Tradizioni Andine a Capodanno

capodanno

Quest’anno niente rituali, solo un tranquillo capodanno sull’oceano e invece…

Dopo lavoro siamo partiti, con un borsone che sembrava dovessimo star fuori una settimana ma…meglio prevenire, ho pensato, e portare un cambio extra per tutti. E ho fatto bene! Quello che non avevo pensato peró era di tenere a portata di mano un sacchettino di plastica
Il bus viaggiava tranquillo lungo la strada piena di curve e io stavo seduta in fondo, mentre padre e figlia si trovavano due file piú avanti. Ad un certo punto ho visto che bevevano (troppo) succo di frutta, allora ho detto: “Ragazzi, ricordo un viaggio per niente piacevole. Basta bere che puó fare male.” Poi la piccina ha deciso di venire in braccio a me e sembrava che avesse sonno o che…non stesse molto bene. E infatti eccolo lí, il primo conato traditore!
Ho fatto appena in tempo ad allontanarla un pó che una cascata rossiccia si é abbattuta su di noi inondandoci, mentre la signora seduta al mio fianco diceva: “Un sacchettino, un sacchettino!” Ha tirato fuori una borsina di plastica e almeno ci siamo risparmiate la seconda scarica, ma quel che era successo…era successo.

Quando siamo arrivati a casa di Roberto e Isabo, i bambini si son messi a giocare felici in giardino, mentre i grandi prendevano l’aperitivo e io… lavavo i vestiti vomitosi.
Piú tardi ci siamo fatti la doccia e cambiati per aspettare il nuovo anno. Io e Isa indossavamo un abito bianco, con delle decorazioni dorate lei e con dei bei fiori colorati io.
“Accidenti, sei perfetta per Yemanjá!” Ha commentato lei dandomi un tuffo al cuore: che ne sai di Yemanjá? e Soprattutto di me e lei?! E poi…non ci avevo pensato ma aveva ragione!!
Noi pensavamo di andare a fare una passeggiata e mangiare qualcosa in centro, invece c’era una storica tradizione da rispettare: la cena a casa della nonna.
Cosí ci siamo ritrovati a casa degli zii, con una tavolata di 20 persone conosciute a malapena, le casse dello stereo sulle scale e addobbi tutti rigorosamente in giallo, il colore portafortuna.
Sulla tavola erano state accese 4 candele: rossa per l’amore , bianca per la salute, gialla per la fortuna e verde per il denaro.
Anche i piatti erano studiati per l’occasione: in ognuno era stato servito del riso con uva passapallares (grandi fave), una patata lessa, le immancabili lenticchie per l’abbondanza, insalata di carote e fagiolini e una fettona di maiale cotto al forno.

Quando hanno cominciato a scoppiare i botti noi eravamo ancora a tavola, abbiamo guardato l’orologio e mancavano 4 minuti alla mezzanotte. Allora la padrona di casa é corsa ad arrampicarsi su una scala appoggiata alla parete con il suo cappello a forma di cavallo e gli occhiali verdi pieni di lucine intermittenti. Non capivo cosa stesse facendo o aspettando, allora mi hanno spiegato che era rituale anche quello: stare in alto significa che durante l’anno nuovo starai al di sopra di tutti i problemi.
Intanto qualcuno diceva: “Ci ha beccati a tavola. L’anno prossimo non ci mancherá da mangiare!”
Poi la mia amica Isa ha detto: “Se vuoi viaggiare devi fare adesso il giro dell’isolato.”
“Eh?!”
“Per propiziare il viaggio devi prendere una valigia e fare il giro dell’isolato.”
“Ma non abbiamo la valigia…”
“Ti presto il mio borsone. Andiamo a prenderlo in macchina.”
Cosí siamo uscite, abbiamo preso la borsa dall’auto e abbiamo cominciato a camminare coi tacchi alti, sulla strada rotta, fra la gente che sparava fuochi d’artificio e ci guardava strano perché eravamo “sconosciute”. Dietro di noi mio marito ci seguiva a distanza, per proteggerci, ha detto.
Quando siamo rientrate in casa mi veniva da ridere ma la mia amica ha detto: “Non ridere tanto. Sai cosa c’era nel borsone? Pannolini, salviette e vestiti da bambino. Il prossimo anno viaggierai con un altro figlio.”
“Aaaah! L’hai fatto apposta, disgraziata! E tu invece hai viaggiato senza niente…”
“No, io in realtá avevo con me le chiavi della macchina. Mi compro un’auto! Evviva!”

Cosí, fra risate e superstizioni, é finita la cena e si é aperta l’ora delle danze. E quando ci siamo alzati per andare tutti in pista mi sono resa conto che c’era ancora un’altra tradizione in atto: i vecchi che ci circondavano indossavano tutti un bel paio di mutande gialle sopra i pantaloni!
“Me le hanno regalate, dovevo indossarle!” Ha commentato la signora Susana.
Vabbé, ma potevi anche metterle sotto, ho pensato io.

DSC03150

Paese che vai…
Buon 2014 a tutti!

2 commenti

  1. mi fai morire da ridere …sei propio brava! … secondo me dovresti scrivere un libro… con tutte le tue avventure…
    una cosa volevo chiederti, se ti capita spesso che tua figlia vomiti nei viaggi perche non li dai una bella pastiglia di gravol?? Anche il mio piccolo ha vomitato nell’andata a mancora..ma al ritorno! yeeeeeeeeee non’e’ succeso niente grazie al gravol ovviamente. Io ero uguale da piccola..bus che salivo bus che lasciavo il ricordino.. mia madre aveva sempre in borsa un limone..me lo faceva annusare..poi quando vedeva che stavo cambiando colore lo sbuciava e me lo faceva mangiare… infatti adesso vado matta per il limone!! haahahaha

    • Grazie Gió! Era proprio quello che avevo bisogno di sentire… Ora ci faccio un pensierino sul libro 😀
      Per il vomito in viaggio penso che proveró il rimedio di tua mamma: io e le medicine non andiamo molto daccordo…

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