Ed eccoci al momento del primo spavento!
Che quando si tratta dei figli degli altri siamo tutti bravi a dire: “I bambini sono di gomma, non si fanno niente”, ma quando poi tocca a voi…vi ci vorrei proprio vedere!
Io penso di essere diventata verde, rimasta senza fiato, aver chiamato mentalmente pediatra, ambulanza ed elicottero di soccorso, essermi caricata addosso i sensi di colpa di tutte le madri dal giorno della creazione ad oggi e, alla fine, sciogliere tutte le tensioni in un pianto liberatore.
Cos’era successo?
Praticamente nulla: la piccina è rotolata direttamente dalla poltrona al pavimento proprio come una pallina, sbattendo leggermente la faccia per terra. Almeno credo. Perchè io in quel momento non c’ero!! Ah, madre snaturata!

Era una di quelle giornate in cui sembrava che niente potesse attirare la sua attenzione o interessarla sufficientemente come per staccarsi dalle mie braccia per più di 15 secondi senza gridare disperata. E questo disperava anche me, che con la scimmia attaccata al petto non potevo fare poi tanto. Non che volessi fare chissachè…ma almeno prepararle la pappa, questo si, dovevo.
Così ebbi finalmente la brillante idea di usare il suo amato giochino/palestrina, quello con gli animali che vanno su e giù come idioti (che poi son sicura di aver riconosciuto una scimmia ed un pappagallo, ma il terzo animale per me resta ancora un mistero…) e che mia figlia adora bloccare con una mossa di karate, anzichè vederli girare su loro stessi come ossessi. Bene, ho provato a piazzarla sotto questa cosa dai colori psichedelici e HA FUNZIONATO!
Si è emozionata tantissimo, ha cominciato a scalciare ed allungare le manine per prendere le povere bestiole per la coda e io ho pensato: “è fatta!”

L’ho sistemata per benino sulla poltrona ed ho dimenticato di metterci sotto l’enorme cuscino bianco che uso sempre, “just in case”. E naturalmente, come da perfetta legge di Murphy, quello è stato il “case”.
Ho sentito uno strano grido secco e fortissimo. Ho risposto con un grido interrogativo dalla cucina e quando ho ricevuto, in cambio, un altro rantolo assurdo, ho capito che qualcosa non andava: son corsa in salotto e l’ho trovata lì, a 4 zampe, che mi aspettava a bocca aperta, senza una lacrima e con gli occhi spalancati.
Appena l’ho presa in collo ha cominciato a piangere disperata, ma per fortuna è passato in fretta e soprattutto non si era fatta niente. Anche se io ho avuto davvero paura.

Però, in realtà pare che tutti abbiano in magazzino il racconto di almeno una volta in cui “mi cadde mio figlio” o, peggio ancora, “Ricordo quando mi cadde il figlio di Romolo…” ops!

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