blog

E in questi giorni pare mi sia presa bene anche per la cucina

In realtà, come si dice, si tratta probabilmente di: “fare di necessità, virtù“.
Perchè uscendo dal lavoro all’una, per poi passare a prendere la piccina all’asilo e da lì arrivare a casa quasi alle 2, se devo anche mettermi a cucinare significa che ci mettiamo a tavola alle 3; e allora più che pranzare, direi che facciamo merenda. Ogni tanto può succedere, ma quando diventa un’abitudine…non mi va più tanto bene.
Allora ecco che ho preso la bella abitudine di cucinare la sera per il giorno dopo. Un pò come facevo quando dovevo portarmi il pranzo al lavoro, conservato in un frigorifero puzzolente per poi riscaldarlo in un microonde condiviso con una trentina di colleghi.
Naturalmente deve essere sempre qualcosa che si può mangiare freddo o che non “perda troppo” una volta riscaldato.
Soluzione alternativa: preparare qualcosa a metà cottura che si può terminare in una decina di minuti senza troppo impegno.

L’altro giorno, allora, ho aperto il frigorifero nella speranza di un’ispirazione ed ecco che mi è venuto incontro un immenso cesto di acelga (in italiano, quella volgare bietola che la mia nonna terrona cucinava sempre, mentre in casa nostra, al nord, non sapevamo nemmeno cosa fosse…). “La preparerò alla peruviana“, mi son detta, cucinata con latte e formaggio (scarica la ricetta originale: Ajiaco de garbanzos con acelga). Ma mentre la bietola si stava lessando in pentola, mi rendo conto che non c’è formaggio… e adesso? Che me ne faccio di questo quintale di erba?! Allora ho improvvisato un’impasto di pizza e ho preparato una meravigliosa focaccia ripiena, a cui ho aggiunto della pancetta e una spolverata di parmigiano (quello che nascondo sempre in valigia o mi faccio portare da chiunque decida di venire a trovarci sulle Ande!)

Niente a che vedere con la focaccia di Mary, la maestra che allietava le cene dei colleghi nella mia casa di Bologna, dando del filo da torcere perfino al mio coinquilino norvegese, uno chef che, ogni mattina, mi sorprendeva con un regalino: salmone con Cesar salad, gamberoni al pepe nero, dolcetti allo zenzero e quant’altro… che tempi!

E così, continuando a scavare nel frigorifero senza fondo, mi sono resa conto che c’era ancora un bel pò di ragù che era rimasto rinchiuso in un “tapper” (come si dice da queste parti) in attesa di migliore utilizzo. Ma la pasta l’avevamo già mangiata a più riprese (ho imparato da mia nonna che il ragù, quando si prepara, va preparato in quantità industriale), ora cosa ne posso fare?
Ed ecco che la voglia di sperimentare ha preso di nuovo il sopravvento, ispirata forse dallo Chef Rubio (caro amico di un’amica che mi fa schiantare dal ridere) e allora ho pensato: mi metto alla prova con gli Arancini!

E allora via, a lessare il riso, che poi avrei mischiato con l’uovo, lo zafferano e il solito parmigiano (quasi piangevo mentre lo grattavo e lo vedevo diminuire così rapidamente).
Una volta raffreddato, ho cominciato a spiaccicarmelo in una mano, riempiendolo con il ragù, i piselli ed un pò di queso mantecoso, perchè la scamorza qui è proprio un’utopia…
Naturalmente, durante tutta la lavorazione, anche la mia piccola e attenta allieva si è cimentata con dei microarancini che però non entravano nella sua piccola manina, e allora il riso finiva inevitabilmente sul tavolo, sui vestiti, sulla sedia, per poi atterrare sul pavimento anzichè nella pentola piena d’olio bollente in cui li ho fritti.

Che a me sarebbero piaciuti era indiscutibile (li ho fatti io!), che mio marito li avrebbe apprezzati non era poi così scontato, (anche se essendo a base di riso dovevano per forza sembrargli piacevoli), ma che anche al nido avrebbero fatto furore non me lo aspettavo proprio: il contenitore è ritornato vuoto e ripulito, nemmeno un chicco di riso avanzato e nemmeno un pezzetto di quei pomodorini con cui li avevo accompagnati.

Questa si che è soddisfazione! AH!

Annunci