…e continuano le gitarelle fuoriporta: si va a Firenze!

Certo, più che una passeggiata di piacere è stata l’ennesima pippa da sbrigare e, naturalmente, non risolta.
Ma noi ci godiamo lo stesso il sole che carbonizza la carrozzina, i turisti che ci intralciano il passo a centinaia, la poppata camminando per strada con la mia pulce appesa come una scimmia; il caffé nel bar extralusso (naturalmente offerto) in cui parcheggiamo noncuranti le nostre 3 ruote motrici, gli 11 euro e 11 centesimi di parcheggio (11 centesimi?!) sperando di non dover poi aggiungere anche una multa ben più cara per aver viaggiato magari 15 mt. in una corsia preferenziale, controllata da un’implacabile occhio telematico che registra tutto e punisce senza pietà. E ci godiamo anche il fatto che al consolato dovremo ritornare ancora. Come al solito.

Si, perché c’è sempre un problema o un errore o un orario sforato in queste storie di documenti e scartoffie che tirano avanti quasi all’infinito. Io e babbo ci eravamo già passati con i documenti per il matrimonio, che poi devi farli tradurre, poi legalizzare, poi riconoscere, poi bollare, bollire, sbottare e via così. Adesso, purtroppo, stessa storia per dare la doppia cittadinanza alla nostra piccola, perché nessuno può avere vita facile, che sia ben chiaro fin da subito! Chi è lei? “Gordita Princesa” (che già il nome di mia figlia è abbastanza inconfondibile cerdetemi) ah, ma questo cognome…no no, io ho una “Gordita Princesa” con un cognome simile, ma non è lo stesso. E simile significa che coincide il primo cognome ma non il secondo.

Mi spiego: in alcuni paesi – tra cui quello di mio marito –  i neonati, per legge, prendono sia il cognome del padre che quello della madre (che sarebbe anche giusto visto il culo che ci facciamo, no?!) mentre qua in Italia si copia paro paro il cognome paterno.
Ed ecco allora che mia figlia diventa magicamente due: ebbene si, abbiamo un problema di doppia identità da risolvere tramite il Ministero, la Prefettura, il consolato ed anche la ASL diventa un casino.  
Ricordo che una volta avevo firmato una petizione per la “Libertà di scelta per il cognome dei propri figli”: la mia amica aveva un compagno portoghese con 4 cognomi e mi sembrava un caso alquanto disperato…così come l’altra amica che, per fare prima, non aveva fatto riconoscere il figlio e solo diversi anni più tardi si era sposata per dargli anche il cognome del padre.   Ma sinceramente tutto questo mi pare eccessivo.
E dunque eccoci qua, a fare le cose in regola: mano alle marche da bollo e via, altro giro altra corsa!

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