“Ci serve qualcuno che si occupi della bambina“.

Queste erano le paroline magiche che mio marito continuava a ripetere di quando (spesso) in quando (spessissimo). E poi partiva con tutta la serie di vantaggi che ne sarebbero derivati. Per cercare di convincermi, chiaro, perchè io, di mollare l’osso non ne volevo proprio sapere!
Sarà il “trauma da separazione” di cui tanto si parla; sarà che sono malfidata; sarà che per anni ho fatto la baby sitter, ma davvero lasciare mia figlia ad una sconosciuta…assolutamente no!
“Ma non devi lasciarla – insisteva lui – starà in casa con noi e così tu potrai fare tutte le tue cose in tranquillità, senza dover interrompere ogni 5 minuti.”
“In casa con noi?! E tu davvero pensi che voglio vivere con una sconosciuta in mezzo alle…?!”

Insomma, mentre la diatriba sembrava senza soluzione, io non potevo più “lamentarmi” se non riuscivo a finire di fare le cose, se avevo la schiena a pezzi quando arrivava una di quelle giornate “24OreInBraccio O GridoComeOssessa” o che non potevo lavorare se non avevamo dove lasciarla perchè la risposta, naturalmente, era : “Io te l’ho detto.”
Sono sicura che molte farebbero i salti di gioia se gli venisse offerta una “dama di compagnia tuttofare“, ma io purtroppo sono fatta così… 

Poi un giorno, mentre osservavo come la signora che ci aiuta in pasticceria si comportava con la mia piccina ho sussurrato: “Ecco, lei potrebbe essere una buona tata perchè si vede che le vuole bene“.
E detto fatto, il babbo fece un salto di gioia e decise di suddividere la giornata lavorativa della signora nel seguente modo: mattina in pasticceria, pomeriggio a casa nostra a fare la baby sitter.
Dopo una lunga chiacchierata, accurati calcoli economici ed un bel lavaggio del cervello, oggi è stato il suo primo giorno del nuovo lavoro.

La signora si è comportata molto bene, la piccina anche (è venuta a cercarmi solo un paio di volte), la mamma -penso- pure: mi sono ficcata nella stanzetta/ufficio lasciandole a giocare da sole, con la merenda preparata, il pannolino cambiato e lo stato d’animo disposto ad occuparmi solo delle “mie” cose.
Ed effettivamente sono riuscita a fare molto più del solito
Ma chi ha goduto davvero di questa situazione è stato lui, il babbo, che finalmente è riuscito a dormire quasi 3 ore filate senza essere interrotto dalle mie grida isteriche o da sua figlia che gli salta sulla faccia!

Domani si ripete.

Intanto vi lascio un piccolo estratto de “La Tata“, di Melissa Nathan.
Non somiglierò mica a Vanessa, vero?!

«Sai che tipo di tata stiamo cercando?» disse Vanessa a suo marito Dick. «Stiamo cercando una simpatica ragazza con una situazione famigliare stabile, senza vita sociale, un fidanzato a chilometri di distanza, nessun hobby né fobie. Non deve fumare né guardare la tv durante il giorno. Deve avere la patente ed essere ossessionata dai nostri figli – devono essere la sua ragione di vita – fino a che non torniamo a casa la sera; a quel punto dovrà ritirarsi nella sua stanza a fissare le pareti. Deve avere a cuore la loro salute, non la sua. Deve parlare in tono dolce ma fermo, deve avere un diploma di tata professionista, e un’abbondante dose di buon senso. Deve essere altruista, ordinata, cordiale, appassionata d’arte, fantasiosa e pulita, con un’elevata soglia di tolleranza alla noia. E deve stare peggio di me in costume da bagno.»

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