Sapore di Francia e di ricordi

Mangiare la fondue per noi è sempre stato un evento, perchè era troppo divertente usare questo attrezzo arrivato a casa nostra probabilmente durante gli 80’s e riesumato in questi giorni dopo secoli che non usciva dalla sua scatola…

Il set per fonduta fu un regalo dello “zio d’America” che, nella nostra famiglia, era invece lo zio di Francia, Santo, il fratello di mio nonno, che partì in cerca di fortuna nel dopoguerra e finì per stabilirsi con tutta la famiglia nel nord del paese. Ogni volta che veniva a trovarci, lo zio che ormai parlava solo un “mélange” di lingue (come diceva lui), ci riempiva di regali tipici: bottiglie di colonia da litro, liquori all’anice, pacchi e pacchi di zollette di zucchero! Una meraviglia che all’epoca era quasi introvabile in Italia e che mi faceva immaginare quanto invece fossero moderni e avanti i francesi…
Chissà, forse è nato da lì il mio insaziabile desiderio di viaggiare e di conoscere, proprio a partire dalla Francia, che ho visitato per la prima volta all’età di 3 anni – con la scusa di andare a trovare il sacro zio – e che poi divenne la nostra meta fissa per le vacanze estive durante una decina d’anni circa!

Infatti, mentre i nostri compaesani andavano al mare a Viareggio, al Lido (di Camaiore) o addirittura al Forte (dei Marmi), io e la mia famiglia partivamo invece per trascorrere il mese d’agosto in Costa Azzurra. A cominciare da Cannes, ci spostavamo ogni anno lungo la costa nel paese limitrofo.
Erano gli anni del boom e dell’abbondanza; Prato era considerata una città ricca che ad agosto chiudeva per ferie e si svuotava. In blocco. Per un mese intero. Tutti gli abitanti si trasferivano nelle case al mare che gli industriali possedevano e gli operai, invece, affittavano, spesso da un anno all’altro, insieme all’ombrellone e alla cabina del bagno che vedeva crescere i loro figli. Insomma, Prato era la rappresentazione vivente della canzone di Mogol “Stessa spiaggia, stesso mare”. Per tutti tranne che per noi.

Parigi 1980. Io e mia mamma

Non perchè fossimo anticonformisti o snob, ma semplicemente perchè mia mamma in vacanza voleva “farsi altamente i fatti suoi e – testuali parole – essere sicura di non incontrare nessun volto conosciuto”.
I miei non erano ricchi, non appartenevano ai vari circoli degli industriali e non frequentavano i loro eventi, ma li conoscevano tutti perchè possedevano una delle migliori boutique della città ed essere clienti della Nila, ad un certo punto, era diventato un Must proprio come andare in vacanza al Forte. E lei, invece, andava in vacanza in Cote d’Azur, dove incontravamo anche il sacro zio che veniva a salutare la figlia trasferitasi a St. Maxime; scoprivamo calette meravigliose; andavamo a parchi acquatici che in Italia ce li sognavamo, così come la spiaggia libera in cui si potevano portare anche i cani (sembrava che tutti i francesi avessero un cane nascosto nella borsa), e le spiagge nudiste che, all’inizio, scioccarono un po’ anche noi, diciamo la verità.


Noi andavamo in vacanza in Costa Azzurra e facevamo colazione con la baguette burro e Nutella (alla faccia del colesterolo), pranzavamo a sacco in spiaggia e per merenda prendevamo un glace o les frites che mio fratello ordinava alla baracchina anche per me che mi vergognavo a parlare in francese (e questo non capisco davvero perchè, ma non è mai cambiato).
Noi andavamo in Francia e mangiavamo le moules, gli spaghetti scotti e tagliati, i tagliolini conditi con il sugo d’anatra preso direttamente dal piatto dell’anatra, la pizza reine che veniva con un uovo scocciato nel mezzo, a crudo. E la fondue. Oggi, 30 anni dopo,

per la prima volta anche mia figlia ha mangiato la fondue.

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