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Progetto ColoriAmo

La mia prima intervista

Perù

Nadia é una ragazza sarda che vive a Lima.

Ci conosciamo solo via web ma condividiamo pensieri e sensazioni di questa vita nelle terre andine. Poi un giorno mi chiede: posso farti un’intervista per Amiche di Fuso?
Ma certo! E per chi non l’avesse ancora letta, eccola qua.

Written by Nadja Perù

E’ successo per caso. Amiche di amiche ti dicono che conoscono una italiana di quelle forti, super attive e anche simpatiche, che scrive un bel blog , che ha una bimba della tua età ma che sopratutto vive in Perù! La contatto subito no? La volevo incontrare immediatamente, bere un caffè  e far giocare le bambine. Tutto smontato! Io da ingenuotta pensavo che il Perù si riducesse a Lima, e invece esistono anche altre città (ma và?!). E lei vive a qualche ora di volo da qui. E si, il paese è grande! Comunque la forza della tecnologia è dalla mia parte, e gli scambi di mail diventano una intervista! Ve la presento:

Valentina é toscana, nata a Prato a fine anni ‘70. Laureata al DAMS, ha vissuto fra palcoscenici e videocamere rincorrendo l’arte dall’Italia alla Spagna, dalla Colombia agli Stati Uniti, dove ha fatto parte del Living Theatre di New York fino al 2008. Attualmente vive in Perú, dove lavora come insegnante di lingue per bambini ed organizza laboratori artistici nelle scuole, mentre continua a chiedersi cosa fará da grande.  Scrive da sempre per passione, per altri (traduce e revisiona bozze per Piemme), spesso lo fa di nascosto e di preferenza con carta e penna. Nel 2012 ha aperto un blog per raccontare la sua nuova vita da mamma e nel 2016 ha deciso di rendere pubblica per la prima volta la sua fiaba “Killa, la stella principessa”, scritta in omaggio a sua figlia.

Hai girato tanto, quale è stato il “trasloco” che ti ha dato il più grosso “cultural shock”?!

Sicuramente il mondo latino è quello in cui ho trovato più differenze a livello culturale.
La Colombia è stato il primo paese del Sud del mondo che ho conosciuto e dove ho sperimentato, per la prima volta, il senso di mancanza di libertà totale. Il livello di sicurezza, infatti, era talmente basso che anche prendere un taxi diventava un’impresa; prima di entrare all’Università o al supermercato ci perquisivano alla ricerca di armi e per andare dal medico dovevamo parcheggiare l’auto sul confine della “zona sicura” per poi proseguire in bus. Ma poi la natura, l’educazione della gente e l’incredibile attività artistica del paese (io lavoravo al Festival Iberoamericano de Teatro di Bogotá, uno dei più importanti al mondo) facevano dimenticare tutto!

Il Perú, invece, è stato uno shock per altri motivi: innanzitutto sono arrivata qui direttamente da New York, e tu meglio di altri puoi capire che passare da una super metropolitana aperta 24 ore a una combi (i classici “bus” sudamericani) traballante e stipata di gente, un po’ di scompiglio lo provoca, ecco…

Ma soprattutto, quello che ancora non riesco a comprendere fino in fondo è la degenerazione di un paese in cui, per esempio, ci sono 4000 tipi di patate diverse, quinua a volontà, eppure la maggioranza della popolazione è obesa, soffre di diabete e muore d’infarto, ma continua lo stesso a mangiare nei fast food. Un paese con una tradizione spirituale incomparabile, in cui ci sono piante medicinali per qualunque disturbo, dove pero’ le nuove generazioni vivono alienate fra videogiochi ed abuso di alcool e si consumano più medicine che gli Stati Uniti. Un paese che nasce con il culto dellaPachamama e in cui oggi, invece, ci si fa il segno della croce almeno 25 volte al giorno. Insomma, diciamo che i risultati della globalizzazione probabilmente qui si manifestano nel  loro aspetto peggiore…

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Io sono appena arrivata in Perú (ok un anno ma ci sto lavorando). Dammi qualche consiglio!

Mmm… questa è una richiesta difficile perché, come abbiamo avuto modo di constatare, viviamo nello stesso Paese ma è come se fossimo in due mondi diversi. (Arequipa vs Lima, per la cronaca)

Però penso che, in generale, ci siano regole di sopravvivenza applicabili in tutto il Perú:

  1. Butta via l’orologio! Non ti aspettare mai che le persone arrivino puntuali ad un appuntamento, sia di piacere o per lavoro. Il termine “ahorita” indica un periodo variabile fra i 30 minuti e le 3 ore. (questo, come sapete, lo avevo capito)
  2. Per strada stai sempre in guardia: il pedone non solo non ha mai ragione, ma è anzi il bersaglio che vale più punti. Nemmeno la polizia ti aiuta ad attraversare.Se invece hai il coraggio di metterti alla guida di un’auto, allora ricorda che l’unica regola da rispettare all’incrocio è: vince il più forte.
  3. Si=No. Mi spiego: mai e poi mai un peruviano avrà il coraggio di dirti “NO” a qualunque tipo di richiesta, dalla più banale al lavoro più complicato, ma in realtà il 99.9% delle volte non ha la minima intenzione di rispettare quello che ha promesso. Allora, semplicemente, sparirà nel nulla.
  4. Se pensi che, mentre sei fuori, potresti avere il desiderio di ascoltare un po’ di musica straniera, portati dietro l’ipod perché qui raramente ti capiterà di ascoltare qualcosa che non sia reggaeton o cumbia, rigorosamente a volume ammazzatimpani…
  5. Preparati per la festa. Non importa quale, come e dove. Qui c’è sempre una festa e un motivo per lanciare fuochi d’artificio, ballare e ubriacarsi.

Potrei continuare ancora con la lista, ma… tutto il resto è noia!

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Sei sposata con un peruviano, quali sono le differenze culturali con le quali ti sei scontrata all’inizio e che  magari adesso fanno parte della routine?!

Ooh! Finalmente posso tirare fuori il lato positivo!
Sicuramente convivere con qualcuno che ha idee e abitudini tanto diverse dalle tue, non è mai facile. Per fortuna l’avevo già lungamente sperimentato dagli anni dell’Università in poi e questo mi ha aiutato molto, ma crescere un figlio è un’altra cosa…

(Si, perché Valentina é anche madre di una bambina di “quasi 5 anni”) (Ndr)

Spesso non ci rendiamo conto di quanto i nostri modi di fare, le nostre abitudini, siano strettamente legate alla cultura di appartenenza: dalla tavola, all’educazione, ai modi pensare, tutto è differente. Anche usanze e credenze, (per questo nel mio blog ho inserito anche la pagina “credenze e tradizioni”); ma un “bambino misto” è un insieme di entrambe queste culture e quindi non possiamo fare altro che accettarle e integrarle nella nostra realtà. E allora il mondo si spalanca: vuoi mettere il bello di unire la mitologia greca con quella incaica?! Già mi immagino l’incontro fra Minerva e Mama Ocllo

Comunque, per vivere bene in famiglia bisogna sempre arrivare al punto d’incontro, fino a che diventa automatico. Allora un giorno si mangiano gli spaghetti al pomodoro e il giorno dopo Rocoto relleno; la fiaba della buona notte si legge una sera in italiano e quella successiva in spagnolo. E così via.

Tu hai sempre lavorato in ogni posto in cui sei stata. E’ stato facile in Perú o ti sei dovuta reinventare?

Io sono sempre stata brava a reinventarmi… ma in Perú è stata persino TROPPO facile! A parole loro: perché qui c’è poca “formalità”; a parole mie: perché qui c’è poca serietà.

Per esempio, a New York lavoravo come insegnante di lingue in una scuola per bambini da 0 a 8 anni che, naturalmente, prima mi ha obbligato a seguire un corso di formazione specifico per imparare il loro metodo e poi mi ha fatto un contratto regolare. Qui, invece, ho lavorato in tante scuole diverse, insegnando indistintamente italiano o inglese a bimbi e ragazzi dagli 1 ai 17 anni. Nessuno mi hai mai chiesto la laurea e, ovviamente, non mi hanno mai fatto un contratto.

Ma soprattutto ho cambiato un’infinità di lavori diversi: ad Arequipa ho fatto la guida turistica nei musei; l’agente immobiliare; la responsabile marketing in un’azienda di sicurezza elettronica. Insomma, diciamo che ormai son pronta a tutto!

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So che hai scritto un libro e pubblicato in ebook! Raccontaci un po’!

Sì, io per la scrittura ho una vera passione (lo avrete già notato da quest’intervista logorroica…) e in realtà di cose scritte con la mia firma ne ho un sacco, ma tutte lasciate a mezzo o ben nascoste. Ci sono due romanzi a cui manca il finale (solo su carta però, perché nella mia testa ce l’ho eccome!); una raccolta di fiabe che è in fase di stampa da una casa editrice peruviana; e poi quello di cui parli e che tu hai già letto: Killa, il mio racconto creativo.

Se volete conoscere tutte le vicissitudini di questa storia, dovrete andare a leggervele nel mio blog, alla pagina “Progetto Coloriamo” (https://unoceanoperculla.com/progetto-coloriamo/) in cui troverete anche il link per sostenere la raccolta fondi per la pubblicazione, perché un libro “da fare” (ci sono attività creative di tagliaecuci, colora, disegna e inventa) non si può leggere in ebook: bisogna averlo in mano, in carta e inchiostro. E presto sarà pronto!

Dopo tanti anni che lo tenevo nel cassetto, alla fine ho deciso di tirarlo fuori, e devo dire la verità, da una parte mi spaventa un po’ l’idea che la gente possa leggerlo, criticare e giudicare; ma dall’altra è stato come abbattere una parete e ora spero finalmente di compiere l’incompiuto e poi di continuare a creare,creare,creare,creare e…creare!

Che ve ne pare? Non vi sembra un peccato che io non la possa incontrare dal vivo?! Ma non è mai detto! La convincerò a venire a Lima sicuramente!

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Il mio primo libro

http://www.pdf-tools.com

E alla fine l’ho fatto.

Ho aperto il cassetto degli scritti segreti ed ho tirato fuori il mio primo racconto: l’avventura di Killa. Scritto secoli fa, avevo già deciso di autopubblicarlo, ma non trovavo lo stesso il coraggio perché probabilmente non ho davvero fiducia in me…
Un giorno però, quando una casa editrice peruviana si dichiarò così entusiasta di un mio racconto breve da chiedermene altri sei, ho pensato: “ma insomma, se le mie righe piacciono anche scritte in uno spagnolo ottimo ma non certo perfetto, perché non dovrebbero piacere i pensieri espressi nella mia lingua madre?!”
E si, penso che questa sia stata davvero la spinta che mi mancava.

Allora ho cominciato a muovermi: prima di tutto ho scelto un sito di edizioni online che permettesse anche la stampa ad un giusto prezzo. Il primo passo (obbligatorio) era pubblicare l’opera come ebook e l’ho fatto, anche se non ha molto senso leggere su uno schermo una storia in cui il lettore é chiamato ad agire con colori, colla, stoffa, penna e tutto quello che la fantasia ti dica… Perché il mio libro é “interattivo” e la speranza é vedere come altre persone lavoreranno sulla mia immaginazione.

Sogno di vedere un’orda di gente che scarabocchia sulle mie righe, vorrei creare un movimento di fantasia e creativitá, ma per questo ho bisogno di promuovere, del passaparola, e soprattutto che la gente sappia che questa cosina esiste. Il metodo migliore per cominciare a diffonderlo mi é sembrato allora il crowdfunding e via di nuovo in moto: ho scelto un sito di raccolta fondi che mi piacesse ed ho creato il mio progetto.

Purtroppo sono lontana e non posso mettere fra le ricompense letture pubbliche per gruppi di bambini (e non) con la voglia di far volare la fantasia, ma ho cercato comunque di pensare a qualcosa di giusto, equo e solidale se volete. Spero che vi piaccia e soprattutto spero che avrete tanta voglia di appoggiare il mio progetto!! Potete farlo qui, oppure potete comprare il libro su Amazon, Itunes, LibreriaRizzoli.
E per maggiori dettagli, visitate la pagina ProgettoColoriAmo 

Grazie!

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