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Arequipa-Lima 16 ore. By bus.

Sempre per causa di forza maggiore, sono stata costretta a mettermi all’anima una partenza immediata e non calcolata per Lima.
E dato che senza passaporto non ti fanno salire sull’aereo, e che il mio viaggio era proprio votato al recupero di quel passaporto, ecco che l’unica soluzione era viaggiare in bus.
All’inizio quelle 16 ore mi turbavano un pò, soprattutto perchè pensavo che in quel lasso di tempo avrei potuto fare a/r in aereo, terminare le pratiche in Ambasciata e non rimanere lontana dalla mia bambina così a lungo. Perchè in realtá era la prima volta che mi muovevo da sola e passavo la notte lontana da lei.
Ma dato che un’alternativa non c’era, ho cominciato a farmi l’idea di dover accettare quella sfacchinata su quattro ruote.

E improvvisamente mi sono ricordata dell’ultimo viaggio in bus fatto da sola, tanti anni fa, proprio della stessa durata: 16 ore per spostarmi da Barcellona a Santiago de Compostela.
Ero appena rientrata dagli States, ospite della mia cara amica Sonia nella sua casetta vicino al Raval, un barrio cosí pieni di ricordi per me… Ormai decisa a trasferirmi finalmente e definitivamente nella mia amata Spagna, ero atterrata direttamente lí e avevo cominciato subito a cercare lavoro, quando scoprii che un’altra cara amica (mia coinquilina a Valencia ma ormai adottata dalla cara vecchia Inghilterra), era rientrata nella sua casa di A Coruña per un paio di settimane.
Non potevo perdere l’occasione di rivederla dopo tanto tempo e conoscere così anche quella parte della penisola Iberica che mi mancava: il bellissimo nord.
Inoltre a quell’epoca non mi facevo assolutamente problemi a viaggiare per giorni interi, con lo zaino in spalla e come unica compagnia: un buon libro. Perché non si puó partire in viaggio senza un libro, un lapis per sottolineare e un quaderno per prendere appunti.
Il libro che scelsi per l’occasione fu “Brida”, di Coelho.
Pescato quasi a caso nella libreria di Sonia un attimo prima di partire, si riveló  una gran bella compagnia e un ottimo stimolo di riflessione per me che, a quell’epoca, giocavo ancora a fare la strega…

Alla fine di quel viaggio peró mi sentivo davvero esausata: con le gambe rattrappite, il culo schiacciato, il sole estivo che entrava forte dal finestrino in un autobus senz’aria condizionata e in cui alla fine viaggiavo ormai da sola con l’autista. Quasi quasi nemmeno il panino con jamón serrano e il pensiero di poter pestare il cammino di Santiago bastava più…
E invece alla fine ne valse davvero la pena e la conchiglia di Finisterre campeggia ancora come un trofeo sulla libreria della mia stanza da ragazzina.
Allora é possibile che anche questo viaggio si rivelerá qualcosa di buono, magari porterá una sorpresa o forse semplicemente si rivelerá qualcosa di costruttivo.

Così la prima cosa che metto nello zaino è la bozza del mio libro, sai mai che mi arrivi l’ispirazione e decida finalmente di terminarlo… allora serve anche una collezione completa di penne (non sia mai che mi ritrovo con ispirazione ma senza inchiostro!) e un quaderno NUOVO.
Poi naturalmente mi porto anche un altro libro, uno vero, di quelli già editi, con la copertina e le pagine ingiallite dal tempo.
Vorrei avanzare con Metagenealogia” di Jodorowsky ma é davvero troppo grosso; potrei portarmi “Il risveglio della Dea” di Vicky Noble ma alla fine scelgo invece “El guardian de los dioses“, un libro quasi sconosciuto, scritto più di 20 anni fa da Victur Tupa.
In realtá lo avevo già letto anni addietro, ma ricordo che mi aveva lasciato un sapore così buono in bocca, che sicuramente sarà piacevole ritrovarlo.
E invece non ho aperto una sola pagina: il viaggio in bus si è rivelato preparato nei minimi dettagli e alla fine mi sembrava quasi di viaggiare in aereo…

Sui sedili inclinabili a 140* ci aspettavano un cuscino, una coperta e una rivista dell’impresa Cruz del Sur.
Appena saliti a bordo lo steward ci ha offerto da bere, poco dopo la cena, il bingo per vincere il passaggio di ritorno, un film accompagnato da una bevanda calda e poi si sono spente le luci. E Buonanotte mondo.
La mattina dopo ci hanno svegliati con la colazione, caffè fumante (naturalmente di quello solubile) e via un cartone animato. Neanche il tempo di finire ed eravamo già nella capitale...
Insomma, alla fine mi hanno fatto sentire così comoda che ho deciso di ripetere la giornata di viaggio e me ne sono tornata a casa di nuovo sulle ruote, tranquilla. Sempre con la speranza di avanzare nelle mie letture e/o scritture e invece NULLA: mi sono lasciata travolgere di nuovo dal “ritmo serrato” della compagnia di bus e non ho scritto niente piú che 2 pagine, mentre non ne ho lette nemmeno 1…
Sono invecchiata, impigrita, schiavizzata dalla comoditá o addirittura ho perso lo spirito d’avventura?

Non lo so, dovró pensarci seriamente, ma intanto sono sicura che sentire il sole di Arequipa così caldo e bello, vedere la faccia della mia bimba che mi aspettava alla finestra sorridente e sentire l’abbraccio di mio marito che non ho visto per un paio di giorni, mi ha fatto sentire così emozionata che non ho potuto evitare di citare un altro grande capolavoro che é “Il Mago di Oz“:

There’s no place like Home!

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