Cominciavo a dubitare che ce l’avrei mai fatta ma…oggi lo posso dire: 10 giorni che non allatto piú!

Che il latte materno sia un alimento insostituibile ed un rafforzamento del vincolo madre/figli@, siamo totalmente daccordo; che sia giusto allattare il piú possibile ed evitare un distacco traumatico, siamo totalmente daccordo; che sia il bambin@ a decidere quando é il momento di smettere…beh si, ero daccordo, ma alla fine ho cominciato a pensare che la mia non avrebbe mai deciso!

Io ho praticato l’allattamento a richiesta e, onestamente, sono convinta che sia la cosa migliore. Ho praticato l’allattamento a lungo (quasi 19 mesi) anche se un paio di volte avevo pensato fosse giunto il momento di smettere.
La prima volta, qualche mese fa, perché temevo che mia figlia non sarebbe mai riuscita ad addormentarsi senza “ciucciare”.
Scatenai un dibattito sulla nostra pagina facebook, poi contattai “La Leche League” e, seguendo i loro consigli, continuai ad allattarla senza tante paranoie.
Poi arrivó la tata ed ebbi la conferma che, quando non c’ero, riusciva ad addormentarsi anche senza di me (o meglio, senza la tetta!).

Infine, diverse settimane fa, cominciai di nuovo a sentire la necessitá di toglierle il seno, perché ormai usciva poco latte e alla fine lei si arrabbiava, stiracchiava la tetta in tutte le direzioni e poi cominciava ad arrampicarsi sul mio corpo, sempre con la “bocca piena”.
Se da un lato era uno spettacolo quasi divertente, dall’altro era anche un pó una sofferenza.
Cosí decisi che avrei deciso per lei.
Basta seno. Ma…come fare?

Sinceramente i suggerimenti che mi davano qua mi sembravano i piú sbagliati: dal cospargere il seno con limone (qualcuno – e preferisco non dire chi! – arrivó addirittura a suggerire il rocoto – un peperone piccante tipico del Perú – ), allo sparire per una settimana, lasciando la piccina fra le braccia di qualche parente lontano che le avrebbe fatto dimenticare la “puppa di mamma”. 
Eh no, mi dispiace ma questi metodi traumatici ed arcaici non fanno proprio per me.
Quindi alla fine decisi di usare semplicemente la ragione: mia figlia era sufficientemente grande per “comprendere”, allora le parlai con dolcezza, le dissi che quelle sarebbero state le ultime volte e poi “la puppa” sarebbe andata a riposare, mentre noi avremmo trovato un altro modo altrettanto bello per addormentarci.
Adesso la prendo in braccio e le canto delle canzoni. Oppure mi sdraio accanto a lei, ci abbracciamo e le racconto una storia.

E sapete che? Ha funzionato!
La prima volta ha pianto un pó, il giorno dopo ha provato a richiedermi il seno, ma adesso mi dice semplicemente: “nanna”, appoggia la sua testa sulla mia spalla e poi chiede “Pinocchio“, la sua canzoncina preferita tra le mille che ho provato.
Ho tirato fuori un repertorio che mi ha fatto ricordare di quando io ero piccola e mia nonna mi cantava certe canzoni che ho riciclato con piacere e anche con un pó di fantasia, perché naturalmente non le ricordo….

E adesso che torniamo a casa per Natale, la mia nonna sicuramente sará contentissima di potermele insegnare di nuovo!

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