturalmente non ci ho pensato su due volte a rispondere:
“No, grazie. La mia salute vale più dei soldi.”

E nel concetto di “salute” includo non solo quella fisica, ma anche quella psicologica e, udite udite, morale. Sì, perché anche se io non ho firmato nessun giuramento di Ippocrate, ho comunque un’etica professionale che mi fa sentire una cacca quando:
– Devo decidere chi boccia e chi no, non tanto per i suoi risultati, ma per il fatto che abbia pagato le rette puntualmente o no.
– Devo inventare i voti per far quadrare il complicatissimo quadro Excel in cui si calcolano le medie dei semestri.
– Devo dare “compiti speciali” per alzare il voto di “ragazzi problematici che non danno una buona immagine alla scuola e quindi é meglio che se ne vadano in fretta”.
– Devo controllare i quaderni di adolescenti e dare un voto basato su: é ben ricoperto? Nella prima pagina ci sono nome, materia, scuola? E’ scritto bene ed ordinato?

Ma soprattutto mi sento male con me stessa quando mi ritrovo, nel 2016, dopo anni di studio di metodologie alternative ed educazione libera con annessi e connessi, mi ritrovo dicevo a dover seguire le regole di una direttrice schizofrenica che si é fermata all’epoca del suo ispiratore Adolf e usa, nel 2016 ribadisco, punizioni del tipo: flessioni, corsa e trasporto di pietre intorno al giardino per chi non ha fatto i compiti; mezze ore di gogna studentesca per chi “ha mancato di rispetto” in classe; insulti, parolacce e tirate di capelli per chi rischia di rovinare la scena della sua ultima opera teatrale al grido di: “nella mia scuola non c’è posto per i mediocri. Io voglio solo la perfezione.
E dato che io sono lontana anni luce dalla perfezione, ME NE VADO e non ritorno.

Un po’ triste per quei ragazzi che non riusciranno mai a capire la differenza fra “rispetto” e “paura“, che non impareranno mai a prendersi delle responsabilità e che confondono il maltrattamento con l’educazione.
Ma così felice per me, perché finalmente ho capito cosa significa:

Si stava meglio quando si stava peggio!

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