Sconvolta? Arrabbiata? Delusa? Più che altro triste e perplessa per l’accaduto a scuola.

L’ennesimo problema che porta al bisogno di riunioni straorinarie dei prof e ovviamente al confronto con le famiglie.
Pochi giorni fa un ragazzino di 12 anni ci ha avvisato che gli erano spariti i soldi dalla tasca. Esattamente 130 euro. Cifra esorbitante da portare a scuola, certo, ma ha spiegato che erano un regalo del padre per il suo compleanno, che aveva dimenticato di lasciarli a casa e dunque erano rimasti nel giubbotto.
Nessun dubbio che il “ladro” fosse un compagno di classe perchè è proibito l’ingresso dei ragazzi in aule che non siano le loro ed i professori sono sempre lì a sorvegliare, anche durante la ricreazione.
Dopo una ricerca accurata (abbiamo svuotato i cestini della spazzatura e chiesto a tutti di controllare nei loro zaini e giubbotti) abbiamo minacciato di chiamare la polizia se il denaro non fosse “ricomparso” prima dell’ultima ora, nella stessa tasca da cui era sparito, nel giubbotto che avremmo lasciato appeso fuori, lontano da sguardi indiscreti.

Ho parlato di ennesimo problema perchè nelle due settimane precedenti avevamo dovuto confrontarci con:
– un caso di cyberbullismo in stile classico – due compagni che mettono in difficoltà un terzo, lo filmano e minacciano di pubblicare il filmato se non accetta condizioni tipo pagare le merende, regalare la bici eccetera –
– un caso di “pornografia scolastica” – ragazzine che raccontano esplicitamente le proprie esperienze in quaderni che circolano durante le lezioni e si scambiano foto delle suddette esperienze via whatsapp, fra compagni –
Già questo mi sembrava abbastanza, invece no, poco dopo eccoci a fare i conti anche con la questione del furto, proprio mentre in classe stavamo facendo un percorso sulla legalità ed avevamo anche invitato alcuni esperti per dare conferenze.

Dopo le riunioni in cui si decide il da farsi e come muoversi, è il momento di chiamare i genitori e raccontare tutto. Se per le madri delle ragazzine il sesso è parte della vita e non è grave se lo scoprono – troppo – presto (facendone però bella mostra sui social ed occupandosene magari durante le interrogazioni), i genitori dei bulletti di turno si lanciano invece addirittura in una minaccia velata agli insegnanti: ma se i malfatti accadono fuori dall’orario scolastico, voi perchè vi impicciate? Non sono cose che vi riguardano.
Adesso però, l’educazione che questi “signori” stanno dando ai propri figli riguarda anche noi professori invadenti e probabilmente troppo preoccupati per il futuro di questi giovani, perchè il furto è avvenuto IN CLASSE. Un baldo giovane ha deliberatamente deciso di far sparire i soldi di un vicino di banco, un compagno, perchè la parola amico chissà per loro cosa significa…

Quindi mi sento triste, perchè il nostro preoccuparci di questi adolescenti non soltanto per insegnargli il Teorema di Pitagora o la Divina Commendia ma magari anche qualche valore, è considerato un impicciarsi dei fatti altrui e anche un fastidio.
E resto perplessa perchè mi chiedo cosa insegnino alcuni genitori – non tutti, sia chiaro – ai loro figli.
Di una cosa però sono certa: educazione e rispetto si imparano (o no) in casa. Pensiamoci, prima di dare sempre la colpa alla scuola.
E intanto io, un occhio indietro e uno avanti, continuo a pensare: Ho lasciato situazioni che sembravano estreme, ma…

Quali sono, davvero, gli estremi?