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Le ultime due settimane sono state davvero intense.

Non solo a livello fisico quanto mentale. Uno di quei periodi in cui tutto cambia colore e vedi le stesse cose in maniera diversa. E la letteratura (per chiamarla così)  é stata il centro del mondo. Mentre continuava la correzione della versione spagnola del mio racconto (già in stampa yeah! n.d.r. ), portavo avanti contro il tempo anche la correzione di un nuovo libro da oltre 400 pagine affidatami da Piemme.
Un lavoraccio. E una notte, alle 1.30, mentre bestemmiavo via chat con il mio amico Basquiat (nome d’arte di J.) lui conclude la conversazione dicendo:
Cerca di amare quello che fai“. Quanta saggezza in poche parole! Non per le banali parole in sé, ma per il mondo che ha spalancato: perché a volte é proprio attraverso quello che non ti piace che ti rendi davvero conto dell’importanza di quello che sì, ti piace. E perché parlare con lui mi ricorda tanto le conversazioni che facevo con Mizzi, quando vivevamo tra Barcellona e Berlino circondati dai suoi quadri…

libro

E allora ecco che, all’improvviso, mi arriva una nuova proposta da Bukowski (nome d’arte dell’altro J.): presentare il suo libro. Il che significa leggerlo in due giorni (per fortuna questo era assai più piccolo), farne l’analisi e scrivere il testo/presentazione in chiave psicogenealogica.
Sapendo che ero mooolto occupata ha aggiunto:
Se non ce la fai non ti preoccupare, non c’è problema.”
Certo che la faccio! Cascasse il mondo ce la faccio, perché MI PIACE e soprattutto perché lo voglio fare. E perché parlare con lui mi ricorda le conversazioni che facevo con Otto e Bubu a Bologna, circondati da libri e videocamere… Ma anche perché ho capito che davvero bisogna amare quello che si fa, quindi meglio se si fa qualcosa di amabile. Non fa una piega no?

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Ed é inutile dire che dopo la presentazione di ieri son stata contenta (poi son crollata morta nel letto), lui é stato contento e forse anche qualcun altro, chissà.
E intanto tutte queste nuove relazioni intrecciate mi hanno portato a rimettermi a scrivere con lo stile di una volta, quando il mio vecchio blog era pieno di post assai più “pulp” di quelli che voi conoscete… e adesso in gestazione c’è un strano libro fatto con le parole di Frida (moi), le poesie di Bukoswki e le illustrazioni di Basquiat.
Titolo tentativo: “‘L’uomo che prendeva a calci i cassonetti. Una vera storia d’amore“.

Ovvediamo cosa ne viene fuori…

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