Ieri in diversi paesi del mondo si è celebrata la festa della mamma.

Per quello che ricordo, in Italia non è mai stata la gran cosa (o perlomeno non a casa mia…) e in generale io non vado daccordo con queste ricorrenze fittizie e obbligate; mio marito lo sa e nemmeno lui è tanto “di cerimonie e smancerie”, eppure per questa occasione ha fatto un’eccezione. Pare infatti che da giorni stesse deambulando in giro per la città alla ricerca di un regalo per me (sorpresa!) secondo il racconto fattomi da un amico che, quando lo ha incontrato, gli ha detto: “Ho fortuna io, che devo preoccuparmi solo di mia madre.”
E qui la domanda sorge spontanea:
ma a chi è rivolta esattamente la festa della mamma?
A quella che ti ha messo al mondo?
A quella/e/o che ti ha allevato in assenza della prima?
Alla compagna che tu hai fatto diventare madre?
O semplicemente a tutte le mamme che circolano nella tua vita?

Non pensavo mi sarei mai posta il quesito, ma vivo in un posto in cui 2 mesi prima cominciano le campagne per il Dia de la Madre, la banca offre prestiti agevolati per fare un regalo speciale (anche se poi ho visto uomini comprare 4 regali assolutamenti identici per: madre, moglie, suocera, cognata – e lascio a voi al giudizio sulla profondità del presente) tutti abbracciano tutti e però, se mi guardo un po` intorno, le storie delle persone che mi circondano – alunni, pazienti, compagni di mia figlia, amici – racchiudono casistiche inimmaginabili che per forza ti portano a chiederti…
Ma è davvero necessario? 

Esempi di casi reali che conosco personalmente:
– La mamma di S. (9 anni) lo ha abbandonato un paio di anni fa. Non vuole più vederlo e adesso vive in casa di una cugina.
– La mamma di A. (14 anni) vive in Spagna con il nuovo marito e il suo fratellino, che lui non conosce. Non la vede da 8 anni e aspetta di diventare maggiorenne per andare a trovarla.
– La mamma di E. (34 anni) è scomparsa 20 anni fa. Non hanno mai più saputo nulla di lei e un mese fa è arrivato il certificato di morte presunta.
– M. (4 anni) è rimasta orfana di madre e padre l’anno scorso. Vive con il fratello maggiore.
– P. e A. preferiscono festeggiare la nonna che è sempre presente, a differenza della madre che torna a casa ogni tanto, fra un fidanzato e l’altro.
– F. invece, di madri ne ha 7: è cresciuto con la madre naturale, la nonna e le zie. Vivono in un’unica casa e tutte si fanno chiamare “mamma”. Ah, F. ha 48 anni.
– T. e Y. non conoscono le loro madri perchè furono rispettivamente: venduta la prima (e non è un modo di dire) ed allevata dalla moglie legittima del padre (!) la seconda.
– V. non parla più con sua madre da quando le impedì di denunciare il suo patrigno per violenza sessuale; R. neanche parla più con la sua, da quando la obbligò ad abortire.
– Y. è madre di C. ma lui non lo sa. Aveva 14 anni quando è rimasta incinta e così lo hanno spacciato per suo fratello
– Anche L. è madre ma non vuole esserlo, quindi ha affidato i due figli ai rispettivi padri e guai a chi glielo ricorda.

Ora, ammettendo che questi siano casi limite, anche se molto più frequenti di quanto ci si possa immaginare, continuo a chiedermi:
Ma è davvero necessario inventare una festa del genere? E’ utile? E soprattutto, è sano?!
Perchè a parte la scocciatura (per non chiamare le cose col loro nome) delle persone che magari semplicemente non hanno voglia di santificare per forza la madre
ma avete idea di quante figure di merda ho fatto io in questi giorni, nel tentativo di essere educata e partecipare alle usanze del luogo?!

Prossimo libro: La festa della mamma e le peggiori gaffe della mia vita. 

 

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