Oggi sono arrivate le scarpette semi-ortopediche.

Da qualche tempo ci eravamo accorti che la nostra “arrampicatrice folle” quando camminava tendeva a mandare i piedini (soprattutto uno) verso l’interno.
All’inizio ci siamo dati tempo per osservare, anche perchè il problema andava un pò a momenti, aggravandosi soprattutto la sera, quando lei, che aveva da poco iniziato a camminare e già voleva correre, era più stanca.

D’improvviso il babbo se ne uscì con una terapia alternativa che sembrava una “soluzione geniale”:
– Dobbiamo invertire le scarpe! –
– E’ una battuta vero?! –
– No, lo raccomandano tutti gli esperti. Qua si usa molto questa tecnica. –
Era serio davvero e io pensavo “ma è scemo davvero?!”
Per convincermi della sua teoria, si mise a cercare in rete, dove trovammo 1 (uno) solo forum in cui 1 (uno) fisioterapista davvero raccomandava questa soluzione. Non mi sembrò una percentuale affidabile e chiusi l’argomento, ma in compenso trovai varie notizie in merito: infatti pare che questo difetto sia piuttosto diffuso e che scompaia naturalmente intorno ai 2 anni d’età, quando i bambini acquisiscono più stabilità ed equilibrio e la formazione dell’arco plantare arriva a completamento. Fino ad allora, dicono sempre gli esperti, non c’è da intervenire.
Naturalmente queste affermazioni rassicuravano, ma quando si tratta dei propri figli diventiamo tutti un pò paranoici quindi, naturalmente, siamo corsi dalla pediatra.

In linea di massima, questa vecchia signora con le mani completamente ritorte per l’artrosi ed un sorriso dolce e giovanissimo, ha confermato le teorie che avevo letto in giro per il mondo. Ci ha rassicurato che non c’era rischio di piede piatto e che, semplicemente, dato che l’arco plantare destro era un pò meno accentuato, il piedino tendeva a piegarsi un pò di più verso l’interno.
I suoi suggerimenti sono stati: dei bei massaggi a pianta e caviglia, (oltre che ai glutei, sul nervo che provoca tensioni alle gambe e che io conosco bene perchè anche a me questi dolorosi massaggi servono tanto!) e poi l’uso di una scarpetta semi-ortopedica un pò alta, che “costringesse” la caviglia evitando un movimento eccessivo.

Decisamente mi ha rincuorato il fatto che non abbia suggerito l’inversione di scarpe, se no mio marito se ne sarebbe senz’altro uscito con un “te l’avevo detto” che non potevo sopportare…

E così andammo a cercare le scarpette semi-ortopediche che, saranno pure “semi”, ma sono brutte come le tutte-ortopediche!
All’inizio non volevo rassegnarmi all’idea di doverla portare in giro con quelle zattere ai piedi e continuavo a passare da un negozio all’altro mentre lui, armato di santa pazienza, mi continuava a seguire ripetendo che non c’era speranza. E aveva ragione. Purtroppo le scarpette curative qua sono davvero tutte bruttine…
Così ho dovuto fare buon viso a cattiva sorte, pensando che in fondo è una cosa passeggera e che l’importante è soltanto che si risolva questo piccolo problema.
Ho scelto le meno peggio (secondo il mio gusto, chiaro!) che, guarda caso, avevano marca italiana ma vera pelle made in Peru e poi le abbiamo provate. Aiuto!
Il mio grillo salterino non riusciva più a muovere un passo!
Davvero i suoi piedini devono abituarsi a questo nuovo stivaletto e dovremo farlo poco a poco…

“Sperem ben”, direbbero i miei amici veneti!

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